16 Strumenti per la Gamification

Per festeggiare il mio nuovo titolo della settimana, autonominato, Social Gamification Dwarf , in onore a WOW, copio incollo sul blog qualche tool che mi è capitato di valutare in questo ultimo periodo. Fatene buon uso e fate “giochi” divertenti (ed in caso segnalatemeli tra i commenti, così li provo.. ).

Soluzioni Open, Free, ad hocs, plugin.

1. Achievements for BuddyPress

Achievements for BuddyPress è a un plugin interessante per chi già sta lavorando con BB. Il loro about in due righe spiega tutto:

Achievements gives your BuddyPress community fresh impetus by promoting and rewarding social interaction with challenges, badges and points.

Particolarmente vasta la lista di dinamiche di gioco sulle quali si può lavorare, qui un’immagine sempre rubata da wordpress plugin.

Qui sotto invece un noioso video di intro, andate direttamente a 6min.

2. WordPress Answers

WordPress Answers è un plugin a pagamento che implementa un tamplate basato su domanda e risposta (Q&A) ed una serie di meccaniche di gioco. In base alle risposte date e alle domande aperte si possono assegnare agli utenti badge e livelli. Esattamente come su stackoverflow.

Stiamo utlizzando questo plugin su un paio di progetti di Uncle Pear: sembra essere un buon alleato per tutti i progetti che vanno dalla customer care, al KM, all’idea generation.

Le meccaniche di gaming così come appaiono appena dopo l’installazione sono abbastanza rigide: basate cioè solo sulle interazioni primarie come n di post e n di risposte. Lavorando un pò si possono collegare altri indicatori, legati al profilo o altri dati generati dall’utente.

Trovate una demo qui ed una review qui.

3. OSQA

 OSQA è l’alternativa free (sempre open) a WP-Answers. Se già la versione WP sembra aver preso molto da stackoverflow, OSQA direi che ne è l’esatta copia.

4. LaunchRock


LaunchRock mi è sembrata un’ottima piattaforma per “gamificare” il rilascio di un app, un tool online o qualsiasi altro lancio che necessiti un forte hype in poco tempo (peccato però che la durata dell’hype generato diminuisca in fretta).

LaunchRock si è diffuso molto con il lancio di http://vizualize.me/.

LaunchRock assegna alla mail di ogni subscriber un link unico e su questo costruisce una serie di indicatori legati al volume dei suoi sharing: più il link viene condiviso più il ranking del giocatore sale.

In questo modo ogni giocatore/subscribers è incentivato a condividere per guadagnarsi: la promozione, il lancio o l’accesso alla private beta collegate alla promozione.

n.b. in più launchrock ha coniato il termine Earlyvangelists
e solo per questo merita di essere citato (vedi la mia nuova carica ad inizio post…)

Piattaforme a pagamento

Oggi son una dozzina i player di questo mercato, secondo la ricerca di M2 Research fra qualche anno potranno spartirsi 1.6 B$. Il mercato si divide una torta di servizi molto vasta che spazia dall’interno (organizzazione aziendale) all’esterno dell’azienda (marketig, branding,comunicazione), cosa che fin ad ora è successa solo alle suite di social business/enterprise 2.0:

  • fedeltà del brand
  • riconoscimento del brand
  • coinvolgimento delle persone (dell’organizzazione o fra i clienti)

Ho trovato molta difficolta a comparare, testare e provare la loro offerte: la maggior parte di questi offrono una demo solo in call conference. Per questo motivo in questo post ne propongo solo tre, visti in modo più approfondito,  vi rimando a questo blogpost o sul fondo di articolo per la lista completa.

 5. BigDoor, Quick Gamification for WordPress.

BigDoor è una startup che offre tools per “gamificare il tuo blog”.

Grazie ad un plugin per wordpress ed una registrazione su bigdoor.com puoi accedere alle loro api e offrire punti esperienza per ogni interazione utente/blog basata su commenti o check-in.

Big door è quasi magico: installato il plugin non ti resta che decidere i tre parametri e “premere il grosso bottone” (-cit @unlucio ).

In automatico Bigdoor, crea livelli, badge, classi di esperienza etc etc… Tutto può essere modificato grazie alla sua semplice interfaccia admin su wordpress e su Bidgoor.com.

Bigdoor mostra i suoi muscoli su un elemento che, ad ora, non viene nemmeno valorizzato come primario: Bigdoor crea anche un’economia virtuale, sul tuo blog. (sbav!).

In altre parole i punti esperienza guadagnati possono essere “spesi” tra i giocatori e verso il sistema stesso per sbloccare ricompense di vario genere. (spero presto che lo implementino sul mio blog preferito: leganerd.com). Da qui si diramano una serie di opzioni per l’economia virtuale, fra le quali la possibilità di fissare cambi dollari/punti esperienza.

In più dicono cose come questa:

Ultimamente BigDoor si è comprata http://www.onetruefan.com/, altra piattaforma di gamification basata sull’installazione di una barra nel proprio browser.

6. Badgeville

Badgeville è indubbiamente uno dei più grossi player di questo mercato, offre un’intera piattaforma dedicata alle dinamiche di gioco, che chiama “Dynamic Game Engine” DGE. Integrabile con i social media più diffusi, avrete l’imbarazzo della scelta su come arricchire l’esperienza dei vostri utenti.

7.Bunchball

Bunchball  è l’altro grosso player. Anche questo come Badgeville e BigDoor mette a disposizione un’intera soluzione per la gamification.

Bunchball, come badgeville, è altamente integrabile e può essere verticalizzato nelle soluzioni più varie, a mio parere però Bunchball ha un’offerta più chiara, usalo per:

  • Coinvolgere gli utenti
  • Fidelizzare utenti sull’ecommerce
  • Come strumento interno all’azienda

..sembra quindi che si siano letti il report di M2 😉

Seguono gli altri (a me) “oscuri” player

Recuperati sempre dalla ricerca di M2 e da questo post.

8. Gamify buono anche il suo wiki sulla gamification, da consultare.

9. CrowdTwist

10. Cynergy

11. SpectrumDNA

12. Reputely

13. iActionable

14. Scvngr

15. Manumatix

16. Leapfrog Builders

Mi sono perso qualche strumento? Ne conoscete altri? Altre soluzioni all’attivo? Commenti, commenti, commenti! Grazie 😉

Social Media Polveriera: 6 casi BOOM BOOM BOOM!

edit: mi becco un bell’OLD Sound Scape è uscito prima con un post simile al mio 🙂 Comunque l’ho scritto ed ora ve lo beccate lo stesso…

L’italia del ballotaggio in questi giorni è in forte aria di MEME, basta una scintilla e tutto scoppia, proprio come in una polveriera, esplosioni a catena!

Andiamo con ordine, iniziamo dalla politica:

1.#morattiquotes – raccoglie fake quote riferite al sindaco Letizia Moratti.

Il meme inzia su twitter e prende piede dopo il confronto TV, Pisapia Vs Moratti. Confronto che si chiude in notizia da prima pagina su tutti i giornali a causa  delle accuse mosse dalla Moratti contro Pisapia, accuse riconosciute false/fuorivianti dalla stessa Moratti, oggi tutto è (quasi) risolto tra strette di mano, denuncie e videoscuse. link.

La rete prende  spunto dalle parole del candidato per inondare twitter di fake quotes, false citazioni, a nome della Moratti. Risposta di un media digitale ad un media analogico, ah no oggi è digitale pure quello! 😀

2. Red Ronnie Vs. Pisapia

Con questo commento Red Ronnie vince il premio dei premi, il sogno di ogni social media manager, l’incubo di ogni community manager: 80000 commenti al giorno sulla propria bacheca!

Un’invasione che per giorni ha bombardato la pagina del cantante passata da 3000/4000 fan a 20000 di commenti che ironicamente supportano la voce di Red Ronnie, addossando al candidato Pisapia colpe per i fatti più assurdi.

La pagina del cantante oggi è stata moderata, visibili solo i commenti dell’admin.

3. #Sucate il finto quartiere di Milano … – (Twitter trend in Italia)

… lamenta la costruzione di una Moschea in via  Giandomenico Puppa, per voce di Orghi utente in Twitter.

L’utente riceve risposta e supporto dall’account ufficiale di Letizia Moratti che, a quanto pare, non si accorge dello scherzo giocato. L’allegra storia è raccontanta in modo molto dettagliato qua sul ilpost.

In twitter esplote l’hastag #sucate, usata per lo più per descrivere sarcastici disservizi ed festosi eventi nel finto quartiere.

4. Lunarchia (la figlia di Red Ronnie) Vs la rete

In Difesa del padre Lunarchia pubblica un paio di video, il primo è una risposta tagliente alla rete, un’accusa contro tutti gli utenti di #FB impegnati a spammare la bacheca del padre. La videodifesa, a quanto pare non riesce ed anche il video viene floodato di commenti e unlike su youtube.

Per difendere la videodifesa, in una vortice che spinge verso il basso, lunarchia pubblica un secondo video e mette offline il primo. Nemmeno questo secondo tentativo sembra riuscire, oggi solo per questo secondo video siamo a 28399 view e 453 dislike.

5. Gigi d’Alessio e il concerto

Annunciata la presenza al concerto per la chiusura della campagna elettorare della Moratti la pagina di FB del cantante viene invasa da commenti di fan delusi.

Oggi anche questa pagina è moderata, questo permette ad ogni status update di raccoglie qualcosa come 200 commenti e 300 like.

Alla fine Gigi d’alessio non canterà. link.

La reputazione online di Gigi ha comunque qualche problema …

 

6. #dilloaobama (Twitter trend in Italia)

L’ultimo caso, riguarda la nuova hashtag “dillo a Obama” nata dall’ultimo scenario proposto dalla politica internazionale, una frase del premier italiano riferita di sfuggita al presidente americano.

Dillo a obama è un confessionale online aperto a tutti dove ogni persona può rivelare i propri più intimi segreti al presidente USA.

Stats!

 

Il grande business della pace via internet – #i4p #wired @riccardowired

Oggi è lunedì e come ogni buon lunedì mattina gli animi sono infiammati. Il mio pure.

Mi chiedo perchè mai devo entrare in  Twitter e leggere la grande scoperta d’acqua calda:  Internet for Peace è marketing, con tanto di complimenti a Riccardo luna, Wired, Ogilvy ed a tutto il gotha del web italico (strano caso, per la maggior parte, sono anche gli stessi autori di wired ita)

La cosa mi disturba. Veramente un pessimo utilizzo della rete.

La libertà della rete esiste  anche quando un ristretto gruppo di persone si riunisce e si accorda su come influenzare la rete nei mesi futuri?

Siamo davanti al grande circo degli influencer italiani, i sempre presenti a convegni, workshop e seminari, professionisti e manager dalle qualità indiscutibili che riescono a muovere network di carta stampata, network televisivi, contatti, nomi, marchi e masse.

Il concept della campagna è fra i più classici dei social media: sposiamo una campagna sociale per comunicare il nostro brand (o la nostra rivista).

La vera fortuna (bravura) è stata nel portare sotto lo stesso ombrello molti altri grossi marchi, così una campagna di comunicazione (è un costo solitamente) è diventata un ricavo (?).

Collegando il pezzi del puzzle.

I più grandi nomi italiani da un lato si danno battaglia per la libertà della rete, per la morte della rete, per l’estinizione del copyright a colpi di tweet, blog e editoriali. Dall’altra trovano un bel modo per fare una campagna comune che sotto i propri marchi  veicola diversi brand multinazionali, con tanto di pagine e pagine di spazi pubblicitari pensati ad hoc, all’urlo unisono di “Internet è Pace”.

Colpo di scena finale: #i4p è un fallimento (per l’ottenimento del Nobel) ma tra le righe di blogs e tweet si legge un bel “ve l’abbiamo fatta, il nobel non l’abbiamo preso ma il marchio l’abbiamo spinto”.

Qualche altro violino, qualche altra frase dal tono sensazionalistico e ancora viva la rete e viva la libertà.

Quindi.

Non sono d’accordo nemmeno con Mirko Pallera, internet il premio se l’è comunque vinto:  il giorno della nomina del nobel la libertà della rete era nei tweet su Liu Xiaobo.

Oggi Wired toglie Twitter dalla propria home. Perchè non mettere questa come copertina del prossimo numero?

Risposte.

Quella che segue è la risposta di Riccardo Luna alle critiche.

Spero che Wired riesca a recuperare presto la fiducia persa magari con una copertina proprio su Xiaobo. Qui sotto i tweet con hastag #wired .


Dal libro all’ebook – Un nuovo mercato per i libri illustrati?

Qual è il mercato reale per i libri in formato digitale, se cen’è uno? Secondo un report di Forrester, ormai dell’anno scorso (2009), il mercato c’è ed è saldamente legato a quello dei device per leggerli.

Infatti, la diffusione e la riduzione del costo dei device ha, evidentemente, un impatto di tutto rispetto sul mercato degli ebook (potremmo definirli beni complementari?). È un po’ come il mercato delle lamette da barba, in cui i rasoi vengono venduti sottocosto, sapendo che costringono il cliente a un lock-in rispetto alla marca di lamette utilizzata.

A livello globale, gli ebook avrebbero raggiunto il 6% del mercato editoriale globale, secondo il Guardian (e Amazon attualmente vende 143 ebook per ogni 100 libri cartacei).

I dati di mercato sono estremamente interessanti, a giudicare dalle vendite di ebook dei top 15 editori statunitensi.

Sembra quindi che il mercato degli ebook stia diventando sempre più interessante e – addirittura – fondamentale per tutti gli editori. Un settore mi interessa particolarmente: quello degli illustrati. Questo per motivi sia professionali che personali: ho lavorato per due anni nella maggiore casa editrice italiana di libri d’arte e, da sempre, sono appassionato di libri illustrati.

Per questo motivo, sono molto interessato a quello che fanno gli editori italiani online. Non poteva certamente passare inosservata l’ottima iniziativa di Marsilio editore durante l’ultima Biennale di Architettura: il catalogo della mostra internazionale è stato pubblicato, gratuitamente, in formato iPad (è qui su iTunes).

Mi sembra ancora più interessante l’esempio di Phaidon press, che ha pubblicato per iPad il volume Paidon Design Classics. Si tratta di un’edizione di lusso in tre volumi, che ha il prezzo (per il cartaceo) di ben 150€: evidentemente è un libro da coffee table, fuori dalla portata di studenti e ricercatori. Di conseguenza, l’app del libro, venduta a 19$, costituisce un’ottima alternativa per tutti coloro che fanno un uso di reference dei contenuti del volume (quindi non per chi vuole i tre volumi da 1000 pagine sullo scaffale, ma chi deve usarlo per lavorare).

Si tratta in entrambi i casi di applicazioni, non di ebook in senso stretto. Sembra, quindi, che il modo migliore per convertire un layout complesso in formato iPad o iPhone sia proprio quello di wrapparlo in un’applicazione, anche se – dal punto di vista tecnico – potrebbe essere altrettanto funzionale la conversione in EPUB e la pubblicazione diretta del libro su iTunes. SE il formato EPUB consentisse di renderizzare correttamente il layout di un libro illustrato: cosa che, almeno per ora, non sembra possibile.

Oppure no? Se ne sapete di più, fateci sapere.

Dal libro all’ebook – le possibilità per pubblicare su mobile

Quali sono le opzioni per chi volesse pubblicare un libro in formato digitale, oggi, in Italia?

iPad e iPhone, che costituiscono una buona fetta del mercato mobile, utilizzano il formato EPUB, un formato aperto e gratuito per l’editoria digitale. Visto che si tratta di un formato aperto, le opzioni per convertire un PDF in EPUB sono molte e quasi tutte open e aggratis.

  1. Calibre (gratuito, Mac / Windows / Linux)
  2. ePub2Go (gratuito, web-based)
  3. Zamzar (gratuito, web-based)
  4. ePubBud (gratuito, web-based)
  5. Stanza (gratuito, Mac e Windows)
  6. Pages (commercial, Mac only)

Tuttavia, è difficile ottenere una buona conversione in EPUB per un libro illustrato (un layout con testo e immagini).

Un’opzione per la pubblicazione su iPad e iPhone è sicuramente paperlit, azienda leader nella conversione e pubblicazione di contenuti su mobile. Il PDF del libro viene convertito e reso disponibile sull’App store di iTunes (come applicazione singola o come applicazione a subscription), e pubblicato per accesso da browser/mobile in JS e Silverlight.

Ho provato a pubblicare il PDF del capitolo di prova del libro Graffiti Writing, il formato web è online qui. I testi sono stati renderizzati piuttosto male, ma ammetto i miei esperimenti con questo servizio sono stati rapidi e approssimativi. Ritenterò con più impegno. In realtà l’account di prova non renderizza i PDF alla massima risoluzione: la demo ha questa limitazione, anche se non è espressa sul sito di paperlit.

Il pricing del servizio varia dai 200$ ai 600$, a cui va aggiunta una set-up fee di 2400$ circa. È un’ottima soluzione per i libri illustrati: è possibile infatti pubblicare i PDF completi. Le revenues per il publisher provengono dalla vendita dell’app sull’app store, o dalle sottoscrizioni da parte dei lettori.

simplicissimus si propone come alternativa italiana: tuttavia, è piuttosto difficile avere un’idea chiara del pricing del servizio, almeno dal sito.

È un caso interessante anche la startup padpyrus, piuttosto interessante per chi ha uscite frequenti, come i quotidiani.

Il principale concorrente di Apple iPad, per quanto riguarda la lettura di ebook, è sicuramente Amazon Kindle (oltre al device fisico l’applicazione Kindle è disponibile ormai su moltissime piattaforme, tra cui Android, iPad e iPhone). Il problema principale, per chi si occupa di libri illustrati, è il device: in bianco e nero, supporta solo il formato proprietario di Amazon, verso il quale è piuttosto difficile pubblicare i layout originali in PDF.

Il punto di partenza è Amazon DTP, che consente di uploadare i propri file .doc, anche in assenza di un codice ISBN. Rappresenta sicuramente un’ottima soluzione per romanzi, articoli e libri in cui la componente testuale è predominante.

Purtroppo Amazon utilizza un formato proprietario, il formato Kindle: per ora in bianco e nero, con una gestione tutta sua degli impaginati. Guardate come ha ridotto il colophon di Graffiti Writing

Graffiti Writing su Amazon*, convertito per Kindle

*se sei della Mondadori e stai leggendo questo post: non temere, non sto rubando dei soldi a nessuno. Il libro è ormai esaurito e ho pubblicato, come test, solo il capitolo (gratuito) già disponibile online.

Amazon offre due magnanime opzioni all’editore: è possibile scegliere tra il 70% di royalties e il 35%.

In realtà, non si tratta di una vera scelta: il 35% di royalties sul prezzo di vendita si applica nella maggior parte dei casi, mentre è possibile ottenere il piano del 70% (sul prezzo di vendita al netto dei delivery costs, come definiti qui) solamente sulle vendite effettuate negli Stati Uniti.

La complessa gestione fiscale dei pagamenti Amazon fa sì che, per la pubblicazione online, sia estremamente raccomandato avere un tax number americano. È comunque possibile pubblicare anche avendo un indirizzo EU, ma si verrà pagati esclusivamente con assegno (e, in assenza di una posizione fiscale US, Amazon tratterrà il 30% delle revenues come imposte).

Ecco qui la pubblicazione su Amazon del mio fondamentale articolo “Diventare ricco vendendo Viagra”. 😉

Di sicuro esistono altri metodi di pubblicazione. Vorrei riuscire a capire quali sono i più opportuni per i testi illustrati. Voi ne conoscete altri?