“Metti un politico in rete” – Social Media e Politica 2.0

L’amico Armagio (Twitter @armagio)mi ha chiesto qualche spunto sull’argomento “Politica e Social media” per un articolo da pubblicare oggi su Bresciaoggi.

Con Uncle Pear ho avuto modo di seguire alcuni politici nel loro sbarco sulla rete, fra questi uno dei candidati sindaco al comune di Venezia. Il mondo politico è un mondo molto complesso e delicato da trattare: anche per questo abbiamo deciso di non pubblicare questi lavori nel nostro portfolio.

La presenza online, per un uomo politico, è ormai qualcosa di imprescindibile: tutti si sono accorti che è fondamentale avere un blog, una presenza corretta su Facebook e su Twitter. Ma qual è il modo per avere una presenza online funzionale, che costituisca veramente una leva di informazione e influenza nei confronti della cittadinanza? E quali devono essere gli obiettivi di una campagna di social media marketing politico?

A mio parere gli obiettivi devono essere tre:

1. ascoltare. Ignorare le conversazioni online è un errore gravissimo. Ogni strategia online adeguata parte dall’ascolto continuo e dal monitoring di quello che succede online, attorno al candidato, al partito, ai temi importanti.

2. comunicare. Utilizzare correttamente blog e social network per disintermediare la comunicazione politica, parlando direttamente ai cittadini, senza il “filtro” dei media

3. coinvolgere. Rispondere alle domande, entrare nel merito dei problemi, stare vicino al proprio elettorato. i social media sono un continuo bagno di folla: farne tesoro, perchè questa opportunità non vada persa.

Vediamo come.

È passato molto tempo dal caso Obama (una delle più importanti esperienze di social media marketing politico) a oggi, soprattutto se pensiamo all’estrema velocità con cui cambia la comunicazione online. Nel 2010 un uomo politico italiano (o bresciano) non può accontentarsi di scopiazzare la formula Obama, sia perchè oggi le tecnologie sono cambiate ma sopratutto perchè la nostra realtà è differente e le modalità di utilizzo degli strumenti web vanno adeguate al contesto.

Oggi un blog di un esponente politico è un ottimo canale per disintermediare la trasmissione dei contenuti istituzionali come il proprio programma, la propria visione e i propri comunicati.

I social network offrono molto di piu: ci consentono di passare da una comunicazione broadcast a una comunicazione 1v1 (riscoprire un approccio diretto con l’elettore, una democrazia di paese, in cui il politico può rispondere alle domande dei cittadini, una a una).  Se blog e sito istituzionale  sono un megafono per la voce del politico, Facebook e Twitter sono strumenti di engagement: servono a coinvolgere, a dimostrare in solido “il saper fare politico” del candidato. Il politico deve sapere attirare l’attenzione verso i contenuti rilevanti e farsi portabandiara online delle causa a cui tiene cercando di coinvolgere l’elettorato fan: vince insomma l’essere maggiormente personali, schierati, decisi e l’azione diretta.

Consigli in pillole:

1. Avvalersi di consulenti giovani, under 30 – come ha fatto Niki Vendola (il governatore della Regione Puglia, la cui comunicazione online è gestita da un gruppo di giovani professionisti, FF3300). Il cambiamento sta nei giovani e questi sono quelli che avvertono prima le tendenza della rete e capiscono come sfruttarle al meglio.

2. Parlare nelle piazze giuste – a seconda del target politico, scegliere accuratamente i social network sui quali intervenire: Facebook permette di mirare a un preciso segmento geografico e demografico, mentre Twitter raccoglie l’attenzione di influencer, giornalisti, professionisti. Scegliere, per non disperdere gli sforzi, e cambiare registro coerentemente con il medium.

Come fa Di Pietro, che è presente su tutti i social network (Facebook, Twitter, YouTube, blog) e che fa uso di tutte le strategie (viral). Oppure come fa Ivan Scalfarotto, che parla con micro-circoli di elettori (riunioni informali di 5-10 persone) via Skype: immediato, diretto, gratis.

3. Sposare cause sociali online – com’è composta l’agenda politica del candidato, in termini di interventi, cambiamenti, obiettivi? Probabilmente sulla rete un gruppo di persone sta già combattendo per lo stesso motivo: dare un supporto pubblico alle cause rilevanti significa sfruttare ciò che è già presente in rete. Accorrere dove c’è un problema, e dare la propria risposta.

Come fa Dario Franceschini, che su Twitter esprime le proprie idee, risponde a molti e fa addirittura gli auguri di buon compleanno a Veltroni.

4. Spingere al massimo – nei mercati online chi vince prende tutta la torta. Internet non è un posto per chi vuole arrivare secondo: è meglio mettercela tutta, provare le idee più forti, mettere in atto tutte le strategie, senza timore. Ricordiamo che la rete ha premiato molti newcomer, che hanno saputo sfruttare al massimo lo strumento.

Vale la pena di spingere sulle esperienze online, consapevoli del fatto che si costruisce una fan base solida, che rimane nel tempo e che è possibile coinvolgere, attivare e valorizzare in molti modi.

Naturalemente ogni politico e ogni idea costituiscono un caso a sè. Le differenze ci sono e sono rilevanti.

Questo post è stato scritto a 4 mani: grazie Alessandro Mininno (@Alekone) !

Seguono alcune slide di Uncle Pear, utili anche se un pò datate (Gennaio 2010).

Chiara Pelizzari – Enterprise 2.0: L’esperienza di Project Group

Gli studi e la ricerche sul “caso Project Group” continuano!

Quando riesco a collaborare con studenti e laureandi sono sempre molto contento: da quelle parti, critiche e consigli sono sempre più originali rispetto alle voci del mercato 😉

Nel pomeriggio di oggi e nella mattinata di domani verranno presentate presso la facoltà di Economia dell’università degli studi di Brescia due nuove tesi sul tema Enterprise 2.0.

La prima delle due tesi è di Chiara Pelizzari dal titolo “ENTERPRISE 2.0: L’esperienza di Project Group“. Chiara ha fatto uno stage da noi di qualche settimana:  ha toccato con mano wiki, blog, twitter ed altri social software, ha inoltre collaborato con i consulenti e organizzato su wiki le informazioni giornalmente raccolte per la sua ricerca.

La tesi divisa in 5 capitoli ha un interessante taglio che mi piace definire GTD , per la logica e concretezza con il quale è stata pensata. Nel suo lavoro Chiara introduce i concetti base dell’enterprise 2.0, ne analizza poi i cambiamenti organizzativi e culturali nell’azienda. Dal terzo capitolo in poi lo studio vira sulle PMI: ne descrive i casi di successo, ne individua le criticità e cerca le soluzioni più adatte alle loro esigenze tra le offerte dei vendor internazionali. Ecco l’indice:

  1. Enterprise 2.0
  2. Le dimensioni del cambiamento,
  3. Enterprise 2.0 e PMI,
  4. L’esperienza di Project Group,
  5. Il mercato dei vendor internazionali

In bocca al lupo Chiara!