Mettiamo che il video di #SaraTommasi sia una pubblicità della @Redbull

Mettiamo 5 o 6 rapper mainstream sponsorizzati da tempo da una bevanda energetica gassata

Mettiamo una starletta della tv decaduta, ora aspirante scialba-pornoattrice, appena fuori da non si sa quale comunità di recupero. Una che ha la libertà – quella vera – di dire tutto quello che le passa per la testa, perchè tanto ormai si sa: quella è fusa!

Mettiamo di prendere anche il presentatore, esperto di arte, che da qualche tempo ha spostato il focus delle proprie interviste dall’arte alle porno start locali e ai meme del bel paese

Mettiamoci tutta la community di giovani del rap che da tempo litiga su dedizione, undeground e mainstream

Mettiamoci anche tutta la community di social-media-bacchettoni esperti in #fail (altrui)

Mettiamoci i giornali e la carta stampata e la sete di notizie estive.

Mettiamo che hai generato ugc di tutti i tipi: immagini, rap, articoli (giusto alcuni esempi)

Mettiamo che oggi il marchio di bevante gassate pubblica un post su tutto l’accaduto.

Ecco considerando tutto questo,

Mettiamo che hai fatto la campagna dell’anno e che hai piazzato il prodotto nel secondo più catartico di tutta l’azione, cioè a 1 minuto e 57 secondi, proprio con la Tommasi a gambe aperte.

Se fosse così questa sarebbe la mia azione sui social media preferita, al contrario, solo un sacco di coincidenze virali.

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Un modello di #branding per il retail. Perdere o tenere il controllo?

Il ruolo del retail sta cambiando profondamente. Con la crescita a doppia cifra dell’ecommerce (vedi i dati Comscore) i clienti si abituano sempre di più a guardare i prodotti in store e acquistarli online.

Alcuni retailer (nomi come Zara, Bershka e Nespresso) iniziano a vendere online e consentire alle persone di ritirare il prodotto nel punto vendita fisico (lo store, quindi, come pick-up point).

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Altri, come Warby Parker (un produttore di occhiali fashion, low cost, che vende solo online) utilizzano gli store come luogo per provare il prodotto, in vista di un acquisto che avverrà online. Il punto vendita, quindi, come luogo per un’esperienza di prodotto, ma che non porta a una vendita immediata.

Entrambe queste soluzioni sconvolgono profondamente le logiche economiche del retail, che finora è stato il canale di vendita per eccellenza.

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In dieci anni, possiamo pensare che il ruolo (economico) del punto vendita sarà completamente stravolto, sia in termini di contribuzione al fatturato dell’azienda nel suo complesso, che in termini di funzione.

Come contribuisce il punto vendita alla costruzione dell’immagine del brand?

Il 2012, nel bene e nel male, è stato l’anno di Facebook e degli investimenti online.
La spesa in advertising online tende a crescere (supererà il cartaceo nel 2015) e ormai tutti i grandi brand hanno costruito una base di utenti ampia su Facebook (il 60% delle aziende Fortune 500 investe in Facebook e si notano già i primi segnali di maturità del mezzo).
Il funzionamento di Facebook è anche cambiato profondamente nel corso dell’ultimo anno: quello che, per le aziende, era un ottimo luogo dove fare conversazione sta diventando sempre di più simile a uno strumento di advertising tradizionale, con logiche e ritorni paragonabili ad altre forme di investimento online (su questo punto, Adage ha scritto cose interessanti).

Nel caso dei grandi brand, con pagine da milioni di fan, Facebook funziona molto bene per parlare ma poco bene per conversare. (questo perchè l’edgerank penalizza i contenuti che non sono sponsorizzati, e l’interfaccia di Facebook nasconde le conversazioni con gli utenti)
Invece, il piccolo negoziante di provincia riesce a usare Facebook per instaurare un rapporto diretto con i propri clienti: fa vendita, fa customer care e magari qualche contest. Spesso una pagina Facebook da poche centinaia di fan funziona meglio rispetto a una pagina enorme (in termini di reach e di engagement).

Questa attività contribuisce sicuramente alla costruzione del marchio: per il cliente, il brand si identifica spesso con lo store locale.

Nel retail e nel franchising ogni aspetto dello store è regolato e normato. Il franchisor decide, una volta per tutti, di che colore sono gli scaffali, che cioccolatini saranno nella ciotola, cosa ti dirà il commesso (“Vuole anche un gratta e vinci?”) ma, incredibilmente, non decide come sarà la pagina Facebook del negozio di Matera o del concessionario di Voghera.

Il problema è questo: gli sforzi profusi a livello globale, per costruire brand page da milioni di fan, vengono distrutti a valle, quando il singolo retailer apre una pagina Facebook o un account Twitter autonomamente, senza seguire le linee guida. La percezione del brand diventa così frammentata e disomogenea: ogni touch point fa un po’ come gli pare.

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La maggior parte dei brand pensano principalmente alla comunicazione a livello centralizzato, ma ignorano quello che fa la periferia. Basta un assessment di pochi minuti sulla maggior parte dei brand nazionali per accorgersene: il singolo retailer apre pagine locali, talvolta profili personali, luoghi. Storpia il nome. Stretcha il logo. Però, il più delle volte, riesce a costruire una comunicazione calda e one to one e a ottenere un reach immaginabile per una pagina da milioni di fan.

Le differenze di scopi e di risultati, tra le pagine globali del brand e quelle locali, è evidente ed è riassunta in questo schema.

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Alcune aziende si sono accorte del problema e hanno iniziato a testare delle soluzioni. Un esempio tra i grandi brand è McDonald’s, che è riuscito a coordinare l’immagine di tutti i singoli store: copertine di facebook e immagine profilo sono esattamente identiche e corrispondenti alle linee guida. Tra le grandi catene e i franchising, in realtà sono pochi quelli che stanno applicando questa logica.

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Esiste la possibilità di coordinare gli sforzi a livello centrale e periferico, in modo da ottenere una comunicazione che sia coerente e non rinunci ai vantaggi di uno o dell’altro modello: la forza del branding centralizzato e la personalizzazione della comunicazione (spesso personale e locale) dei retailer.

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La speranza è che le aziende prendano coscienza di questo gap e trovino un modo per colmarlo, integrando le attività svolte a livello centrale e quelle svolte a livello periferico.

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Ecco tutte le slide che abbiamo presentato alla Social Analytics Conference.

Strumenti per la conquista dell’universo – il blog post

Venerdì ho proposto al brainpirlo di Webdebs un talk dal titolo “Strumenti per la conquista dell’universo – perchè i dev sono i capi del mondo?” le slide prese da sole dicono davvero poco, così ho pensato di raccogliere in questo post buona parte del non scritto.

L’idea alla base della presentazione

Webdebs è una community (ora associazione) di cui sono fiero di far parte: 440+ persone – tutte legate al coding, IT, webdesign, socialmedia – condividono, online e offline, le loro impressioni su un mercato che, diciamocelo, anche in Italia esiste (ripeterselo non fa mai male).

Questa presentazione è diretta a loro, nel dettaglio a tutti i dev, che spesso pensano al concreto del loro progetto perdendosi per strada quella che solitamente chiamano “fuffa” e io chiamo “il mio lavoro” 🙂

Le slide

Ho cercato di raccogliere in una settantina di slide le basi del marketing e della comunicazione, aggiornate al presente, e di ridurre tutto a 5+1 strumenti utili ai dev (e non solo) per la conquista dell’universo.

Alcuni dev – dalla 1 alla 18

Nelle prime slide ho provato a riassumere la storia di alcuni dev, sottolineando le loro qualità di uomini d’affari prima che quelle di coder. Queste persone hanno in comune diversi elementi:

  1. Sono (o sono stati) tutti dei coder
  2. Hanno portato a termine progetti con un forte impatto economico e/o sul mondo
  3. Hanno sviluppato prodotti/servizi/progetti senza dimenticarsi mai i bisogni dell’utente finale (da scaricare musica, al trovare la ragazza in università..)
  4. Sono bravi a comunicare a folle intere e/o mantenere profittevoli relazioni di business
  5. Si vestono sempre nello stesso modo (si anche Kim Dotcom)

A mio avviso,  questi dev condividono le stesse qualità di partenza di tutti gli altri coder:

  1. Possono costruire quello che gli pare
  2. Utilizzano linguaggi (di programmazione) universali
  3. Hanno pochi o zero costi iniziali

Non esistono molte altre professioni con queste possibilità.

Branding – dalla 19 alla 31

Come primo strumento per conquistare l’universo ho scelto il più complesso: il branding. 

Nelle slide introduco il concetto di brand e branding partendo dalle classiche definizioni imparate a scuola, sottolineando quando concetti quali: mission, vision, valori e strategia siano vuoti se non legati ad un “perchè” – perchè ti alzi al mattino? perchè fai quel prodotto, startup, servizio?

Provo a spiegare la profondità del branding e l’importanza di dare una forza inspirativa ai nostri progetti proponendo il talk di Simon Sinek presentato al TED e accennando all’archetypal branding. Spiegare gli archetipi non è semplice: mi aiuto con film, telefilm e invito a approfondire l’argomento con il libro di Mirko PalleraThe Hero and the Outlaw: Building Extraordinary Brands Through the Power of Archetypes di Margaret Mark e Carol S. Pearson.

Naming – dalla 32 alla 38

Trovato il proprio motivo ispiratore e di ispirazione, passo al naming: scegliere il nome giusto è alla base per essere ricordati. Per esempio è molto difficile ricordare CompuGlobalHyperMegaNet mentre è molto più semplice ricordare ciccionamente53.

L’esempio di Takete e Maluma mi ha aiutato a far capire anche quanto il suono del nome sia importante, basta pensare al gioco fonetico e al doppio senso di Air Action.

La slide 38 contiene i miei consigli per scegliere un buon nome.

Identity – dalla 39 alla 46

Avere un’identità distintiva è il primo passo per comunicare e farsi riconoscere. Non possiamo sceglie di avere o non avere un’identità, come per i socialmedia, se non fai una scelta qualcuno la farà per te (o parlerà di te). Il fotografo Hans Eijkelboom colleziona fotografie di persone ritratte in giro per il mondo e le raccoglie a seconda di un’identità comune, tutto questo nel suo progetto fotografico.

La differenza tra avere un’identità distintiva e non averla è evidente con il raffronto tra Mailchimp e i suoi competitor.

La slide 46 contiene i miei consigli per costruire e mantenere una buona identità.

Voice – dalla 47 alla 53

Sapere a chi rivolgersi e come rivolgersi è fondamentale per essere credibili in ciò che si dice. Youporn su Twitter conosce bene i suoi follower: non tutti infatti hanno le chiavi di lettura per capirne i tweet.

Le slide che seguono contengono una serie di esempi per evidenziare l’importanza del tono di voce e dei riferimenti culturali necessari a stimolare interesse nell’interlocutore.

La slide 52 contiene i miei consigli per definire la giusta voce.

Comunicare – dalla 54 alla 64

Comunicare è solo l’ultima parte del mio intervento: è bene concentrarsi su questa fase solo dopo aver definito gli altri elementi della strategia.

Comunicare con i social media oggi è sempre più complesso: bisogna scegliere il mix giusto di canali e chiedersi sempre che tipo di ritorno stiamo cercando se di brand, sales, lead o altro ancora. Definire il tipo di contenuto ci aiuta a coinvolgere nel modo corretto le persone, senza mai diventare schiavi di algoritmi che premiano la visibilità di contenuti di basso livello, ben lontani dalla strategia di brand.

Storytelling, creare movimenti e/o mixare contenuti differenti dal nostro prodotto possono essere delle buone idee per creare coinvolgimento nel modo giusto (un esempio: Jack Daniels con Epic Meal Time).

Business Model – dalla 65 alla 68

Ho pensato di riassumere in poche slide i più classici business model legati al digital/web/app per sottolinearne l’importanza. Credo che un progetto per poter crescere debba avere già dall’inizio un’idea di come potrà fare soldi in futuro (almeno nel nostro paese).

Nella slide 68 ho tenuto a evidenziare il fatto che round & exit non sono modelli di business.

Riassumendo – dalla 69 alla 72

Nelle ultime slide riassumo tutti i punti più rilevanti dell’intervento e invito qualsiasi dev a costruire un Gundam 1:1 grazie ai nuovi poteri acquisiti! Ci vediamo nello spazio!

Top Mobile Campaign di @Pietro_colella

I device mobili godono di un’altissima diffusione in tutto il mondo dove esistono circa 5 milioni di telefoni cellulari, pari al 72% della popolazione mondiale. In Italia il successo del mobile web è stato determinato dalla crescente diffusione di smartphone, delle tariffe flat e dallo sviluppo delle reti di terza generazione. Oggi si assiste a una specializzazione delle attività di marketing che puntano a migliorare l’efficienza delle varie azioni lungo le fasi che compongono il processo di acquisto del consumatore. La definizione di una strategia multicanale è fondamentale e si basa su 3 elementi chiave: la strutturazione dei divesi canali e infrastrutture, la definizione dei contenuti e l’identificazione dei diversi contesti di partecipazione.

Quelle che seguono sono una serie di campagne che hanno ottenuto grande successo proprio perchè chi le ha realizzate è riuscito a creare il giusto connubio tra questi elementi.

App Game

La campagna multimediale di Refin Ceramiche è stata premiata per ben 2 volte (Best Innovation e Best Engagement, potete trovare qui maggiori info) agli Italian Mobile Advertising Award (qui il sito ufficiale). L’applicazione, disponibile per iOS e Android, permette di trasformare le immagini combinando le 4 famiglie di colori e le diverse dimensioni del prodotto ceramico. Le foto realizzate possono essere condivise sui vari social network e potevano partecipare ad un concorso che permetteva ai vincitori di esporre le proprie immagini al Fuorisalone di Milano dal 17-22 aprile.

L’applicazione, che si rivolge sopratutto ad un pubblico attento alle tematiche dell’arredamento, dà spazio alla fantasia mediante la ricerca delle combinazioni migliori tra colori e le dimensioni del mattoncino.

Intel ha deciso di investire in maniera massiccia sul mercato australiano. Il target principale sono i soggetti di età compresa tra i 18 e 39 anni con una buona attitudine verso l’informatica. L’80% di questi soggetti utilizza lo smartphone e lo fa anche al lavoro per chattare e condividere informazioni. L’azienda, quindi, ha realizzato un portale mobile (in HTML5, quindi multipiattaforma) che contiene 4 minigiochi: musica, gaming, video, design allo scopo di aumentare l’engagement in relazione agli interessi dei diversi soggetti.

L’ obiettivo finale è quello di far sperimentare al consumatore una entusiasmante esperienza visiva grazie a Intel e ai suoi microchip di seconda generazione. I minigiochi si compongono di una serie di livelli sempre più difficili e l’utente può condividere sui socialnetwork i suoi score.

Un caso sicuramente interessante è quello di Heineken. Recenti ricerche (Pini, Noci in Mobile Marketing) dimostrano che sempre più persone utilizzano i device mobili contemporaneamente con altri mezzi di comunicazione, ad esempio la televisione o la radio. È proprio questo il fulcro dell’applicazione Star Player

Il funzionamento è intuitivo: l’utente, registrandosi, può fare delle scommesse live semplicemente cliccando. Si può scommettere sull’evento gol nei 30 secondi successivi al click, sull’esito del calcio d’angolo o del calcio di punizione, sulla direzione nella quale verrà battuto il calcio di rigore. Tutto ciò avviene “one-click”. Nei momenti di minore foga agonistica durante la partita, vengono proposti dei quiz che permettono di guadagnare altri punti. Il giocatore può sfidare tutti nella classifica globale oppure può creare una lega personalizzata tra amici. Ritengo questa iniziativa veramente geniale: viene sfruttata completamente la multicanalità, incrodiando online e offline. La birra durante la partita è un must per tutti gli appassionati, l’applicazione aumenta l’engagement creando una sfida all’interno della sfida principale, cioè la partita. Tutto il resto vien da sè!

QR Code

Negli ultimi periodi si assiste ad una crescita nell’impiego dei QR Code all’interno delle campagne di comunicazione. Se pensavate che il boccale di Guinness Nera fosse l’idea dell’anno. Lo Shadow QR Code creato in Korea per Emart non è da meno. Durante l’ora pranzo, precisamente nella fascia oraria dalle 12:00 alle 13:00 i supermercati sono semi deserti. Un modo per portare le vendite a livelli normali è quello di dare al consumatore un’esperienza unica durante le ore di pranzo.

È stato creato un un QR Code a grandezza d’uomo che è utilizzabile esclusivamente nell’ora di pranzo. Chi riesce a fotografarlo viene automaticamente proiettato nel “Sunny Store” dove sono disponibili una serie di sconti e un buono di 12dollari utilizzabile esclusivamente durante quell’orario. La semplicità dell’idea sta nel fatto di non portare i clienti nel negozio, ma di stimolarli all’acquisto con una esperienza nuova e forse unica.

Realtà Aumentata

Spesso si assiste all’utilizzo congiungo di QR Code e Realtà Aumentata. C’è un’applicazione che ha vinto 4 leoni d’oro al Cannes International Festival Of Creativity, un Bronze Titanium e un Integration Lion. L’applicazione realizzata per iOS sfrutta la realtà aumentata ed è stata creata per reclutare degli studenti di medicina degni di avere una borsa di studio alla Defence Force University nel ruolo di Medical Officer. Gli utenti devono prima scaricare dell’applicazione “Mobile Medic”. Su 3 poster ci sono 3 pazienti da analizzare; inquadrandone uno con il loro device possono esaminarlo con diverse tecniche (TAC, raggi X, angiografia, stetoscopia, ECG e ultrasuoni) al fine di fornire una diagnosi complessiva, a questo indirizzo è possibile provare l’esperienza online.

Dopo aver effettuato la diagnosi gli studenti possono comunicarla all’applicazione inserendo i propri nominativi. I migliori vengono poi scelti per partecipare alle selezioni per la borsa di studio. Engagement ed esperienza di gioco sono il punto di forza di questa applicazione

Un altro caso è quello della Coca-Cola in Brasile. L’azienda è riuscita a realizzare un’applicazione che mostra una notevole coerenza con le necessità dei consumatori e le caratteristiche del brand. La campagna si rivolge ai giovani brasiliani, provenienti dalla classe media emergente, grandi utilizzatori di telefonini ma che non possono permettersi un piano dati soddisfacente: oltre l’80% del target utilizza infatti un telefono prepagato. L’utente, previo download dell’applicazione, inquadra il distributore di felicità. Dopo aver premuto la leva con un telefono cellulare, esso si connette tramite Wi-Fi al browser Coca-Cola, e fa il pieno di traffico dati. 20 megabyte sono “20 litri di felicità” che possono essere utilizzati per i Social Network, per la radio e per le previsioni del tempo. Naturalmente, si può tornare per ulteriori ricariche.

L’iniziativa è stata testata in una spiaggia di Copa Cabana e poi realizzata sull’ “Happiness Truck” dove era anche possibile vincere dei gadget marchiati Coca-Cola. Questa campagna è geniale in un mercato in via di sviluppo come quello brasiliano e colpisce molto come inserendo un nuovo “elemento tecnologico” i creatori siano stati in grado di mantenere una certa coerenza.

Poco tempo fa è stata lanciata l’iniziativa della Wonderbra che mescola l’utilizzo di QR Code e la Realtà Aumentata. Per tutto ottobre e novembre nelle varie città inglesi sarà facile vedere cartelli pubblicitari come questi.

Quello che colpisce immediatamente è che una pubblicità di intimo presenti una donna, la modella ventunenne Adriana Cernanova, completamente vestita. Il QR Code in basso contiene il link per scaricare l’applicazione disponibile su Android e iOs dal nome Wonderbra. Inquadrando l’immagine è possibile vedere, grazie alla realtà aumentata, cosa c’è sotto. È stata aumentata anche la portata virale dell’azione di comunicazione permettendo sia di condividere sui social network la propria esperienza, sia di utilizzare l’applicazione anche con un video direttamente sul computer, il link qui . In questo caso pare che la realtà aumentata funziona con l’audio del video. La presenza di un mini catalogo all’interno dell’applicazione non è uno strumento di call-to-action ma semplicemente è in coerenza con lo scopo dell’applicazione cioè quello di mostrare ai consumatori i prodotti wonderbra in un modo diverso dal solito, senza recarsi in negozio, cosa che spesso imbarazza gli uomini.

Geolocalizzazione

La catena di ristoranti Buffalo Wild Winds ha combinato la geolocalizzazione con la gamification. Taggandosi nei propri punti vendita, i consumatori potevano partecipare, grazie ai loro devices, a mini giochi che avevano come premio menù, bevande ed un viaggio. Le proposte che venivano fatte ai consumatori erano legate al mondo dello sport, in quanto la catena è riferita a quel target. L’obiettivo era quello di generare media buzz e di migliorare il ristorante rendendolo in posto dove è anche possibile divertirsi con gli amici e, perché no, vincere dei simpatici premi. I consumatori venivano invogliati a giocare grazie alla cartellonistica, ai flyer sui tavoli e a mini spot nel circuito televisivo del locale. I player guadagnavano punti vincendo le varie sfide, sharando i propri risultati, le proprie immagini e sbloccando badge. I punti ottenuti davano diritto a dei reward concreti: 3 punti per un buono sconto di 5 dollari, 20 punti per una coca cola gratis e 30 punti per elette di pollo gratuite. I risultati ottenuti sono stati strepitosi, qui potete trovare un riassunto.

GranataPet Snack è un’azienda che produce cibi per cani che ha deciso di realizzare una campagna che integra geolocalizzazione e affissioni. I consumatori sono più attenti alle esigenze del proprio cane quando si trovano insieme ad esso, quindi il momento migliore è la passeggiata giornaliera. I potenziali consumatori quando passano avanti all’installazione di GranataPer vengono attratti dallo slogan “Check in! Snack out!”. Se fanno il check-in su Forsquare il dispenser inferiore eroga i nuovi croccantini per il cane che può liberamente mangiarli.

Prossimità

L’utilizzo delle tecnologie per realizzare campagne di prossimità è, al giorno d’oggi, ancora troppo limitato. Generalmente per realizzare queste campagne si utilizzano antenne Bluetooth oppure RFID. I primi risultano attualmente sconvenienti per una serie di motivi. I costi sono elevati se rapportati alla copertura che hanno i ripetitori, in media una decina di metri, anche se si può arrivare a 100 ma con costri elevatissimi. E’ possibilie, sfruttando le onde radio, scambiare file multimediali però è necessario che chi riceve accetti la connessione e rimanga nei pressi dell’antenna finchè non è stato ultimato il trasferimento. E’ quindi complesso generare formati audiovideoimmagini che siano compatibili con tutti i telefonini (ce ne saranno decine di migliaia in circolazione. Ancora, i dispositivi Apple comunicano solo tra di loro e non con altre fonti bluetooth, quindi scegliere tale tecnologia significa tagliare fuori una buona fetta di consumatori. Per ultimo, questo canale di comunicazione viene spesso utilizzato per azioni call-to-action, piuttosto che per fare branding. Questo non vuol dire che non lo si possa fare però case study dimostrano che inviare uno sconto promozionale via bluetooth ad un utente per invitarlo ad entrare nel negozio risulta più efficace che inviare altri tipi di messaggi. Per ciò che concerne la tecnologia RFID si possono citare alcuni esempi a livello internazionale. Ad esempio Facebook alla F8 Conference ha distribuito delle tessere speciali dotate di RFID. Dopo aver collegato il proprio profilo alla tessera, l’utente, poteva fare check-in o mettere Mi Piace semplicemente strisciando la tessera sui vari punti di interesse e condividere le proprie attività, sotto potete vedere come diventa semplice tracciare il percorso che hanno svolto i singoli soggetti.

Al MotorShow di Bologna, Opel ha realizzato una campagna utilizzando i RFID. L’utente doveva prima ritirare la tessera RFID dal padiglione Opel in modo da linkare il proprio profilo. Successivamente aveva la possibilità di esprimere il proprio like sulle vetture, postare contenuti e foto, aggiornare il proprio status.

Le 5 W Dei Social Network: Quello Che Dovete Assolutamente Sapere

Abbiamo chiesto a Pietro Colella di stilare una lista delle liste. Il post che segue è la collezione dei più classici consigli al buon utilizzo dei social media.

Le 5 W dei Social Network

Sulla rete è possibile trovare tantissimi articoli che segnalano “i 10 consigli per gestire le pagine Facebook” oppure “le 5 cose che dovete assolutamente sapere per creare una pagina Facebook”. Ho deciso di mescolare tutti i consigli trovati rivisitando la mitica regola delle 5W.

#Why, Perché Apparire Sui Social Network

Questa è la prima domanda da porsi! L’obiettivo principale di qualsiasi azienda che voglia apparire sui social netowrk è instaurare una relazione.

  • 1 Avere tanti fan ma non avere una relazione, significa avere zero fan
  • 2 Puntate alla relazione, a coinvolgere le persone
  • 3 Producete contenuti che siano interessanti, che incuriosiscano o divertano
  • 4 Rappresentare una risorsa per i vostri fan

#Where, Dove Iscriversi?

Esistono tanti social network ed ognuno ha le sue peculiarità. Sono tante le aziende che diffondono le proprie informazioni su decine di reti, aprendo tante pagine sul proprio brand e sui prodotti. Pochissime riescono, però, a tenerle costantemente tutte aggiornate.

  • 5 Selezionate accuratamente i portali ai quali iscrivervi e quelli poco interessanti

In relazione alle statistiche ufficiali e ai trend di iscrizione ho deciso di analizzare questi 3 social network ai quali ritengo imprescindibile l’iscrizione:

Facebook:

  • Il più generalista nel quale si veicolano i messaggi in maniera molto informale;
  • Idoneo per creare molto engagement e proporre azioni call-to-action;
  • Si possono tenere aggiornati i fan per ogni iniziativa.

Twitter:

  • E’ frequentato da molte celebrità e persone influenti;
  • Il social network rapido, utilizzato per brevi slogan pubblicitari;
  • Permette di creare un rapido microblogging e di fornire assistenza (ad esempio Tim e Vodafone);
  • Maggiori possibilità di listening in quanto le conversazioni sono pubbliche.

Linkedin:

  • Sicuramente più serio e professionale;
  • Presenza di molti manager e business man;
  • Permette di conoscere più facilmente persone del settore e di confontarsi con loro.

Ho creato una mappa molto intuitiva che raggruppa i più famosi social network in relazione alle varie fasi del processo di acquisto del consumatore (cfr. Ladvige R.J. & Steiner G. A. ,1961 consultabile qui) e agli utenti che tipicamente frequentano il portale.

  • 6 Non condividete gli stessi contenuti su tutti i social network, ognuno di questi strumenti ha un modo diverso di comunicare e ognuno di essi deve sottendere al raggiungimento di un certo obiettivo.

#When, Quando Pubblicare?

Scegliere l’orario è fondamentale per evitare momenti della giornata o della settimana in cui il mezzo è congestionato

  • 7 Il più alto livello di interazione è tra le 22:00 e le 12:00 (ET)
  • 8 Case Study mostrano che dalle 21:00 alle 23:00 è possibile generare su Twitter delle situazioni di micro blogging molto coinvolgenti (qui una piccola ricerca)
  • 9 I contenuti pubblicati al mattino presto (4:00 – 8:00) hanno un numero elevato di interazioni ma, il picco si raggiunge la sera dalle 18:00 alle 20:00
  • 10 Nel week-end c’è il picco di interazioni su Facebook, il venerdì è il giorno peggiore. Al contrario, il numero di retweet è più elevato il venerdì

#How, Come Programmo I Contenuti?
La programmazione dei post è un’attività molto importante dalla quale dipende fortemente il successo della strategia. Ovviamente è impensabile svegliarsi tutte le mattine alle 5 per pubblicare i post su Facebook quindi, sono stati creati a tal proposito una serie di strumenti.

  • 11 Utilizzate la programmazione dei post di Facebook (è molto semplice, potete trovare una miniguida qui)
  • 12 Utilizzate applicazioni per schedulare le vostre attività su tutti i social network, ce ne sono di buoni che sono freeware (alcuni esempi qui)

#What, Che Cosa Posto?

  • 13 Imparate a conoscere il vostro target: se una pagina è piccola spesso il target online uguale a quello offline, se invece è molto grande sarà necessario classificare alcune notizie
  • 4 Utilizzare le impostazioni di Facebook per suddividere i post in relazione alla posizione geografica e alla lingua
  • 15 Gli utenti visualizzano (clickano per informarsi) più facilmente, in ordine, foto, testi e video (qui trovate una intuitivo infografia di Danzarella)
  • 16 Gli utenti rispondono più facilmente, in ordine, ai testi, foto e video
  • 17 Gli utenti condividono più facilmente, in ordine, foto e video

In relazione ai trend che è possibile seguire sui social network si denotano alcune best practices:

  • 18 Generate story-telling per create attorno ai prodotti un senso di magia e di coinvolgimento (alcuni approfondimenti qui)
  • 19 Create “engagement” coinvolgendo direttamente i fan con delle domande o mini giochi
  • 20 Evitate di farlo spesso!!!! L’obiettivo è la relazione (vedi #Why)
  • 21 Generate pochissimi concorsi l’anno, seri e non di breve periodo, la parola d’ordine è fidelizzazione e passaparola (ad esempio https://www.facebook.com/borotalcoofficialpage ha problemi nella gestione di un concorso, Nivea For Man https://www.facebook.com/NIVEAFORMENItalia sta realizzando un concorso che sta ottenendo un enorme successo)
  • 22 Coinvolgete la comunità nella co-creazione di alcuni prodotti
  • 23 Prevedete dei privilegi per i fan, anteprime di prodotti o particolari sconti. Anche in questo caso, parola d’ordine e passaparola!

Scusate se sono prolisso, ma vorrei analizzare anche questo aspetto che non è trascurabile. La semplice iscrizione sui social media è già un segnale del modus operandi dell’azienda.

  • 24 Affidatevi a professionisti (fidelizzazione programmatori o social strategist) per definire e realizzare lo stile della pagina
  • 25 Decidete da subito la modalità di partecipazione alla vita della pagina in particolare il livello di interventismo nelle conversazioni.
  • 26 Taggate sempre il soggetto al quale state rispondendo
  • 27 Ottimizzate le condivisioni per i mobile devices, sono sempre di più i soggetti che in Italia accedono ai social network da mobile.