Ti Pinteressa la cultura? Come le istituzioni culturali usano Pinterest

Se hai vissuto sotto un sasso nell’ultimo mese, non sai che Pinterest è un social network nuovo e in ascesa, che ti permette di collezionare stimoli visivi (immagini, video, prodotti) e organizzarli in “Boards”.
Perchè è interessante? Perchè è semplice, è funzionale e non esisteva nulla del genere. Si avvicina a Ffffound (che però non consente la registrazione di nuovi utenti) e a Delicious (che però gestisce le immagini veramente male).
Inoltre, il 59% dei visitatori di Pinterest sono donne, in età compresa tra i 25 e i 44 anni: tutto l’opposto di Google Plus, per esempio, afflitto da una carenza strutturale in termini di genere femminile (almeno nella fase iniziale).

Gli utenti usano Pinboard per collezionare le foto delle scarpe che vorrebbero, dei vestiti per il matrimonio, delle composizioni tipografiche che li attirano, cose così.
Le aziende lo usano per organizzare dei concorsi e per incentivare feedback da parte degli utenti. Per esempio Whole Foods, il mio distributore preferito di cibo genuino, ha intitolato i suoi board “Ti piacciono le verdure?” oppure “Come sta crescendo il tuo orto?”. Date un’occhiata, ve lo consiglio se vi piacciono i broccoli.

Le immagini sono un veicolo potentissimo, per chiunque voglia comunicare una storia o uno stile di vita: il Pinboard di Amnesty International, incredibilemente poco seguito, trasmette i valori della ONG attraverso le frasi dei grandi leader, immagini di libri, film poster. E, naturalmente, anche la collezione di magliette. La rivista Real Simple è riuscita ad aggregare 28.000 followers, con delle Board tematiche per prodotto.

Non sono stato il primo a chiedersi se Pinterest potesse essere utile per le istituzioni culturali. Jim Richardson, consulente inglese di social media marketing per le istituzioni culturali, ha sollevato la questione su Twitter qualche giorno fa. Probabilmente tutto parte da Pinterest stesso, che sul suo blog parla degli utilizzi che le non profit possono fare dello strumento. Jenni Fuchs, la blogger dietro Museum Diary, sta compilando una lista dei musei americani che stanno utilizzando (con risultati alterni) questo mezzo.

I risultati di una prima e rapida ricerca su Pinterest e istituzioni culturali hanno superato le mie aspettative.
Al primo posto, per qualità e valore dei contenuti, c’è sicuramente lo Smithsonian: l’archivio iconografico del museo di Washington è sempre stato all’avanguardia nella condivisione delle proprie immagini.
Pubblicare il proprio archivio, in forma gratuita, è il modo migliore per incrementare la fruizione del patrimonio iconografico e lo Smithsonian l’ha fatto già nel 2008, pubblicando una buona parte del proprio archivio su Flickr, con licenza Creative Commons.
La pagina dello Smithsonian’s Archive of American Art su Pinterest è bellissima.

Citation: Edwin Boyd Johnson, Chicago, Ill. christmas card to Kathleen Blackshear, Chicago, Ill., 1937 . Kathleen Blackshear and Ethel Spears papers, Archives of American Art, Smithsonian Institution.

Le immagini della collezione sono accuratamente organizzate, catalogate e descritte.

La New York Public Library usa lo strumento in due modi (entrambi che implicano un approccio curatoriale). Primo, attira l’interesse con dei contenuti “pop”, che siano fotogrammi di film in cui appaiono dei libri o copertine accattivanti. Secondo, per incentivare la lettura, suggerendo dei libri.

Il Chicago History Museum, invece, devia l’utilizzo dello strumento e condivide dei “dietro le quinte“, in cui mostra le fasi di allestimento. Un utilizzo interessante ma forse poco coerente con il medium. Tra i miei preferiti il National Cow Boys Museum, che colleziona (tra le altre cose) immagini vintage di Cow Girls. Imperdibile.
Il Columbus Museum usa Pinterest nel modo più immediato che potremmo immaginare: per esporre una parte della collezione, in questo caso ha creato una Board con una sotto-collezione di artisti moderni.

Il Moma di San Francisco si distingue con un approccio più serio e più curatoriale. I titoli delle Boards non sono didascalici, ma evocativi, come fossero titoli di mostre.
I coniugi Bernd and Hilla Becher, per esempio, finiscono in una gallery intitolata “Drips and Drops” e l’immagine, accuratamente descritta e didascalizzata, è collegata alla scheda dell’opera sul sito del museo.

Source: sfmoma.org via SFMOMA on Pinterest

 

In Italia, Palazzo Madama (di Torino) sembra essere tra i primi musei ad aver aperto un profilo. Contenuti e follower scarseggiano, comprensibilmente: la piattaforma è ancora in fase embrionale, nel nostro paese.

L’editore d’arte Electa, che potrebbe beneficiare incredibilmente da un servizio come Pinterest e che avrebbe infiniti contenuti da offrire (dalle copertine dei volumi ai contenuti dell’archivio, 2 milioni di immagini) ha aperto un account proprio mentre sto scrivendo queste righe. È comunque tra le primissime case editrici, insieme a Penguin e a poche altre, secondo il recentissimo report di blogads (blogads sta organizzando una conferenza su libri e community management, il 15 febbraio, qui).

 

Naturalmente, qualunque cosa facciano musei, archivi e biblioteche arriva in ritardo rispetto a quello che fanno gli utenti: una semplice ricerca con la parola chiave “museum” o “books” restituisce centinaia di risultati, ordinati, descritti e di alta qualità. Alcuni utenti creano il proprio museo ideale, raccogliendo le loro opere preferite, complete di commenti, riferimenti e citazioni.

 

Cosa ho imparato da questa rapida review di Pinterest?

  • il sistema di ricerca di Pinterest è lentissimo e terribile
  • Pinterest ha già una base di utenti ampia e consolidata, e ha già mostrato risultati interessanti in ambito aziendale
  • Le istituzioni culturali su Pinterest sono poche e, per ora, hanno scarsi risultati e un utilizzo del mezzo che non è certo eccitante
  • Probabilmente Pinterest costituisce un mezzo di comunicazione e promozione molto potente per tutti i content holder: biblioteche, archivi, musei, case editrici
  • Come in tutti i casi, bisogna avere qualcosa da dire. Qui è la content strategy a fare la differenza.

Probabilmente, da questa review mancano molti casi e molte istituzioni culturali. Se ne conoscete qualcuna in più datemi una mano con una segnalazione, nei commenti o via twitter. Grazie!

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