Second Life ora dicono che sia un “bluff”.

“E’ morto il RE, viva il RE..”

Il caldo Agosto si abbatte su Second Life, un articolo pubblicato su Wired (How Madison Avenue Is Wasting Millions on a Deserted Second Life) fa girare la testa a molti.

In sintesi:
Wired nella sua analisi afferma che Second Life è un mondo “deserto”, ridimensionando il numero dei suoi cittadini , da 9 milioni a 300.000 utenti attivi, stroncando così di conseguenza tutti gli investimenti pubblicitari/marketing che numerose società sparse per il globo hanno compiuto nella terra virtuale. Causa del collasso i media: che nei mesi scorsi han riempito pagine, articoli e servizi di fantasie piuttosto che di descrizioni attinenti ai fatti, sovralimentando così un mondo che in realtà (e in virtuale) non esisteva.

Così le stesse testate che prima han citato Second Life circa 7.870 volte con tanto di trafiletti, prime pagine, libri in allegato e quant’altro, oggi, dopo l’articolo di Wired, propongono un visione diametralmente opposta con allarmanti aperture quali:

ROMA – Second Life? Ormai vive sulla carta stampata. L’originale, quello aperto in Rete nel 2003 dalla Linden Lab, è un luogo solitario pieno di cattedrali nel deserto sempre vuote. [..]

La mia idea..
.. è che in questo tempo SecondLife e i suoi abitanti/utenti se ne siano sempre rimasti li dove sono, ben lontani dall’inchiostro della carta stampata. Ieri si urlava all’evento, al “nuovo mondo” , oggi al collasso, all’esplosione della bolla ma i numeri sono sempre rimasti li, ben visibili e analizzabili da chiunque.

Second Life non è un deserto o quanto meno è un deserto tanto quanto lo è stato prima: in un post di Febbraio analizzavo i dati sugli accessi comunicati dal sito di LindenLab comparandoli con quelli comunicati dai media, il gap era immenso: 3 milioni di utenti dati per presenti dai giornali contro i 300000 che settimanalmente realmente si loggavano al sito/client.
Dopo circa sei mesi il numero dei media è triplicato, oggi a quota 9 milioni, ma a quanto pare il numero dei giocatori attivi rimane lo stesso, 300000.

In un tempo ed in un modo dove nulla è cambiato dove gli accessi giornalieri sono pubblicati in prima pagina è incredibile pensare come quanta gente abbia potuto scriverne senza avere una minima idea di base.

Dal punto di vista economico, del ROI, è difficile poter prevedere quale sia il ritorno d’immagine e d’investimento di una società che si affaccia su SL, perchè in parte manca il corretto numero di utenti su cui basare il calcolo, dall’altra la composizione dei cittadini virtuali, rilevata da Komjuniti, crede che:

il 72% dei Second Lifers è sfavorevole e non gradisce la presenza di questa forma di advertising,
il 30% non è consapevole dell’esistenza dell’advertising,
il 42% pensa che sia solo una moda passeggera del momento.
Solo il 7% lo considera come un’influenza positiva per il Brand image verso il comportamento d’acquisto.

Senza considerare i limiti strutturali posti dall’interfaccia, dalla lingua e dalla struttura del mondo virtuale (un sim arriva a contenere 40 persone al massimo), pare chiaro che fin ad oggi, oltre ai casi sempre citati ma mai verificati, il ritorno degli investimenti su SecondLife proviene solo in minima parte dall’universo virtuale, maggiormente dai media che cavalcando l’onda d’interesse offrono comunicazione commerciale/istituzionale sotto forma di articolo di giornale.

In tal modo la decisione d’investimento si semplifica, riducendosi ad un trade-off fra costi di acquisto di spazio pubblicitario su più testate e costi di consulenza/realizzazione della propria presenza in SecondLife.

ora che il re è morto, si potrà pensare ad offrire contenuti strutturati e non obsoleti cartelloni pubblicitari virtuali…

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