Perchè a docenti e ricercatori dovrebbe piacere Twitter?

Quando l’Università di Ingegneria di Brescia mi ha chiesto di parlare di social network a docenti e ricercatori, mi sono interrogato molto sul problema. Gli argomenti di cui mi occupo di solito (marketing e comunicazione, per esempio) trovano un’applicazione immediata ed evidente sui social media. Per la ricerca accademica questo contatto non è così immediato.

Ho pensato di approfondire l’argomento, chiedendo a persone che lavorano nel mondo accademico (un piccolo gruppo di contatti personali) quali fossero le applicazioni, se ci sono, di strumenti collaborativi e social software nel loro lavoro.

Cercavo risposta a queste due domande:

  • I social media possono costituire una fonte per la ricerca? (una fonte di dati, o di notizie, o un riferimento)
  • I social media sono lo strumento adatto per la diffusione dei contenuti scientifici?

Ho raccolto le risposte (per fortuna molto eterogenee) nelle slide che riporto in fondo a questo post. La piccola review dei casi internazionali ha confermato che le università statunitensi sono molto brave a comunicare sè stesse e a comunicare il proprio lavoro (una su tutte: la Butler University, che ha scelto un cane/mascotte come avatar di Facebook http://www.facebook.com/butleruniversityalumni ). Quelle italiane, probabilmente, un po’ meno. Per esempio, nessun italiano nella lista “le università più influenti su Klout“.

È un peccato: comunicare bene il proprio lavoro (che sia un paper universitario o un nuovo corso di laurea) è un aspetto fondamentale di qualunque professione.

La mia raffica di interviste su twitter ha restituito un buon numero di risposte interessanti. Ne riporto alcune.

 

 

 

Ho anche scoperto che alcuni ricercatori twittano con l’hashtag #phdchat. (Principalmente, si lamentano di essere in ritardo con il proprio paper. Ma lo fanno in modo aulico, vale la pena dare un’occhiata).

In generale, sembra che il mondo accademico possa beneficiare in diversi modi da un utilizzo corretto dei social media (le opinioni raccolte confermano questa tesi). Non è ancora chiaro in che modo, però. Nelle slide ho evidenziato qualche best practice, se avete casi o spunti da aggiungere sono – naturalmente – ben accetti.

Social Media Polveriera: 6 casi BOOM BOOM BOOM!

edit: mi becco un bell’OLD Sound Scape è uscito prima con un post simile al mio 🙂 Comunque l’ho scritto ed ora ve lo beccate lo stesso…

L’italia del ballotaggio in questi giorni è in forte aria di MEME, basta una scintilla e tutto scoppia, proprio come in una polveriera, esplosioni a catena!

Andiamo con ordine, iniziamo dalla politica:

1.#morattiquotes – raccoglie fake quote riferite al sindaco Letizia Moratti.

Il meme inzia su twitter e prende piede dopo il confronto TV, Pisapia Vs Moratti. Confronto che si chiude in notizia da prima pagina su tutti i giornali a causa  delle accuse mosse dalla Moratti contro Pisapia, accuse riconosciute false/fuorivianti dalla stessa Moratti, oggi tutto è (quasi) risolto tra strette di mano, denuncie e videoscuse. link.

La rete prende  spunto dalle parole del candidato per inondare twitter di fake quotes, false citazioni, a nome della Moratti. Risposta di un media digitale ad un media analogico, ah no oggi è digitale pure quello! 😀

2. Red Ronnie Vs. Pisapia

Con questo commento Red Ronnie vince il premio dei premi, il sogno di ogni social media manager, l’incubo di ogni community manager: 80000 commenti al giorno sulla propria bacheca!

Un’invasione che per giorni ha bombardato la pagina del cantante passata da 3000/4000 fan a 20000 di commenti che ironicamente supportano la voce di Red Ronnie, addossando al candidato Pisapia colpe per i fatti più assurdi.

La pagina del cantante oggi è stata moderata, visibili solo i commenti dell’admin.

3. #Sucate il finto quartiere di Milano … – (Twitter trend in Italia)

… lamenta la costruzione di una Moschea in via  Giandomenico Puppa, per voce di Orghi utente in Twitter.

L’utente riceve risposta e supporto dall’account ufficiale di Letizia Moratti che, a quanto pare, non si accorge dello scherzo giocato. L’allegra storia è raccontanta in modo molto dettagliato qua sul ilpost.

In twitter esplote l’hastag #sucate, usata per lo più per descrivere sarcastici disservizi ed festosi eventi nel finto quartiere.

4. Lunarchia (la figlia di Red Ronnie) Vs la rete

In Difesa del padre Lunarchia pubblica un paio di video, il primo è una risposta tagliente alla rete, un’accusa contro tutti gli utenti di #FB impegnati a spammare la bacheca del padre. La videodifesa, a quanto pare non riesce ed anche il video viene floodato di commenti e unlike su youtube.

Per difendere la videodifesa, in una vortice che spinge verso il basso, lunarchia pubblica un secondo video e mette offline il primo. Nemmeno questo secondo tentativo sembra riuscire, oggi solo per questo secondo video siamo a 28399 view e 453 dislike.

5. Gigi d’Alessio e il concerto

Annunciata la presenza al concerto per la chiusura della campagna elettorare della Moratti la pagina di FB del cantante viene invasa da commenti di fan delusi.

Oggi anche questa pagina è moderata, questo permette ad ogni status update di raccoglie qualcosa come 200 commenti e 300 like.

Alla fine Gigi d’alessio non canterà. link.

La reputazione online di Gigi ha comunque qualche problema …

 

6. #dilloaobama (Twitter trend in Italia)

L’ultimo caso, riguarda la nuova hashtag “dillo a Obama” nata dall’ultimo scenario proposto dalla politica internazionale, una frase del premier italiano riferita di sfuggita al presidente americano.

Dillo a obama è un confessionale online aperto a tutti dove ogni persona può rivelare i propri più intimi segreti al presidente USA.

Stats!

 

Cybersquatting 2.0

Ne è passato di tempo, ma dagli anni 90 ad oggi il cybersquatting non ha mai veramente abbandonato la rete. Dalle classiche cause, ora da manuale, relative ai domini più noti e “famosi” al 2.0.

Cosa sta succendendo?

Mi è capitato in questi giorni di trovarmi di fronte a questo problema per un paio di marchi registrati esistevano già pagine e vanity url su facebook.

Prima d’ora non avevo mai valutato la pericolosità (o il valore?) della cosa, è chiaro però che trovare centinaia di utenti iscritti ad una pagina, convinti della sua ufficialità, può essere un problema. Ancor più quando utenti un pò sprovveduti si rivolgono direttamente (in bacheca) al “falso” proprietario ponendogli questioni e domande commerciali.

Facebook permette da qualche mese di registrare pagine commerciali e relativi sottodomini (per facebook appunto vanity url). Le organizzazioni stanno aprendo le proprie pagine nel network portandosi dietro investimenti di marketing, advertising e design, così come per myspace anche per facebook si sta affermando un nuova “tipo” di webdesign specializzato, ne è un esempio il sito showcase customfacebookpage.

Come risolvere il problema a monte? Cercando qua e la per la rete ho trovato qualche interessante link che cita leggi e policy.

Facebook Pages informazioni generali sul trademark

Facebook tutela quindi tutte le proprietà intellettuali e i marchi. In meno di 24h mi son visto restituire pagine e vanity url. Segue un secondo gruppo di link con pagine di help e form di richiesta.

Segnalazione di un nome utente in violazione / Restituzione del vanity url

e per twitter ?

Per Twitter la questione è molto più difficile. Non avedo un sistema pubblicitario che si fa garante del diritto di proprietà intellettuale –  il far west è ciò che si è scatenato nei mesi scorsi: parecchi sono i grossi nomi che si son visti il “proprio” profilo occupato (con tanto di follower), da Burger king a Nike. I tweet di CyberSquatters sembrano raccontare questo mondo sotterraneo che oggi con il social media marketing a portata di PMI sembra emergere molto velocemente.

e per tutto il resto?

Con strumenti come knowem.com o namechk.com ci si può difendere bene dall’occupazione dei propri domini. In più con 600$ ci si può registrare su 300 socialnetwork in automatico. Lo stesso vale per il cybersquotter però! 🙂