Le 5 W Dei Social Network: Quello Che Dovete Assolutamente Sapere

Abbiamo chiesto a Pietro Colella di stilare una lista delle liste. Il post che segue è la collezione dei più classici consigli al buon utilizzo dei social media.

Le 5 W dei Social Network

Sulla rete è possibile trovare tantissimi articoli che segnalano “i 10 consigli per gestire le pagine Facebook” oppure “le 5 cose che dovete assolutamente sapere per creare una pagina Facebook”. Ho deciso di mescolare tutti i consigli trovati rivisitando la mitica regola delle 5W.

#Why, Perché Apparire Sui Social Network

Questa è la prima domanda da porsi! L’obiettivo principale di qualsiasi azienda che voglia apparire sui social netowrk è instaurare una relazione.

  • 1 Avere tanti fan ma non avere una relazione, significa avere zero fan
  • 2 Puntate alla relazione, a coinvolgere le persone
  • 3 Producete contenuti che siano interessanti, che incuriosiscano o divertano
  • 4 Rappresentare una risorsa per i vostri fan

#Where, Dove Iscriversi?

Esistono tanti social network ed ognuno ha le sue peculiarità. Sono tante le aziende che diffondono le proprie informazioni su decine di reti, aprendo tante pagine sul proprio brand e sui prodotti. Pochissime riescono, però, a tenerle costantemente tutte aggiornate.

  • 5 Selezionate accuratamente i portali ai quali iscrivervi e quelli poco interessanti

In relazione alle statistiche ufficiali e ai trend di iscrizione ho deciso di analizzare questi 3 social network ai quali ritengo imprescindibile l’iscrizione:

Facebook:

  • Il più generalista nel quale si veicolano i messaggi in maniera molto informale;
  • Idoneo per creare molto engagement e proporre azioni call-to-action;
  • Si possono tenere aggiornati i fan per ogni iniziativa.

Twitter:

  • E’ frequentato da molte celebrità e persone influenti;
  • Il social network rapido, utilizzato per brevi slogan pubblicitari;
  • Permette di creare un rapido microblogging e di fornire assistenza (ad esempio Tim e Vodafone);
  • Maggiori possibilità di listening in quanto le conversazioni sono pubbliche.

Linkedin:

  • Sicuramente più serio e professionale;
  • Presenza di molti manager e business man;
  • Permette di conoscere più facilmente persone del settore e di confontarsi con loro.

Ho creato una mappa molto intuitiva che raggruppa i più famosi social network in relazione alle varie fasi del processo di acquisto del consumatore (cfr. Ladvige R.J. & Steiner G. A. ,1961 consultabile qui) e agli utenti che tipicamente frequentano il portale.

  • 6 Non condividete gli stessi contenuti su tutti i social network, ognuno di questi strumenti ha un modo diverso di comunicare e ognuno di essi deve sottendere al raggiungimento di un certo obiettivo.

#When, Quando Pubblicare?

Scegliere l’orario è fondamentale per evitare momenti della giornata o della settimana in cui il mezzo è congestionato

  • 7 Il più alto livello di interazione è tra le 22:00 e le 12:00 (ET)
  • 8 Case Study mostrano che dalle 21:00 alle 23:00 è possibile generare su Twitter delle situazioni di micro blogging molto coinvolgenti (qui una piccola ricerca)
  • 9 I contenuti pubblicati al mattino presto (4:00 – 8:00) hanno un numero elevato di interazioni ma, il picco si raggiunge la sera dalle 18:00 alle 20:00
  • 10 Nel week-end c’è il picco di interazioni su Facebook, il venerdì è il giorno peggiore. Al contrario, il numero di retweet è più elevato il venerdì

#How, Come Programmo I Contenuti?
La programmazione dei post è un’attività molto importante dalla quale dipende fortemente il successo della strategia. Ovviamente è impensabile svegliarsi tutte le mattine alle 5 per pubblicare i post su Facebook quindi, sono stati creati a tal proposito una serie di strumenti.

  • 11 Utilizzate la programmazione dei post di Facebook (è molto semplice, potete trovare una miniguida qui)
  • 12 Utilizzate applicazioni per schedulare le vostre attività su tutti i social network, ce ne sono di buoni che sono freeware (alcuni esempi qui)

#What, Che Cosa Posto?

  • 13 Imparate a conoscere il vostro target: se una pagina è piccola spesso il target online uguale a quello offline, se invece è molto grande sarà necessario classificare alcune notizie
  • 4 Utilizzare le impostazioni di Facebook per suddividere i post in relazione alla posizione geografica e alla lingua
  • 15 Gli utenti visualizzano (clickano per informarsi) più facilmente, in ordine, foto, testi e video (qui trovate una intuitivo infografia di Danzarella)
  • 16 Gli utenti rispondono più facilmente, in ordine, ai testi, foto e video
  • 17 Gli utenti condividono più facilmente, in ordine, foto e video

In relazione ai trend che è possibile seguire sui social network si denotano alcune best practices:

  • 18 Generate story-telling per create attorno ai prodotti un senso di magia e di coinvolgimento (alcuni approfondimenti qui)
  • 19 Create “engagement” coinvolgendo direttamente i fan con delle domande o mini giochi
  • 20 Evitate di farlo spesso!!!! L’obiettivo è la relazione (vedi #Why)
  • 21 Generate pochissimi concorsi l’anno, seri e non di breve periodo, la parola d’ordine è fidelizzazione e passaparola (ad esempio https://www.facebook.com/borotalcoofficialpage ha problemi nella gestione di un concorso, Nivea For Man https://www.facebook.com/NIVEAFORMENItalia sta realizzando un concorso che sta ottenendo un enorme successo)
  • 22 Coinvolgete la comunità nella co-creazione di alcuni prodotti
  • 23 Prevedete dei privilegi per i fan, anteprime di prodotti o particolari sconti. Anche in questo caso, parola d’ordine e passaparola!

Scusate se sono prolisso, ma vorrei analizzare anche questo aspetto che non è trascurabile. La semplice iscrizione sui social media è già un segnale del modus operandi dell’azienda.

  • 24 Affidatevi a professionisti (fidelizzazione programmatori o social strategist) per definire e realizzare lo stile della pagina
  • 25 Decidete da subito la modalità di partecipazione alla vita della pagina in particolare il livello di interventismo nelle conversazioni.
  • 26 Taggate sempre il soggetto al quale state rispondendo
  • 27 Ottimizzate le condivisioni per i mobile devices, sono sempre di più i soggetti che in Italia accedono ai social network da mobile.

PICNIC Festival 2012: Let’s Play Togather

Il PICNIC Festival si presenta come uno dei principali punti di riferimento europei per l’innovazione e la creatività.

Ho deciso di partecipare alla sesta edizione con l’idea di accoglierla in pieno come un’opportunità di assorbire le molteplici attività e esperienze per cui è diventato famoso a livello internazionale. Attraverso una due giorni fitta di eventi, attività e possibilità di interazione vengono affrontati i trend del settore tecnologico con un’ottica sempre rivolta alla possibilità di affrontare non solo il lato business dell’innovazione ma soprattutto apporto per il sociale e sostenibilità ambientale.

The New Ownership

Il tema di quest’anno? The New Ownership: the shift from top down from bottom up. Partendo dalla posizione dei consumatori fino alle analisi più ad ampio spettro sulla rilevanza e la consapevolezza degli utenti su Internet la tendenza è ormai emersa: le potenzialità della rete e della collaborazione online e offline permettono di cambiare la direzione di decisioni, influendo su autorevolezza e innovazione sociale e culturale.

 

Se dal punto di vista business e economico è molto più chiaro comprendere come questo cambiamento possa portare un’azienda a interagire con il consumatore – come nei casi di co-creazione del prodotto – ci sono aspetti che hanno ancora una necessità di definizione in settori come democrazia diretta, pubblica amministrazione, educazione.
Il ruolo della tecnologia è emerso soprattutto nella presenza, e nella tendenza in continuo aumento, alla creazione di piattaforme che favoriscono la collaborazione e l’organizzazione interna degli utenti stessi.

Social Capital of Collaborative Platforms

Uno dei primi incontri su questo tema con diversi esempi interessanti in questo campo partendo da Airbnb il noto marketplace di alloggi. Christopher Lukezic fra i primi a portare al centro dell’attenzione l’esperienza del singolo utente all’interno della community con la storia di Moher.

L’intera presenza di Airbnb su Youtube dimostra le scelte e il guadagno soprattutto umano che deriva dalla scelta di ospitare qualcuno a casa propria. Una piattaforma collaborativa diventa rilevante per i membri che ne fanno parte, la maggior parte di queste realtà è effettivamente inserita in un mercato, di servizi e di opportunità di business.

Il forte cambiamento in questa tendenza avviene perché le persone capiscono le potenzialità della collaborazione spinte dalla volontà di collaborare anche offline, da un lato, e quando chi crea i progetti e le piattaforme dona energia come carica principale, energia che viene condivisa e percepita. The Awesome Foundation e Ioby sono solo due dei molti progetti creati per valorizzare il capitale sociale di una community, grazie a iniziative di crowdfunding nel primo caso o con un’attenzione unicamente locale nel secondo.

“If you can’t open it, you don’t own it.”

Questo fra i concetti più interessanti emersi in merito all’invadenza della tecnologia, device, di una cosiddetta “anoressia elettronica” che porta alla dipendenza da device sempre più piccoli, presentata da Bas Van Abel. La sua citazione proviene da Makezine con l’intento di sottolineare il problema della relazione fra proprietà, consapevolezza e partecipazione. Il nuovo trend dei makers porta a vedere le relazioni di causa-effetto in un modo più semplice e con l’idea ben presente che “ownership is interaction“.

Lo spostamento della produzione dei contenuti non è sempre collegato ad una proprietà degli stessi “the old bottom is the new top“.  Doc Searls – autore del libro The Intention Economy – ha messo in rilievo come le grandi aziende stiano organizzando la produzione dei beni di consumo sulla base delle necessità del singolo consumatore, in questo senso una nuova versione di un possibile Cluetrain Manifesto dovrebbe tenere conto della posizione del consumatore e del suo valore.

Emerge quindi un problema di dimensioni sempre più vaste: la gestione e il controllo dei data dei singoli individui presenti nella rete. Tutte le informazioni che vengono raccolte online in modo più o meno consapevole attraverso il passaggio dei contenuti che condividiamo durante una qualsiasi delle nostre attività quotidiane diventa un patrimonio digitale collettivo al quale in pochi hanno ancora pensato: sia in termini di valore effettivo, sia in termini di gestione della proprietà.

I personal data tenderanno in questo senso ad essere una nuova forma di valuta, una dei grandi punti messi in risalto da Marleen Stikker di Waag Society, e allo stesso tempo si tratta di avere un rapporto sempre più sretto con quello che solitamente chiamiamo ‘numeri’, capire come la maggior parte delle attività che facciamo trasformano in dati perfino le nostre le scelte (su questo è utile approfondire il concetto di quantified self).

People don’t compete for money but for attention.” Il riferimento a Cory Doctorow portato da Tim O’Reilly durante la sua presentazione dal titolo The Clothesline Paradox è uno dei punti di svolta per iniziare a dare effettivamente un peso al valore che viene creato grazie alla creatività umana, alla collaborazione, alle competenze del singolo. Partendo dai più recenti innovatori in ambito tecnologico, fino ai produttori di contenuti online, tutto ruota intorno al valore che viene creato e rimesso in gioco.

L’utilità collettiva di ciò che facciamo è un valore dal quale possiamo trarre tutti vantaggio.

Disruption is an opportunity

Dalle piattaforme collaborative fino alle startup la vera innovazione che sta emergendo riguarda un cambiamento nell’asset e nell’approccio al concetto di imprenditorialità. Anche se questo termine viene usato in modo sbagliato nella maggior parte dei casi i capovolgimenti nella piramide della produzione dei contenuti permettono di avere una nuova visione. La possibilità di condividere esperienze e modelli online e offline – come all’interno delle piattaforme Dialogues HouseChallengePost o CommunityPlanIT  – diventa la chiave per migliorare i singoli progetti e poter essere più produttivi, per concretizzare le idee.

La necessità di celebrare la capacità imprenditoriale, secondo Rupert Turnbull di Wired UK, va premiato quando è legato alla curiosità innata delle persone e permette di vedere – anche – nuovi modelli (concreti) di business.

 

Il PICNIC Festival è un’esperienza memorabile perché oltre la presentazione di temi importanti e di casi concreti diretti ci si trova immersi all’interno di un evento organizzato nei minimi dettagli intorno al partecipante, a cosa sia disposto a portare come singolo e all’interazione. Fra le iniziative che sono state create a livello organizzativo sicuramente notevole OFF Festival, una giornata di incontri informali il giorno prima della conference vera propria (fra i progetti presentati anche FabLab Amsterdam con la community dei possessori di Ultimaker 3D) ma importanti anche la presenza di piccole aree espositive per progetti come Brikki The Lion o la Cardboarders Large Marble Run (costruita proprio durante i due giorni di festival con materiale di recupero) e idee geniali come #badgewords: la possibilità di creare parole unendo le lettere che trovavi sui badge dell’evento.

Cardboarders Large Marble Run: PICNIC @Eye Filmmuseum, Amsterdam from mathijs stegink on Vimeo.

 

E per tutto quello che – sicuramente – non sono riuscita a inserire in questo post, ecco i link ai due report principali dell’evento fatti con Storify:

PICNIC Festival Report Day 1
PICNIC Festival Report Day 2

(scritto da Bianca Ferrari @bia_hvid)

Siamo tornati amici di Facebook

Come forse ricordate, circa tre settimane fa Facebook ci ha chiuso, senza preavviso e (quasi) senza possibilità di appello, tre account che utilizzavamo per l’advertising, creandoci diversi problemi.

Questo post, di servizio, per ringraziare tutti quelli che hanno sostenuto, commentato e condiviso il post precedente. Il nostro “caso” si è concluso bene, anzi molto bene.

Dopo quanto avete letto siamo riusciti a metterci in contatto con Facebook, nel team italiano abbiamo incontrato persone estremamente gentili che ci hanno aiutato a risolvere la situazione.

Superata la difficoltà iniziale, oggettiva, nel contattare il gigante blu  tutto è andato per il verso giusto.

Grazie Facebook!

Alcune note a margine della questione

  • Facebook, alla fine, ha risolto il nostro problema
  • Due su tre dei nostri account personali sono ancora bloccati, però ora abbiamo delle possibilità di advertising in più
  • Contattare Facebook non è facile, ma non è nemmeno impossibile

Facebook è quasi morto? #sbf12 (slide)

“Facebook è quasi morto? L’ascesa dei social network verticali” è il titolo del  talk che ho presentato ieri al social business forum 2012.

Il talk è pensato per evidenziare una tendenza: il passaggio da azioni di comunicazione sviluppate unicamente all’interno di social media orizzontali (come Facebook o Twitter) a azioni più complesse che coinvolgono uno o più social media verticali (Pinterest, Viddy, etc..)

Facebook, in questo scenario, diventa la base di ogni azione di comunicazione grazie ai suoi grafi sociali, all’utilizzo da parte dei suoi utenti di nomi reali e dell’auto-profilazione.

Alcuni brand sembrano però prendere le distanze dalla base e dalle nuove features offerte (timeline e nuovi prodotti advertising) per sperimentare azioni a basso budget su social network, spesso in startup, con community molto focalizzate.

Colloco questa tendenza in una visione più ampia della rete, che vede le tecnologie del web come se disposte su un’onda sinusoidale dove ai vertici abbiamo periodi di polarizzazzione (tutti sulla stessa piattaforma) e frammentazione (tutti su piattaforme differenti). È successo per i blog: siamo passati dai blog personali ai blog multiautore alla Mashable per tornare a Tumblr, forse sta succedendo anche per i social media?

Grazie a OpenKnowledge per l’invito!

Seguono le slide

Ti Pinteressa la cultura? Come le istituzioni culturali usano Pinterest

Se hai vissuto sotto un sasso nell’ultimo mese, non sai che Pinterest è un social network nuovo e in ascesa, che ti permette di collezionare stimoli visivi (immagini, video, prodotti) e organizzarli in “Boards”.
Perchè è interessante? Perchè è semplice, è funzionale e non esisteva nulla del genere. Si avvicina a Ffffound (che però non consente la registrazione di nuovi utenti) e a Delicious (che però gestisce le immagini veramente male).
Inoltre, il 59% dei visitatori di Pinterest sono donne, in età compresa tra i 25 e i 44 anni: tutto l’opposto di Google Plus, per esempio, afflitto da una carenza strutturale in termini di genere femminile (almeno nella fase iniziale).

Gli utenti usano Pinboard per collezionare le foto delle scarpe che vorrebbero, dei vestiti per il matrimonio, delle composizioni tipografiche che li attirano, cose così.
Le aziende lo usano per organizzare dei concorsi e per incentivare feedback da parte degli utenti. Per esempio Whole Foods, il mio distributore preferito di cibo genuino, ha intitolato i suoi board “Ti piacciono le verdure?” oppure “Come sta crescendo il tuo orto?”. Date un’occhiata, ve lo consiglio se vi piacciono i broccoli.

Le immagini sono un veicolo potentissimo, per chiunque voglia comunicare una storia o uno stile di vita: il Pinboard di Amnesty International, incredibilemente poco seguito, trasmette i valori della ONG attraverso le frasi dei grandi leader, immagini di libri, film poster. E, naturalmente, anche la collezione di magliette. La rivista Real Simple è riuscita ad aggregare 28.000 followers, con delle Board tematiche per prodotto.

Non sono stato il primo a chiedersi se Pinterest potesse essere utile per le istituzioni culturali. Jim Richardson, consulente inglese di social media marketing per le istituzioni culturali, ha sollevato la questione su Twitter qualche giorno fa. Probabilmente tutto parte da Pinterest stesso, che sul suo blog parla degli utilizzi che le non profit possono fare dello strumento. Jenni Fuchs, la blogger dietro Museum Diary, sta compilando una lista dei musei americani che stanno utilizzando (con risultati alterni) questo mezzo.

I risultati di una prima e rapida ricerca su Pinterest e istituzioni culturali hanno superato le mie aspettative.
Al primo posto, per qualità e valore dei contenuti, c’è sicuramente lo Smithsonian: l’archivio iconografico del museo di Washington è sempre stato all’avanguardia nella condivisione delle proprie immagini.
Pubblicare il proprio archivio, in forma gratuita, è il modo migliore per incrementare la fruizione del patrimonio iconografico e lo Smithsonian l’ha fatto già nel 2008, pubblicando una buona parte del proprio archivio su Flickr, con licenza Creative Commons.
La pagina dello Smithsonian’s Archive of American Art su Pinterest è bellissima.

Citation: Edwin Boyd Johnson, Chicago, Ill. christmas card to Kathleen Blackshear, Chicago, Ill., 1937 . Kathleen Blackshear and Ethel Spears papers, Archives of American Art, Smithsonian Institution.

Le immagini della collezione sono accuratamente organizzate, catalogate e descritte.

La New York Public Library usa lo strumento in due modi (entrambi che implicano un approccio curatoriale). Primo, attira l’interesse con dei contenuti “pop”, che siano fotogrammi di film in cui appaiono dei libri o copertine accattivanti. Secondo, per incentivare la lettura, suggerendo dei libri.

Il Chicago History Museum, invece, devia l’utilizzo dello strumento e condivide dei “dietro le quinte“, in cui mostra le fasi di allestimento. Un utilizzo interessante ma forse poco coerente con il medium. Tra i miei preferiti il National Cow Boys Museum, che colleziona (tra le altre cose) immagini vintage di Cow Girls. Imperdibile.
Il Columbus Museum usa Pinterest nel modo più immediato che potremmo immaginare: per esporre una parte della collezione, in questo caso ha creato una Board con una sotto-collezione di artisti moderni.

Il Moma di San Francisco si distingue con un approccio più serio e più curatoriale. I titoli delle Boards non sono didascalici, ma evocativi, come fossero titoli di mostre.
I coniugi Bernd and Hilla Becher, per esempio, finiscono in una gallery intitolata “Drips and Drops” e l’immagine, accuratamente descritta e didascalizzata, è collegata alla scheda dell’opera sul sito del museo.

Source: sfmoma.org via SFMOMA on Pinterest

 

In Italia, Palazzo Madama (di Torino) sembra essere tra i primi musei ad aver aperto un profilo. Contenuti e follower scarseggiano, comprensibilmente: la piattaforma è ancora in fase embrionale, nel nostro paese.

L’editore d’arte Electa, che potrebbe beneficiare incredibilmente da un servizio come Pinterest e che avrebbe infiniti contenuti da offrire (dalle copertine dei volumi ai contenuti dell’archivio, 2 milioni di immagini) ha aperto un account proprio mentre sto scrivendo queste righe. È comunque tra le primissime case editrici, insieme a Penguin e a poche altre, secondo il recentissimo report di blogads (blogads sta organizzando una conferenza su libri e community management, il 15 febbraio, qui).

 

Naturalmente, qualunque cosa facciano musei, archivi e biblioteche arriva in ritardo rispetto a quello che fanno gli utenti: una semplice ricerca con la parola chiave “museum” o “books” restituisce centinaia di risultati, ordinati, descritti e di alta qualità. Alcuni utenti creano il proprio museo ideale, raccogliendo le loro opere preferite, complete di commenti, riferimenti e citazioni.

 

Cosa ho imparato da questa rapida review di Pinterest?

  • il sistema di ricerca di Pinterest è lentissimo e terribile
  • Pinterest ha già una base di utenti ampia e consolidata, e ha già mostrato risultati interessanti in ambito aziendale
  • Le istituzioni culturali su Pinterest sono poche e, per ora, hanno scarsi risultati e un utilizzo del mezzo che non è certo eccitante
  • Probabilmente Pinterest costituisce un mezzo di comunicazione e promozione molto potente per tutti i content holder: biblioteche, archivi, musei, case editrici
  • Come in tutti i casi, bisogna avere qualcosa da dire. Qui è la content strategy a fare la differenza.

Probabilmente, da questa review mancano molti casi e molte istituzioni culturali. Se ne conoscete qualcuna in più datemi una mano con una segnalazione, nei commenti o via twitter. Grazie!