Top Mobile Campaign di @Pietro_colella

I device mobili godono di un’altissima diffusione in tutto il mondo dove esistono circa 5 milioni di telefoni cellulari, pari al 72% della popolazione mondiale. In Italia il successo del mobile web è stato determinato dalla crescente diffusione di smartphone, delle tariffe flat e dallo sviluppo delle reti di terza generazione. Oggi si assiste a una specializzazione delle attività di marketing che puntano a migliorare l’efficienza delle varie azioni lungo le fasi che compongono il processo di acquisto del consumatore. La definizione di una strategia multicanale è fondamentale e si basa su 3 elementi chiave: la strutturazione dei divesi canali e infrastrutture, la definizione dei contenuti e l’identificazione dei diversi contesti di partecipazione.

Quelle che seguono sono una serie di campagne che hanno ottenuto grande successo proprio perchè chi le ha realizzate è riuscito a creare il giusto connubio tra questi elementi.

App Game

La campagna multimediale di Refin Ceramiche è stata premiata per ben 2 volte (Best Innovation e Best Engagement, potete trovare qui maggiori info) agli Italian Mobile Advertising Award (qui il sito ufficiale). L’applicazione, disponibile per iOS e Android, permette di trasformare le immagini combinando le 4 famiglie di colori e le diverse dimensioni del prodotto ceramico. Le foto realizzate possono essere condivise sui vari social network e potevano partecipare ad un concorso che permetteva ai vincitori di esporre le proprie immagini al Fuorisalone di Milano dal 17-22 aprile.

L’applicazione, che si rivolge sopratutto ad un pubblico attento alle tematiche dell’arredamento, dà spazio alla fantasia mediante la ricerca delle combinazioni migliori tra colori e le dimensioni del mattoncino.

Intel ha deciso di investire in maniera massiccia sul mercato australiano. Il target principale sono i soggetti di età compresa tra i 18 e 39 anni con una buona attitudine verso l’informatica. L’80% di questi soggetti utilizza lo smartphone e lo fa anche al lavoro per chattare e condividere informazioni. L’azienda, quindi, ha realizzato un portale mobile (in HTML5, quindi multipiattaforma) che contiene 4 minigiochi: musica, gaming, video, design allo scopo di aumentare l’engagement in relazione agli interessi dei diversi soggetti.

L’ obiettivo finale è quello di far sperimentare al consumatore una entusiasmante esperienza visiva grazie a Intel e ai suoi microchip di seconda generazione. I minigiochi si compongono di una serie di livelli sempre più difficili e l’utente può condividere sui socialnetwork i suoi score.

Un caso sicuramente interessante è quello di Heineken. Recenti ricerche (Pini, Noci in Mobile Marketing) dimostrano che sempre più persone utilizzano i device mobili contemporaneamente con altri mezzi di comunicazione, ad esempio la televisione o la radio. È proprio questo il fulcro dell’applicazione Star Player

Il funzionamento è intuitivo: l’utente, registrandosi, può fare delle scommesse live semplicemente cliccando. Si può scommettere sull’evento gol nei 30 secondi successivi al click, sull’esito del calcio d’angolo o del calcio di punizione, sulla direzione nella quale verrà battuto il calcio di rigore. Tutto ciò avviene “one-click”. Nei momenti di minore foga agonistica durante la partita, vengono proposti dei quiz che permettono di guadagnare altri punti. Il giocatore può sfidare tutti nella classifica globale oppure può creare una lega personalizzata tra amici. Ritengo questa iniziativa veramente geniale: viene sfruttata completamente la multicanalità, incrodiando online e offline. La birra durante la partita è un must per tutti gli appassionati, l’applicazione aumenta l’engagement creando una sfida all’interno della sfida principale, cioè la partita. Tutto il resto vien da sè!

QR Code

Negli ultimi periodi si assiste ad una crescita nell’impiego dei QR Code all’interno delle campagne di comunicazione. Se pensavate che il boccale di Guinness Nera fosse l’idea dell’anno. Lo Shadow QR Code creato in Korea per Emart non è da meno. Durante l’ora pranzo, precisamente nella fascia oraria dalle 12:00 alle 13:00 i supermercati sono semi deserti. Un modo per portare le vendite a livelli normali è quello di dare al consumatore un’esperienza unica durante le ore di pranzo.

È stato creato un un QR Code a grandezza d’uomo che è utilizzabile esclusivamente nell’ora di pranzo. Chi riesce a fotografarlo viene automaticamente proiettato nel “Sunny Store” dove sono disponibili una serie di sconti e un buono di 12dollari utilizzabile esclusivamente durante quell’orario. La semplicità dell’idea sta nel fatto di non portare i clienti nel negozio, ma di stimolarli all’acquisto con una esperienza nuova e forse unica.

Realtà Aumentata

Spesso si assiste all’utilizzo congiungo di QR Code e Realtà Aumentata. C’è un’applicazione che ha vinto 4 leoni d’oro al Cannes International Festival Of Creativity, un Bronze Titanium e un Integration Lion. L’applicazione realizzata per iOS sfrutta la realtà aumentata ed è stata creata per reclutare degli studenti di medicina degni di avere una borsa di studio alla Defence Force University nel ruolo di Medical Officer. Gli utenti devono prima scaricare dell’applicazione “Mobile Medic”. Su 3 poster ci sono 3 pazienti da analizzare; inquadrandone uno con il loro device possono esaminarlo con diverse tecniche (TAC, raggi X, angiografia, stetoscopia, ECG e ultrasuoni) al fine di fornire una diagnosi complessiva, a questo indirizzo è possibile provare l’esperienza online.

Dopo aver effettuato la diagnosi gli studenti possono comunicarla all’applicazione inserendo i propri nominativi. I migliori vengono poi scelti per partecipare alle selezioni per la borsa di studio. Engagement ed esperienza di gioco sono il punto di forza di questa applicazione

Un altro caso è quello della Coca-Cola in Brasile. L’azienda è riuscita a realizzare un’applicazione che mostra una notevole coerenza con le necessità dei consumatori e le caratteristiche del brand. La campagna si rivolge ai giovani brasiliani, provenienti dalla classe media emergente, grandi utilizzatori di telefonini ma che non possono permettersi un piano dati soddisfacente: oltre l’80% del target utilizza infatti un telefono prepagato. L’utente, previo download dell’applicazione, inquadra il distributore di felicità. Dopo aver premuto la leva con un telefono cellulare, esso si connette tramite Wi-Fi al browser Coca-Cola, e fa il pieno di traffico dati. 20 megabyte sono “20 litri di felicità” che possono essere utilizzati per i Social Network, per la radio e per le previsioni del tempo. Naturalmente, si può tornare per ulteriori ricariche.

L’iniziativa è stata testata in una spiaggia di Copa Cabana e poi realizzata sull’ “Happiness Truck” dove era anche possibile vincere dei gadget marchiati Coca-Cola. Questa campagna è geniale in un mercato in via di sviluppo come quello brasiliano e colpisce molto come inserendo un nuovo “elemento tecnologico” i creatori siano stati in grado di mantenere una certa coerenza.

Poco tempo fa è stata lanciata l’iniziativa della Wonderbra che mescola l’utilizzo di QR Code e la Realtà Aumentata. Per tutto ottobre e novembre nelle varie città inglesi sarà facile vedere cartelli pubblicitari come questi.

Quello che colpisce immediatamente è che una pubblicità di intimo presenti una donna, la modella ventunenne Adriana Cernanova, completamente vestita. Il QR Code in basso contiene il link per scaricare l’applicazione disponibile su Android e iOs dal nome Wonderbra. Inquadrando l’immagine è possibile vedere, grazie alla realtà aumentata, cosa c’è sotto. È stata aumentata anche la portata virale dell’azione di comunicazione permettendo sia di condividere sui social network la propria esperienza, sia di utilizzare l’applicazione anche con un video direttamente sul computer, il link qui . In questo caso pare che la realtà aumentata funziona con l’audio del video. La presenza di un mini catalogo all’interno dell’applicazione non è uno strumento di call-to-action ma semplicemente è in coerenza con lo scopo dell’applicazione cioè quello di mostrare ai consumatori i prodotti wonderbra in un modo diverso dal solito, senza recarsi in negozio, cosa che spesso imbarazza gli uomini.

Geolocalizzazione

La catena di ristoranti Buffalo Wild Winds ha combinato la geolocalizzazione con la gamification. Taggandosi nei propri punti vendita, i consumatori potevano partecipare, grazie ai loro devices, a mini giochi che avevano come premio menù, bevande ed un viaggio. Le proposte che venivano fatte ai consumatori erano legate al mondo dello sport, in quanto la catena è riferita a quel target. L’obiettivo era quello di generare media buzz e di migliorare il ristorante rendendolo in posto dove è anche possibile divertirsi con gli amici e, perché no, vincere dei simpatici premi. I consumatori venivano invogliati a giocare grazie alla cartellonistica, ai flyer sui tavoli e a mini spot nel circuito televisivo del locale. I player guadagnavano punti vincendo le varie sfide, sharando i propri risultati, le proprie immagini e sbloccando badge. I punti ottenuti davano diritto a dei reward concreti: 3 punti per un buono sconto di 5 dollari, 20 punti per una coca cola gratis e 30 punti per elette di pollo gratuite. I risultati ottenuti sono stati strepitosi, qui potete trovare un riassunto.

GranataPet Snack è un’azienda che produce cibi per cani che ha deciso di realizzare una campagna che integra geolocalizzazione e affissioni. I consumatori sono più attenti alle esigenze del proprio cane quando si trovano insieme ad esso, quindi il momento migliore è la passeggiata giornaliera. I potenziali consumatori quando passano avanti all’installazione di GranataPer vengono attratti dallo slogan “Check in! Snack out!”. Se fanno il check-in su Forsquare il dispenser inferiore eroga i nuovi croccantini per il cane che può liberamente mangiarli.

Prossimità

L’utilizzo delle tecnologie per realizzare campagne di prossimità è, al giorno d’oggi, ancora troppo limitato. Generalmente per realizzare queste campagne si utilizzano antenne Bluetooth oppure RFID. I primi risultano attualmente sconvenienti per una serie di motivi. I costi sono elevati se rapportati alla copertura che hanno i ripetitori, in media una decina di metri, anche se si può arrivare a 100 ma con costri elevatissimi. E’ possibilie, sfruttando le onde radio, scambiare file multimediali però è necessario che chi riceve accetti la connessione e rimanga nei pressi dell’antenna finchè non è stato ultimato il trasferimento. E’ quindi complesso generare formati audiovideoimmagini che siano compatibili con tutti i telefonini (ce ne saranno decine di migliaia in circolazione. Ancora, i dispositivi Apple comunicano solo tra di loro e non con altre fonti bluetooth, quindi scegliere tale tecnologia significa tagliare fuori una buona fetta di consumatori. Per ultimo, questo canale di comunicazione viene spesso utilizzato per azioni call-to-action, piuttosto che per fare branding. Questo non vuol dire che non lo si possa fare però case study dimostrano che inviare uno sconto promozionale via bluetooth ad un utente per invitarlo ad entrare nel negozio risulta più efficace che inviare altri tipi di messaggi. Per ciò che concerne la tecnologia RFID si possono citare alcuni esempi a livello internazionale. Ad esempio Facebook alla F8 Conference ha distribuito delle tessere speciali dotate di RFID. Dopo aver collegato il proprio profilo alla tessera, l’utente, poteva fare check-in o mettere Mi Piace semplicemente strisciando la tessera sui vari punti di interesse e condividere le proprie attività, sotto potete vedere come diventa semplice tracciare il percorso che hanno svolto i singoli soggetti.

Al MotorShow di Bologna, Opel ha realizzato una campagna utilizzando i RFID. L’utente doveva prima ritirare la tessera RFID dal padiglione Opel in modo da linkare il proprio profilo. Successivamente aveva la possibilità di esprimere il proprio like sulle vetture, postare contenuti e foto, aggiornare il proprio status.

Twitter is the new Youporn by @michelebertoli

Ho chiesto al mio amico @michelebertoli di raccontarmi un pò cosa succede in twitter fuori dai classici TT e dalle noiose hashtag. Il post che segue inquadra molto bene un trend in veloce ascesa. Finalmente il primo post di Virtualeco VM18, non scherzo.

Che Twitter sia uno strumento in grado di tirare fuori il meglio del peggio delle persone lo sappiamo tutti. Proprio pochi giorni fa ce l’ha ricordato la giornalista del Sole24ore con il suo #poernano.
Quello che forse molti ignorano è che tra i cinguettii si insinua uno scenario tanto popolato quanto inaspettato: il mondo del sesso.

Un vecchio meme recitava “Internet is for porn” ma difficilmente mi sarei aspettato un’invasione di questo tipo sul social network di Jack Dorsey.

Le prime a farci sognare con foto amatoriali postate su Twitter sono state le star americane. Dalla Hilton a Rihanna, tutte hanno pensato bene di deliziarci con foto più o meno hot. Scatti amatoriali, spesso self-shot, filtrati con applicazioni come Instagram.
Poco efficace, ad esempio, il tentativo di Miley Cyrus (10 milioni di followers) di spostare l’attenzione sui leggings multicolore:

O ancora una Gaga (31 milioni di followers) in lingerie che ci saluta da Melbourne:

Successivamente le starlette nostrane, per non farsi mancare nulla, hanno seguito a ruota le colleghe d’oltreoceano.
Una fra tutte, la nostra amata Canalis che ci ricorda i tempi andati del liceo pubblicando una fotografia in cui posa da professoressa sexy con scollatura mozzafiato:

Il feticismo dei piedi la fa da padrone nello scenario tricolore e le leader indiscusse del genere sono senza dubbio Justine Mattera:

e Roberta Beta (ex Grande Fratello, ndr)

L’aspetto interessante è sicuramente relativo ai numeri: le twitter-girls italiane, infatti, hanno decisamente meno followers ma twittano molto di più, dimostrando di puntare alla quantità piuttosto che alla qualità.

Fin qui, tuttavia, nulla di estremo.
E’ spingendosi un pò più in là nella rete che si approda su profili decisamente più spinti. Ragazze che postano le proprie foto come mamma le ha fatte in cambio di un retweet e ragazzi che offrono i propri servigi con tanto di prova fotografica della loro virilità.

Qualche esempio? La nostrana Dorothy che twitta dei propri momenti di piacere con tanto di hashtag in watermark sull’immagine (non si sa mai che qualche utente malintenzionato possa utilizzarla senza il suo consenso):

[NSFW]h*tps://twitter.com/DorothyElms/status/268020968830664704

Oppure Ashley, 20 anni e 10k followers, nella bio ama specificare la propria tendenza bisessuale e, per la serie “ti piace vincere facile”, twitta così:

[NSFW]h*tps://twitter.com/Ashley1992_20/status/269413322594590722


Le risposte si sprecano ed alcune non lasciano spazio ad interpretazioni:

[NSFW]h*tps://twitter.com/Hot_Cum/status/268029454218043392

Non potevano inoltre mancare gli scambisti. Coppie di tutto il mondo che utilizzano il profilo per proporre prestazioni per tutti gusti ed organizzare incontri.
Senza, ovviamente, dimenticarsi di condividere con il mondo intero attimi di intimità:

[NSFW]h*tps://twitter.com/hotcouple0821/status/268088862025322496

Non vi resta quindi che rimanere sintonizzati sugli hashtag dedicati che ci regalano centinaia di immagini per ogni giorno della settimana: #milfmonday, #tittytuesday, #wetwednesday, #thongthursday e #freakyfriday.

I tweet per ognuno di questi hashtag supera le 1.800 unità alla settimana e stupisce il fatto che vengano principalmente inviati da device mobili quali iPhone e Android.
Tra le lingue principali sicuramente l’inglese seguito dall’olandese e dal ceco.

Cosa ne pensate? Twitter è il nuovo Youporn?

Le 5 W Dei Social Network: Quello Che Dovete Assolutamente Sapere

Abbiamo chiesto a Pietro Colella di stilare una lista delle liste. Il post che segue è la collezione dei più classici consigli al buon utilizzo dei social media.

Le 5 W dei Social Network

Sulla rete è possibile trovare tantissimi articoli che segnalano “i 10 consigli per gestire le pagine Facebook” oppure “le 5 cose che dovete assolutamente sapere per creare una pagina Facebook”. Ho deciso di mescolare tutti i consigli trovati rivisitando la mitica regola delle 5W.

#Why, Perché Apparire Sui Social Network

Questa è la prima domanda da porsi! L’obiettivo principale di qualsiasi azienda che voglia apparire sui social netowrk è instaurare una relazione.

  • 1 Avere tanti fan ma non avere una relazione, significa avere zero fan
  • 2 Puntate alla relazione, a coinvolgere le persone
  • 3 Producete contenuti che siano interessanti, che incuriosiscano o divertano
  • 4 Rappresentare una risorsa per i vostri fan

#Where, Dove Iscriversi?

Esistono tanti social network ed ognuno ha le sue peculiarità. Sono tante le aziende che diffondono le proprie informazioni su decine di reti, aprendo tante pagine sul proprio brand e sui prodotti. Pochissime riescono, però, a tenerle costantemente tutte aggiornate.

  • 5 Selezionate accuratamente i portali ai quali iscrivervi e quelli poco interessanti

In relazione alle statistiche ufficiali e ai trend di iscrizione ho deciso di analizzare questi 3 social network ai quali ritengo imprescindibile l’iscrizione:

Facebook:

  • Il più generalista nel quale si veicolano i messaggi in maniera molto informale;
  • Idoneo per creare molto engagement e proporre azioni call-to-action;
  • Si possono tenere aggiornati i fan per ogni iniziativa.

Twitter:

  • E’ frequentato da molte celebrità e persone influenti;
  • Il social network rapido, utilizzato per brevi slogan pubblicitari;
  • Permette di creare un rapido microblogging e di fornire assistenza (ad esempio Tim e Vodafone);
  • Maggiori possibilità di listening in quanto le conversazioni sono pubbliche.

Linkedin:

  • Sicuramente più serio e professionale;
  • Presenza di molti manager e business man;
  • Permette di conoscere più facilmente persone del settore e di confontarsi con loro.

Ho creato una mappa molto intuitiva che raggruppa i più famosi social network in relazione alle varie fasi del processo di acquisto del consumatore (cfr. Ladvige R.J. & Steiner G. A. ,1961 consultabile qui) e agli utenti che tipicamente frequentano il portale.

  • 6 Non condividete gli stessi contenuti su tutti i social network, ognuno di questi strumenti ha un modo diverso di comunicare e ognuno di essi deve sottendere al raggiungimento di un certo obiettivo.

#When, Quando Pubblicare?

Scegliere l’orario è fondamentale per evitare momenti della giornata o della settimana in cui il mezzo è congestionato

  • 7 Il più alto livello di interazione è tra le 22:00 e le 12:00 (ET)
  • 8 Case Study mostrano che dalle 21:00 alle 23:00 è possibile generare su Twitter delle situazioni di micro blogging molto coinvolgenti (qui una piccola ricerca)
  • 9 I contenuti pubblicati al mattino presto (4:00 – 8:00) hanno un numero elevato di interazioni ma, il picco si raggiunge la sera dalle 18:00 alle 20:00
  • 10 Nel week-end c’è il picco di interazioni su Facebook, il venerdì è il giorno peggiore. Al contrario, il numero di retweet è più elevato il venerdì

#How, Come Programmo I Contenuti?
La programmazione dei post è un’attività molto importante dalla quale dipende fortemente il successo della strategia. Ovviamente è impensabile svegliarsi tutte le mattine alle 5 per pubblicare i post su Facebook quindi, sono stati creati a tal proposito una serie di strumenti.

  • 11 Utilizzate la programmazione dei post di Facebook (è molto semplice, potete trovare una miniguida qui)
  • 12 Utilizzate applicazioni per schedulare le vostre attività su tutti i social network, ce ne sono di buoni che sono freeware (alcuni esempi qui)

#What, Che Cosa Posto?

  • 13 Imparate a conoscere il vostro target: se una pagina è piccola spesso il target online uguale a quello offline, se invece è molto grande sarà necessario classificare alcune notizie
  • 4 Utilizzare le impostazioni di Facebook per suddividere i post in relazione alla posizione geografica e alla lingua
  • 15 Gli utenti visualizzano (clickano per informarsi) più facilmente, in ordine, foto, testi e video (qui trovate una intuitivo infografia di Danzarella)
  • 16 Gli utenti rispondono più facilmente, in ordine, ai testi, foto e video
  • 17 Gli utenti condividono più facilmente, in ordine, foto e video

In relazione ai trend che è possibile seguire sui social network si denotano alcune best practices:

  • 18 Generate story-telling per create attorno ai prodotti un senso di magia e di coinvolgimento (alcuni approfondimenti qui)
  • 19 Create “engagement” coinvolgendo direttamente i fan con delle domande o mini giochi
  • 20 Evitate di farlo spesso!!!! L’obiettivo è la relazione (vedi #Why)
  • 21 Generate pochissimi concorsi l’anno, seri e non di breve periodo, la parola d’ordine è fidelizzazione e passaparola (ad esempio https://www.facebook.com/borotalcoofficialpage ha problemi nella gestione di un concorso, Nivea For Man https://www.facebook.com/NIVEAFORMENItalia sta realizzando un concorso che sta ottenendo un enorme successo)
  • 22 Coinvolgete la comunità nella co-creazione di alcuni prodotti
  • 23 Prevedete dei privilegi per i fan, anteprime di prodotti o particolari sconti. Anche in questo caso, parola d’ordine e passaparola!

Scusate se sono prolisso, ma vorrei analizzare anche questo aspetto che non è trascurabile. La semplice iscrizione sui social media è già un segnale del modus operandi dell’azienda.

  • 24 Affidatevi a professionisti (fidelizzazione programmatori o social strategist) per definire e realizzare lo stile della pagina
  • 25 Decidete da subito la modalità di partecipazione alla vita della pagina in particolare il livello di interventismo nelle conversazioni.
  • 26 Taggate sempre il soggetto al quale state rispondendo
  • 27 Ottimizzate le condivisioni per i mobile devices, sono sempre di più i soggetti che in Italia accedono ai social network da mobile.

Product design e social media: cosa si può fare?

Le aziende di design italiane, sul web, non comunicano come ci si aspetterebbe: l’impressione complessiva è che il settore sia restio a utilizzare internet per parlare con i propri clienti (a differenza, per esempio, del settore fashion – cha ha abbracciato in pieno le dinamiche social).

Eppure basta guardare appena oltre confine e gli esempi d’eccellenza non mancano: Herman Miller, azienda di design nordamericana, supera abbondantemente i 180.000 follower su Twitter. È sintomo di una gestione efficiente e interessante dello strumento: per dimensionare il dato, basti pensare che GAP (abbigliamento) ne ha 165.000 e Domino Pizza 149.000.

Cosa condivide Herman Miller su Twitter? La strategia di contenuti è diversificata, molto interessante ed evidenzia un lavoro importante di ricerca e di curatela, oltre che di produzione di contenuti di alto livello (come l’intervista che segue, al designer statunitense Gianfranco Zaccai che, naturalmente, lavora per Herman Miller).

Tra gli italiani, Kartell è sicuramente tra le aziende più spigliate: quest’anno ha deciso di puntare su Instagram (il social network basato sulle immagini, ora di proprietà di Facebook) con una serie di attività mirate.

 

Mi sembra invece assurdo che uno dei grandi nomi del design italiano, Flos, non abbia una community su Facebook. O meglio, cel’abbia (probabilmente aperta direttamente dagli utenti), ma la lasci completamente a se stessa. Avevo rilevato la stessa situazione un paio d’anni fa, e mi stupisce che non sia cambiato nulla. Una pagina Facebook come questa, con più di 7.000 utenti che – spontaneamente – hanno premuto “Like” per avvicinarsi all’azienda, sono il sintomo di una community viva, efficace, interessante: non coltivarla è un’opportunità sprecata.

(nota: esiste una pagina ufficiale di Flos, ma fa probabilmente riferimento al distributore americano – ha un’impostazione commerciale e i prezzi in dollari – e comunque raggiunge poche centinaia di fan).

Tra i trend in atto, il più importante è la frammentazione delle piattaforme: siamo passati da uno scenario in cui Twitter e Facebook saturavano l’attenzione dei nostri utenti, a un mondo in cui le community si sono moltiplicate e frammentate, in base ai contenuti (Vimeo, Instagram, Soundcloud), in base alle modalità di interazione (domande e risposte, review di prodotto) e in base alle necessità degli utenti. In particolare, i sistemi di social bookmarking sono sicuramente la più importante novità di quest’anno.

Pinterest è il social network più discusso e che ha visto la crescita più importante: aziende come Knoll lo utilizzano per condividere immagini di prodotto, ma anche immagini storiche, campagne di advertising e più in generale per valorizzare il proprio archivio e la propria storia.

 

Esistono anche piattaforme di social bookmarking dedicate alla vendita o alla condivisione di prodotti, come Fancy e Svpply: costituiscono degli importanti moltiplicatori di traffico web, e costruiscono community di persone affini per gusto. Solo per fare un esempio, l’ES01 Extension Socket di Punkt. (disclosure: è nostro cliente) è stato inserito nella collezione di 1063 potenziali persone che lo comprerebbero, su Fancy.

I social media come canale di vendita diventano uno strumento sempre più interessante, per fare da volano alle vendite online. Gli ecommerce infatti, secondo un ricercatore di Harvard Business School, stanno seguendo questi tre importanti trend:

  • gli utenti con un reddito più alto fanno shopping online sempre più di frequente
  • si stanno diffondendo sempre più ecommerce per prodotti ad alto margine
  • gli ecommerce sperimentano modelli di business nuovi e più complessi
Ci staremmo, quindi, spostando verso il quadrante in alto a destra di questo diagramma.

 

I social media oltre la comunicazione

La parte di marketing e PR è solo una porzione di quello che si può fare con i social media. Nel caso del design, ci sono alcune tendenze in atto che ci sembra molto interessante discutere.

Alcune aziende si stanno muovendo nella direzione della Social Enterprise, socializzando sempre di più il proprio processo produttivo. Certo, non tutti i business sono come Threadless (che vende esclusivamente prodotti disegnati e votati dalla community di utenti), ma le esperienze anche nel settore del design stanno crescendo.

Uno dei casi più importanti è certamente Fiat, che ha sviluppato un’autovettura completamente crowdsourced: si chiama Fiat Mio, e wired ne parla qui.

Oltre al crowdsourcing di prodotto, si stanno diffondendo le piattaforme di crowdfunding: Antonio Scarponi, un designer italiano che lavora a Zurigo, è riuscito a finanziare totalmente il suo progetto Eliooo con i contributi degli utenti, raccolti su Indiegogo. Esistono addirittura piattaforme, come Quirky, in cui l’intero sviluppo di prodotto è demandato alla community.

Volete discutere l’argomento con noi?

Il 25 ottobre, a Lissone (MI), ho presentato alcune riflessioni sul settore del product design, durante l’evento programmato da Xenesys sull’IT per il business nell’industria del design e altre aziende marketing intensive

Ecco le slide che ho portato al MAC di Lissone! (che, molto appropriatamente, non ha nemmeno un sito internet proprio – o almeno io non l’ho trovato).

Impresa Sociale e Social Media: Potenzialità e Best Practice

Venerdì 14 Settembre abbiamo partecipato al decimo Workshop sull’Impresa Sociale. Fabrizio è stato discussant durante la sessione organizzata da Fai un salto. L’incontro, che si è tenuto a Riva Del Garda (qui i tweet), ha visto la presenza di tanti progetti innovativi che perseguono finalità sociali con l’aiuto delle nuove tecnologie.

Quella che segue è una lista di esempi di imprese sociali che innovano.

Ecologyc 2.0

Emidio Panna, Cooperativa sociale La Ringhiera, Albino – Bergamo

Ecologyc 2.0 è un sistema che grazie a transponder, foto georeferenziate e google maps aiuta i Comuni e i cittadini a monitorare in realtime lo stato dell’ambiente. Ogni cittadino può segnalare situazioni di degrado urbano attraverso un’applicazione, chiedendo l’immediato intervento di un operatore.

Octopus

Lucio Piretti, SIxS – Soluzioni informatiche per il sociale, Crema

SIxS è un’azienda che offre servizi unicamente alle imprese sociali. Il progetto Octopus utilizza i token OTP (la stessa tecnologia utilizzata dalle banche per far accedere i correntisti ai propri conti online) per la rilevazione e certificazione delle presenze domiciliari.

In questo modo l’operatore che offre un servizio all’utente può sempre certificare gli orari di inizio e fine del proprio intervento.  Un’informazione certificata di questo tipo aiuta la trasparenza dell’impresa a vantaggio sia dell’operatore che dell’utente.

I social media di Vedogiovane

Giovanni Campagnoli, Cooperativa sociale Vedogiovane, Arona – Novara

Giovanni Campagnoli in poche semplici slide, collegato via Skype, ha spiegato l’intero progetto sui social media della cooperativa Vedogiovane. Giovanni, aiutato da alcuni strumenti di listening, monitora circa 120 parole differenti (keyword). Il risultato di questa attività aiuta la cooperativa a essere sempre aggiornata sui temi rilevanti per l’attività sociale. Un estratto, commentato, di questi contenuti viene riproposto sul blog dell’impresa.

Grazie a questa strategia di listening, monitoring e contenuti, Vedogiovane è diventata un punto di riferimento in rete per l’aiuto ai giovani. Questo ha generato diversi contatti da parte di enti e istituti interessati ai servizi offerti.

L’intero progetto ha un calcolo del ROI preciso e disarmante per la sua semplicità:

ROI = (valore dei contatti generati dal blog su 5 anni) – (costo degli strumenti di monitoring + costo del lavoro sui social media)

Vedogiovane prevedere di aumentare il fatturato del 20% in 5 anni.

Ex-Lab

ExLab, realizza corsi di formazione on-line grazie all’utilizzo di wiki, di moodle e di videoconferenze. L’idea di fondo è quella di elaborare strumenti più efficaci di informazione, coinvolgimento e apprendimento al fine di creare nuove pratiche professionali per migliorare la comunicazione interna e l’efficacia documentale.

Trovalavoro.piemonte.it

http://trovalavoro.piemonte.it/ non è uno dei soliti siti che migliorano l’incontro tra la domanda e l’offerta di lavoro. Il portale è focalizzato esclusivamente all’area piemontese e velocizza il mercato del lavoro on-line grazie alle nuove tecnologie come chat e videochat. Inoltre, si avvale di una rete di uffici che fungono da punti di contatto per le aziende e per chi cerca lavoro. Per questi ultimi vengono forniti servizi per migliorare l’efficacia della ricerca. Le proposte delle aziende vengono esaminate molto attentamente, mediante colloqui e incontri, per garantire la credibilità del datore di lavoro.

 

MapAbility

Map Ability (http://www.mapability.org/) è una associazione che ha l’obiettivo di raccogliere e rendere fruibili tutte le informazioni sull’accessibilità delle città. Ad esempio, è possibile stabilire un percorso cittadino che non presenti barriere architettoniche, consultando il sito. Nel portale gli utenti collaborano all’aggiornamento in tempo reale delle mappe. Grazie ai device mobili è possibilie fotografare e segnalare la presenza di barriere architettoniche oppure di percorsi preferenziali per persone con mobilità ridotta. Grazie al crowdfounding Map Ability riesce a fornire un servizio eccellente e con pochi sforzi da parte di ogni collaboratore.

In realtà, in rete esistono numerosi altri esempi di imprese sociali che comunicano in modo interessante:

Come4, il porno etico e sociale

Come4.org (http://it.ulule.com/come4/ e http://come4.org/) è un progetto che sta raccogliendo fondi per realizzare un portale di contenuti espliciti (o potremmo dire propio pornografici) generati dagli utenti. La pornografia genera un flusso economico di 100 miliardi di dollari l’anno. I creatori del portale hanno pensato che riuscire a indirizzare anche l’1% di tale cifra a cause sociali migliorerebbe la situazione dei più bisognosi.

Chiunque può inviare video o foto alla piattaforma. Chi intende invece fruire di questi contenuti dovrà versare un contributo in denaro che sarà devoluto alla causa sociale.

[im]possible living

[im]possibile living (http://www.impossibleliving.com/) grazie alla condivisione di fotografie di palazzi abbandonati, si ripropone di rimetterli in sesto. La mappatura e la profilazione degli edifici rappresenta un enorme patrimonio architettonico che necessita, però, di una riqualificazione.

La riqualificazione pensata da [im]possible living è un processo che si articola in 4 passi: creare un database degli edifici abbandonati, fornire conoscenza e strumenti per aiutare gli utenti a iniziare i progetti di recupero, mettere in contatto utenti e professionisti, trovare denaro per realizzare effettivamente questi progetti.

La rete, in questo caso, rappresenta un canale preferenziale per ottenere delle risorse materiali che poi verranno utilizzate per il raggiungimento di un obiettivo sociale.

The big lunch

The Big Lunch è il portale di una cooperativa sociale inglese, che organizza pranzi per il maggior numero possibile di partecipanti, soprattutto tra i più bisognosi. Lo scopo è quello di creare un momento di condivisione e di socializzazione con il prossimo. Sul sito http://www.thebiglunch.com è possibile ottenere tutte le informazioni e le news necessarie, vedere le gallerie dei Big Lunch precedenti nonchè i case study.

Il sito ha un punto di forza dal valore inestimabile: clickando su Join-In si possono ricevere informazioni su come organizzare i pranzi autonomamente, accedere alle FAQ e scaricare le risorse necessarie per realizzare questi eventi.

ShinyNote

ShinyNote (http://www.shinynote.com/) è il primo sito di microfunding italiano esclusivamente dedicato al sociale: si tratta di un social network nato con la finalità di condividere situazioni di disagio, allo scopo di aiutare le persone con una raccolta fondi. Si passa da casi meno gravi, per esempio le donazioni per salvare animali o per acquistare un nuovo autobus, ai casi più complicati come la ricostruzione di alcuni edifici nei luoghi terremotati dell’Emilia.

Shinynote è un network social più che un social network.Grazie al crowdfounding è possibile raccogliere un numero elevati di donazioni di piccola entità e la struttura del network premette condividere le storie sui social network più conosciuti in modo da aumentare la portata virale della causa.

The People Supermarket

The People Supermarket (http://www.thepeoplessupermarket.org/) è un portale che nasce con l’obiettivo di creare un network di acquisto, di quelli che in Italia sono chiamati Gruppi Di Acquisto o GAS. La cooperativa sociale ha come obiettivi: l’acquisto collettivo di beni di consumo (come pasta e merende), l’acquisto di servizi come corrente elettrica e gas e la condivisione di momenti di lavoro collettivo (in modo da ridurre costi di produzione e distribuzione).

Il portale e le pagine social (Facebook e Twitter) hanno l’obiettivo di agevolare il reclutamento per la cooperativa. Grazie alla rete The People Supermarket riesce a reclutare nuovi soci per il network di acquisto ma anche candidature lavorative per la gestione dei supermarket.

Il punto della situazione sulle imprese sociali online

Sono sempre più diffuse le imprese sociali che stanno aggiungendo un layer “social” alle attività (spesso limitate) che svolgono online. L’attività sui social network gli permetterebbe di interfacciarsi con un pubblico sempre più ampio. Questo gli permetterebbe di rinforzare il brand avviando, quindi, il circolo virtuoso del fundraising, inteso come incremento costante del capitale materiale e immateriale.

I vecchi modelli di business offline dimostrano sempre più spesso i loro limiti: i consumatori sono sempre più informati e utilizzano la rete per raccogliere informazioni e condividere le proprie esperienze; questo non vale solo per il mondo del business ma anche per le imprese e cooperative sociali. Essere restii ad aprirsi a questi nuovi canali significa creare un’ombra davanti all’Impresa Sociale. Le imprese e le cooperative sociali potrebbero trarre molti spunti dal mondo aziendale: esistono molte soluzioni, implementate in ambito business, che possono essere applicate facilmente al sociale, o che potrebbero essere una fonte di ispirazione.

Per le cooperative sociali è arrivato il momento di comprendere le potenzialità della comunicazione online: tra social e sociale la differenza è solo una “e”.

edit: Questo post è stato scritto in collaborazione con @pietro_colella