Top Mobile Campaign di @Pietro_colella

I device mobili godono di un’altissima diffusione in tutto il mondo dove esistono circa 5 milioni di telefoni cellulari, pari al 72% della popolazione mondiale. In Italia il successo del mobile web è stato determinato dalla crescente diffusione di smartphone, delle tariffe flat e dallo sviluppo delle reti di terza generazione. Oggi si assiste a una specializzazione delle attività di marketing che puntano a migliorare l’efficienza delle varie azioni lungo le fasi che compongono il processo di acquisto del consumatore. La definizione di una strategia multicanale è fondamentale e si basa su 3 elementi chiave: la strutturazione dei divesi canali e infrastrutture, la definizione dei contenuti e l’identificazione dei diversi contesti di partecipazione.

Quelle che seguono sono una serie di campagne che hanno ottenuto grande successo proprio perchè chi le ha realizzate è riuscito a creare il giusto connubio tra questi elementi.

App Game

La campagna multimediale di Refin Ceramiche è stata premiata per ben 2 volte (Best Innovation e Best Engagement, potete trovare qui maggiori info) agli Italian Mobile Advertising Award (qui il sito ufficiale). L’applicazione, disponibile per iOS e Android, permette di trasformare le immagini combinando le 4 famiglie di colori e le diverse dimensioni del prodotto ceramico. Le foto realizzate possono essere condivise sui vari social network e potevano partecipare ad un concorso che permetteva ai vincitori di esporre le proprie immagini al Fuorisalone di Milano dal 17-22 aprile.

L’applicazione, che si rivolge sopratutto ad un pubblico attento alle tematiche dell’arredamento, dà spazio alla fantasia mediante la ricerca delle combinazioni migliori tra colori e le dimensioni del mattoncino.

Intel ha deciso di investire in maniera massiccia sul mercato australiano. Il target principale sono i soggetti di età compresa tra i 18 e 39 anni con una buona attitudine verso l’informatica. L’80% di questi soggetti utilizza lo smartphone e lo fa anche al lavoro per chattare e condividere informazioni. L’azienda, quindi, ha realizzato un portale mobile (in HTML5, quindi multipiattaforma) che contiene 4 minigiochi: musica, gaming, video, design allo scopo di aumentare l’engagement in relazione agli interessi dei diversi soggetti.

L’ obiettivo finale è quello di far sperimentare al consumatore una entusiasmante esperienza visiva grazie a Intel e ai suoi microchip di seconda generazione. I minigiochi si compongono di una serie di livelli sempre più difficili e l’utente può condividere sui socialnetwork i suoi score.

Un caso sicuramente interessante è quello di Heineken. Recenti ricerche (Pini, Noci in Mobile Marketing) dimostrano che sempre più persone utilizzano i device mobili contemporaneamente con altri mezzi di comunicazione, ad esempio la televisione o la radio. È proprio questo il fulcro dell’applicazione Star Player

Il funzionamento è intuitivo: l’utente, registrandosi, può fare delle scommesse live semplicemente cliccando. Si può scommettere sull’evento gol nei 30 secondi successivi al click, sull’esito del calcio d’angolo o del calcio di punizione, sulla direzione nella quale verrà battuto il calcio di rigore. Tutto ciò avviene “one-click”. Nei momenti di minore foga agonistica durante la partita, vengono proposti dei quiz che permettono di guadagnare altri punti. Il giocatore può sfidare tutti nella classifica globale oppure può creare una lega personalizzata tra amici. Ritengo questa iniziativa veramente geniale: viene sfruttata completamente la multicanalità, incrodiando online e offline. La birra durante la partita è un must per tutti gli appassionati, l’applicazione aumenta l’engagement creando una sfida all’interno della sfida principale, cioè la partita. Tutto il resto vien da sè!

QR Code

Negli ultimi periodi si assiste ad una crescita nell’impiego dei QR Code all’interno delle campagne di comunicazione. Se pensavate che il boccale di Guinness Nera fosse l’idea dell’anno. Lo Shadow QR Code creato in Korea per Emart non è da meno. Durante l’ora pranzo, precisamente nella fascia oraria dalle 12:00 alle 13:00 i supermercati sono semi deserti. Un modo per portare le vendite a livelli normali è quello di dare al consumatore un’esperienza unica durante le ore di pranzo.

È stato creato un un QR Code a grandezza d’uomo che è utilizzabile esclusivamente nell’ora di pranzo. Chi riesce a fotografarlo viene automaticamente proiettato nel “Sunny Store” dove sono disponibili una serie di sconti e un buono di 12dollari utilizzabile esclusivamente durante quell’orario. La semplicità dell’idea sta nel fatto di non portare i clienti nel negozio, ma di stimolarli all’acquisto con una esperienza nuova e forse unica.

Realtà Aumentata

Spesso si assiste all’utilizzo congiungo di QR Code e Realtà Aumentata. C’è un’applicazione che ha vinto 4 leoni d’oro al Cannes International Festival Of Creativity, un Bronze Titanium e un Integration Lion. L’applicazione realizzata per iOS sfrutta la realtà aumentata ed è stata creata per reclutare degli studenti di medicina degni di avere una borsa di studio alla Defence Force University nel ruolo di Medical Officer. Gli utenti devono prima scaricare dell’applicazione “Mobile Medic”. Su 3 poster ci sono 3 pazienti da analizzare; inquadrandone uno con il loro device possono esaminarlo con diverse tecniche (TAC, raggi X, angiografia, stetoscopia, ECG e ultrasuoni) al fine di fornire una diagnosi complessiva, a questo indirizzo è possibile provare l’esperienza online.

Dopo aver effettuato la diagnosi gli studenti possono comunicarla all’applicazione inserendo i propri nominativi. I migliori vengono poi scelti per partecipare alle selezioni per la borsa di studio. Engagement ed esperienza di gioco sono il punto di forza di questa applicazione

Un altro caso è quello della Coca-Cola in Brasile. L’azienda è riuscita a realizzare un’applicazione che mostra una notevole coerenza con le necessità dei consumatori e le caratteristiche del brand. La campagna si rivolge ai giovani brasiliani, provenienti dalla classe media emergente, grandi utilizzatori di telefonini ma che non possono permettersi un piano dati soddisfacente: oltre l’80% del target utilizza infatti un telefono prepagato. L’utente, previo download dell’applicazione, inquadra il distributore di felicità. Dopo aver premuto la leva con un telefono cellulare, esso si connette tramite Wi-Fi al browser Coca-Cola, e fa il pieno di traffico dati. 20 megabyte sono “20 litri di felicità” che possono essere utilizzati per i Social Network, per la radio e per le previsioni del tempo. Naturalmente, si può tornare per ulteriori ricariche.

L’iniziativa è stata testata in una spiaggia di Copa Cabana e poi realizzata sull’ “Happiness Truck” dove era anche possibile vincere dei gadget marchiati Coca-Cola. Questa campagna è geniale in un mercato in via di sviluppo come quello brasiliano e colpisce molto come inserendo un nuovo “elemento tecnologico” i creatori siano stati in grado di mantenere una certa coerenza.

Poco tempo fa è stata lanciata l’iniziativa della Wonderbra che mescola l’utilizzo di QR Code e la Realtà Aumentata. Per tutto ottobre e novembre nelle varie città inglesi sarà facile vedere cartelli pubblicitari come questi.

Quello che colpisce immediatamente è che una pubblicità di intimo presenti una donna, la modella ventunenne Adriana Cernanova, completamente vestita. Il QR Code in basso contiene il link per scaricare l’applicazione disponibile su Android e iOs dal nome Wonderbra. Inquadrando l’immagine è possibile vedere, grazie alla realtà aumentata, cosa c’è sotto. È stata aumentata anche la portata virale dell’azione di comunicazione permettendo sia di condividere sui social network la propria esperienza, sia di utilizzare l’applicazione anche con un video direttamente sul computer, il link qui . In questo caso pare che la realtà aumentata funziona con l’audio del video. La presenza di un mini catalogo all’interno dell’applicazione non è uno strumento di call-to-action ma semplicemente è in coerenza con lo scopo dell’applicazione cioè quello di mostrare ai consumatori i prodotti wonderbra in un modo diverso dal solito, senza recarsi in negozio, cosa che spesso imbarazza gli uomini.

Geolocalizzazione

La catena di ristoranti Buffalo Wild Winds ha combinato la geolocalizzazione con la gamification. Taggandosi nei propri punti vendita, i consumatori potevano partecipare, grazie ai loro devices, a mini giochi che avevano come premio menù, bevande ed un viaggio. Le proposte che venivano fatte ai consumatori erano legate al mondo dello sport, in quanto la catena è riferita a quel target. L’obiettivo era quello di generare media buzz e di migliorare il ristorante rendendolo in posto dove è anche possibile divertirsi con gli amici e, perché no, vincere dei simpatici premi. I consumatori venivano invogliati a giocare grazie alla cartellonistica, ai flyer sui tavoli e a mini spot nel circuito televisivo del locale. I player guadagnavano punti vincendo le varie sfide, sharando i propri risultati, le proprie immagini e sbloccando badge. I punti ottenuti davano diritto a dei reward concreti: 3 punti per un buono sconto di 5 dollari, 20 punti per una coca cola gratis e 30 punti per elette di pollo gratuite. I risultati ottenuti sono stati strepitosi, qui potete trovare un riassunto.

GranataPet Snack è un’azienda che produce cibi per cani che ha deciso di realizzare una campagna che integra geolocalizzazione e affissioni. I consumatori sono più attenti alle esigenze del proprio cane quando si trovano insieme ad esso, quindi il momento migliore è la passeggiata giornaliera. I potenziali consumatori quando passano avanti all’installazione di GranataPer vengono attratti dallo slogan “Check in! Snack out!”. Se fanno il check-in su Forsquare il dispenser inferiore eroga i nuovi croccantini per il cane che può liberamente mangiarli.

Prossimità

L’utilizzo delle tecnologie per realizzare campagne di prossimità è, al giorno d’oggi, ancora troppo limitato. Generalmente per realizzare queste campagne si utilizzano antenne Bluetooth oppure RFID. I primi risultano attualmente sconvenienti per una serie di motivi. I costi sono elevati se rapportati alla copertura che hanno i ripetitori, in media una decina di metri, anche se si può arrivare a 100 ma con costri elevatissimi. E’ possibilie, sfruttando le onde radio, scambiare file multimediali però è necessario che chi riceve accetti la connessione e rimanga nei pressi dell’antenna finchè non è stato ultimato il trasferimento. E’ quindi complesso generare formati audiovideoimmagini che siano compatibili con tutti i telefonini (ce ne saranno decine di migliaia in circolazione. Ancora, i dispositivi Apple comunicano solo tra di loro e non con altre fonti bluetooth, quindi scegliere tale tecnologia significa tagliare fuori una buona fetta di consumatori. Per ultimo, questo canale di comunicazione viene spesso utilizzato per azioni call-to-action, piuttosto che per fare branding. Questo non vuol dire che non lo si possa fare però case study dimostrano che inviare uno sconto promozionale via bluetooth ad un utente per invitarlo ad entrare nel negozio risulta più efficace che inviare altri tipi di messaggi. Per ciò che concerne la tecnologia RFID si possono citare alcuni esempi a livello internazionale. Ad esempio Facebook alla F8 Conference ha distribuito delle tessere speciali dotate di RFID. Dopo aver collegato il proprio profilo alla tessera, l’utente, poteva fare check-in o mettere Mi Piace semplicemente strisciando la tessera sui vari punti di interesse e condividere le proprie attività, sotto potete vedere come diventa semplice tracciare il percorso che hanno svolto i singoli soggetti.

Al MotorShow di Bologna, Opel ha realizzato una campagna utilizzando i RFID. L’utente doveva prima ritirare la tessera RFID dal padiglione Opel in modo da linkare il proprio profilo. Successivamente aveva la possibilità di esprimere il proprio like sulle vetture, postare contenuti e foto, aggiornare il proprio status.

Uncle Pear

Oggi abbiamo finalmente lanciato il nostro progetto principale: Uncle Pear!

Concentrando l’esperienza accumulata in questi anni in ProjectGroup e aggiungendo al team nuove super teste della rete, oggi, siam pronti per uscire allo scoperto 😉

In questo periodo stiamo conoscendo sempre più persone che come noi credono in un futuro un pò più… mmm … direi “semplice” dove la tecnologia, le TLC ed il web sono strumenti di business al pari di una penna, un blocco note o un xls (!).
Per questo penso ad un organizzazione nuova che sia capace di studiare di volta in volta soluzioni differenti, migliori, più facili e al passo con i tempi.

Per ora basta così, qui i link per il sito/portfolio, twitter e facebook!

-“imparo imparo imparo
Golden Boy come Kintaro

Enterprise social 2.0 – Rip or Roi report (part 2)

Ecco il report della seconda giornata di Enterprise Social 2.0 – Rip or Roi

1. Tormod Askildsen, Senior Director for Community Development – LEGO

Lego ha un incredibile seguito su tutti i network: esistono 275k video su di loro su youtube. Dicono: noi non siamo i proprietari del brand, sono gli utenti i proprietari del brand.

Tra i progetti che portano avanti:

– Lego Certified Professionals
– Lego Factory (crowdsourcing dei modellini)
– Lego Architecture (joint venture con un architetto)
– Lego Fan Media Business (rivista)

CUUSOO

Le persone possono costruire modelli, farli votare e quando un modello supera mille voti viene messo in produzione e l’autore percepisce delle royalty: per ora è successo solo a un modello.

Lego è un ecosistema che produce e consuma valore relazionale: il compito dell’azienda è facilitare le realazioni azienda-fan, ma anche le relazioni tra i fan.

L’ipotesi di base è che c’è già molto entusiasmo intorno al brand ed è possibile, per l’azienda, creare delle realzioni.

LegoClick.com

2. Jussi-Pekka Erkkola – NOKIA
“Re engineering marketign and changing the mindsets”

Nokia sta cercando di ristrutturare il proprio business da produttore di cellulari a fornitore di contenuti.
Si parte dalla sm strategy: hanno cinquanta account su Twitter.

Marketing

Product
Place      | – > product creation
Price      /

Promotion -> marketing / communication

Are we gatting immune to “advertizing”? Nokia mostra una heat map in cui nessuno clicca sulla pubblicità

Owned, bought and earned media

Niche is becoming the norm

I media “earned” guadagnati sono la forma di comunicazione che riscuote più fiducia tra i consumatori, ovviamente

Portare l’idea “connecting people” sut tutti i versanti, anche all’interno dell’azienda. Nokia è su diversi mercati, diverse nazioni che usano device diversi.

Cos’è il marketing in un mondo digitale? Non possiamo più pensare che il tradizionale funnel funzioni ancora. Il marketing è una conversazione. Ascoltare, in alcuni casi, è meglio che parlare.

“Conversation is the new conversion”

Nokia divide così la sua strategia:

owned media -> clienti

bought media -> estranei

earned media -> contatti con i quali c’è una conversazione, fanbase

Tendenzialmente Nokia vorrebbe diminuire i media “bought” a favore degli altri due.

Nokia intende aumentare l’importanza dello sviluppo di prodotto: concept, production e media buy, ora il rapporto è 15-15-70, lo vogliono portare a 30-30-40.

Il marketing deve essere sostenibile: andare oltre la singola campagna, andare avanti, continuare a parlare alla fanbase.

Il marketing deve essere Scalabile: costruire altri pezzi del prodotto, in modo da consentire economie di scala e una crescita maggiore

Il marketing deve essere Significativo: parlare di meno, fare di più

Il marketing deve essere Misurabile: ROI

Dalle 4 p alle quattro E di ogilvy: Experience, Everywhere, Exchange e Evangelism.

3. Sean MacNiven, Head of Web Services, Global Communication – SAP

“Never let a good crisis go to waste”

Connetti sempre la tua strategia social a un obiettivo.

SAP ha sviluppato un complesso sistema interno di gestione della conoscenza (basato su una wiki di Atlassian Confluence), in cui spicca il “forum” Questions and Answers, che ha totalizzato 50k views, 35k+ voti e più di 500 domande nelle prime 24 ore. Il management risponde alle domande con più voti.

Anche SAP crea delle sm guidelines, formate in modo collaborativo, mutuate in gran parte dalle policy di IBM.

Le community interne sono di tre tipi:

Ecosistemi Aperti

  • Senza confini definiti
  • Legami deboli
  • Introiti psicologici
  • Amplie fluttuazioni

Ecosistemi chiusi

  • Incentivi misti
  • I confini esistono, ma possono non essere chiari
  • Si creano dei gruppi definiti
  • Introiti psicologici
  • Fluttuazioni medie

Team

  • Gestione diretta
  • Limiti organizzativi
  • Poche fluttuazioni

Il cambiamento parte dall’organizzazione: piccoli passi possono portare a crescite notevoli in termini di ROI. La base di tutto è la fiducia nei propri dipendenti.

4. Michael Heiss, Vice President of Knowledge, Innovation and Technology – SIEMENS

Social media and ROi

da rip or roi, a rip for roi.

“All business plan look the same: you lose money for three year (break even), than you start earning. Why should a CEO or CIO believe this business plan?”

Siemens prova a misurare il ROI per TechnoWeb 2.0 come riduzione dei costi (riduzione dei costi di 0,4 mln nell’anno 08/09, grazie alla diminuzione di richieste di supporto tecnico) e massimizzazione dei risultati ottenuti.

TechnoWeb 2.0, in sostanza, è un motore per cercare le persone che conoscono la risposta alle tue domande. L’unico requisito è iscriverti a un social media.

Heiss prova a utilizzare la metodologia della balanced scorecard per calcolare il ROI complessivo dell’iniziativa, focalizzandosi su un indicatore facilmente misurabile: il flusso finanziario collegato alla produzione dell’iniziativa. Tuttavia i movimenti monetari non sono l’unico valore che questa iniziativa genera: use-cases vengono continuamente elaborati e sottoposti al middle-management attraverso una serie di workshop, in modo da comunicare strumenti anche complessi (in questo caso, i mashup).

5. Adam Wallace, Head of New Media Marketing – ROGER SMITH HOTEL

L’hotel newyorkese (Roger Smith Hotel) cerca di essere meglio dell’hotel medio, con collezioni d’arte e una completa presenza online.

La storia è che un membro dell’hotel ha avuto 13 tumori al midollo e ha iniziato a usare Twitter perchè bloccato sulla sedia elettrica. In questo modo ha raccolto una community di persone che andavano agli eventi: ora hanno 5000+ followers su twitter.

In seguito, hanno iniziato a produrre contenuti e a trasmetterli online riscuotendo un ottimo successo: podcast e video prodotti nelle camere, per esempio. Tutti i contenuti vengono realizzati all’interno dell’albergo, dal personale esterno.

Midtown Manhattan Hotels Hotel with Suites in New York City - Roger Smith Hotel - Hotels in Manhattan New York City, NY

Alcuni esempi si possono vedere sul loro canale YouTube: http://www.youtube.com/user/rogersmithnews

Il primo video venne realizzato per creare un po’ di buzz, il secondo per fare qualcosa di divertente (e ottenne 5000 retweet)… e così via.

I risultati sono stai un’incredibile fiducia (loyalty) e un’incredibile quantità di word of mouth. Ed è l’unico tipo di revenues che sono riusciti a misurare. Tra l’altro, Adam Wallace è convinto che quello che sta costruendo è una relazione di lungo termine con i propri clienti.

Poichè il pubblico parla continuamente del brand, tutti i dipendenti devono sapere che sono sul palco, sotto una lente di osservazione, e comportarsi di conseguenza.

6. Ramon De Leon, Operating Partner & Social Media Visionary
DOMINO’S PIZZA CHICAGO


I cannot make money selling pizzas for One Dollar, but I can make money off the conversation it creates

Domino Pizza crea dei contest a tempo: a chi risponde entro un minuto paga la pizza un dollaro… etc!

Regole di ingaggio

– Sii parte della conversazione, o iniziane una

– Controlla le tue impostazioni di privacy

– Usa le liste per categorizzare i tuoi amici

– Sii reale e trasperente: sii te stesso

– Non esistere se non sei disposto a coinvolgerti

La conversazione è la nuova moneta online. Twitter è una miniera di conversazioni.

Ramon de Leon usa uno strumento simile a twitterdeck (monitter) per controllare la localizzazione dei tweet per area geografica.

Se il “fuoco” arriva dai social network, abbiamo bisogno di “acqua” per spegnerlo: monitorare costantemente e rispondere a tutti i problemi e a tutte le critiche.

La storia è la seguente: Ramon vede che amy_interactive ha un problema, le è arrivata la pizza sbagliata. Amy se ne lamenta su Twitter. Ramon non riesce a farle recapitare una pizza corretta in tempo, così prende una videocamera, ci mette la faccia, e le manda un messaggio di video scuse (che è qui). Il video fa 100k views.

Un’altra: Ramon vede un messaggio che dice che Domino ha finito le pizze. “Domino’s out of pizza”. Ramon gli offre tre pizze un altro giorno, al lavoro. L’effetto è WOW.

L’obiettivo delle sue azioni non sono i numeri: è cambiare la testa della gente, fargli condividere le emozioni riguardo al prodotto, sorprenderli.

Tra le altre tecniche: fotografare una pagina di giornale con le proprie pubblicità (fetta di pizza gratis) e condividerle su twitter, per moltiplicarne l’effetto.

Enterprise social 2.0 – Rip or Roi report

Grazie a Fabrizio che mi ospita su Virtualeco, sono felice di postare un report passo passo della conferenza Enterprise Social 2.0 che sto seguendo ad Amsterdam. Il livello delle presentazioni della prima giornata è stato complessivamente ottimo. La discussione viene seguita su twitter con l’hashtag #es2.0

Si parla principalmente di strategie per i social media per per valutare i ritorno sull’investimento del social media marketing e la line-up è impressionante: Kodak, Vodafone, AirBus, L’Oreal, ormai ogni azienda di grandi dimensioni sembra avere una strategia per i social media.

Riporto qui un succinto resoconto della prima giornata, posticipando l’analisi a un momento successivo.

1. Eva Buschkrei (Vice president entertainment and comunication Vodafone)

Facebook ha 60.000 sviluppatori e anche gli altri social media sono in crescita: solo in germania fb ha guadagnato 1 milione di utenti in un mese. Ci si chiede allora, quali sono le piattaforme più importanti su cui investire?

Le principali sono ancora facebook e myspace, che prendono insieme più del 50% del mercato.

Eva Buschkrei pensa che dopo il 2.0 ci sia il “mobile me 1.0” (con la tecnologia mobile, infatti, i messaggi condivisi su web possano essere geotaggati, personalizzati e collocare l’autore nel social network di riferimento, con tutti i suoi contatti).

È per questo che sarebbe nato Vodafone 360, il nuovo social network di Vodafone, promosso attraverso una ampia attività sui social network. L’attività social di Vodafone si concentra prima sulle persone, e lascia da parte i prodotti, almeno in prima battuta. Utilizza i canali cui siamo abituati: Facebook, Youtube, Twitter.

L’idea è usare i social media per raccogliere informazioni sul cliente: consentirgli di votare le feature già esistenti, chiederne di nuove, dare un feedback. Per promuovere le attività sociali Vodafone ha introdotto applicazioni “regalo” su Facebook, in cui la renna natalizia era la mascotte della campagna.

Vodafone ha anche creato un complesso social network, con contatti e status update simili a Facebook.

Qual’è la moneta sui social network? Ecco come Vodafone l’ha sintetizzata in cinque punti:

  • Social authorithy: chi parla di te?
  • Social conversation: a chi parli
  • Social sentiment: come parla di te, la gente
  • Social network evaluation: churn e promoter score
  • Social conversion e referral: come puoi beneficiare dei social network

La realtà, per ora, è che Vodafone non misura ancora nessuno di questi valori.

2. Ellen Petry Leanse (Google) – “Generating business momentum…through social media engagement”

Non c’è niente di nuovo a proposito dellle conversazioni sociali, a parte i medium che utilizziamo. Gli esseri umani sono esseri sociali: guardano gli altri, conversano, condividono le cose che gli piacciono.

C’è stato un momento in cui le aziende potevano urlare e farsi sentire. non è più così. Forse in questo moemnto è meglio sussurrare.
Le piattaforme sociali riducono la complessità e agevolano le interazioni. Le aziende devono rendersi conto di questi due semplici concetti:

– Che lo vogliano o no, i loro brand sono ormai di proprietà pubblica

– L’azienda non è più una fonte credibile, rispetto ai social network

Increasing findability: Roz Savage, una rematrice che blogga e twitta dal bel mezzo dell’oceano, e aggiurna continuamente Youtube e facebook.

Un kpi per i blog: se il numero di parole nei commenti supera il numero di parole del post, significa che abbiamo una buona conversazione.

Domandiamoci: quanto stiamo entrando nella conversazione globale? Produciamo in rete, o consumiamo e basta?

Social media per il product concept

Dell

JetBlue seat promotion on twitter

Walmart –  (11+ facebook pages) [ndA, Nokia ne ha 1500…]

Busacca Gallery

Product developement via social media

case study: beverage producers Mountain dew and vitamin water (crowdsourcing dell’idea di prodotto)

case study: barbie (Barbie ha cinquant’anni, sta twittando dalla california e i suoi fan sono felicissimi. twitta news per i collezionisti, sulle nuove collezioni e chiede aiuto per pianificare la sua festa di compleanno)

Naturalmente strumenti come google wave facilitano terribilmente il crowdsourcing (chiedere cose agli utenti direttamente).

Social media per il customer support

google deve fornire supporto a milioni di utenti ogni giorno. per loro è terrivilmente difficile risolvere tutte le richieste, ma mettere un post sul blog o su twitter se qualcosa non funziona non gli costa nulla.

Social media per la ricerca di mercato

– Twitter Chat
– Facebook Advertising for targeted a/b testing
Google Insight per vedere cosa cerca la gente
– Google Analytics and Website Optimizer for A/B testing

Branding 2.0

NPR: the two way blog

“open Branding” quanto può avere successo un’azienda, delegando con trasparenza la formazione del proprio brand ai proprio stakeholder?

burgerville.com
– toyota iq

Misurare:
quali sono i dati tangibili e quelli intangibili che hanno più valore?

3. Matteo Rizzi, Innovation Leader – SWIFT “Social Media ROI”

Swift è una cooperativa di 80 clienti
Innotribe – enabling collaborative innovation in investment banking.
Swift facilita la discussione tra istituzioni finanziare per trovare nuove idee
-crowdsourcing
– cloud computing
– mash ups

innotribe.com è il punto nodale che colleziona idee dai partner, clienti e venture capitalists.

il tizio è partito da italiansonline, venduto 3 mesi prima di facebook.

swiftcommunity.net nasce come via di mezzo tra facebook e linkedin, per le banche.

mindtagger.com per migliorare hrm nelle aziende: permette di taggare le persone e capire quali sono brave a fare cosa.

swiftcommunity dà la possibilità di fare domande.

#1

social media are not free

tools are a fraction of the cost

it goes nowhere without a plan

#2

hits: how idiots track success

#4

social media roi is about cost reduction

#5 roi is hard to measure but you can’t ignore it

Matteo Rizzi divide gli indicatori in due aree:

Tangibili

  • Cost to reach (es. new product)
  • Cost to consult (es. Surveys)
  • Cost to tailor (ex. local market initiatives)
  • Cost to care (ex. support 2.0)

Intangibili

  • Collaboration (crowdsourcing)
  • Transparency
  • KYC (collaborative knowledge)
  • Time to market

4. Georges-Edouard Dias, Senior Vice President, E-business L’OREAL “From e-tailing to social retailing”

L’Oreal è il gruppo cosmetico n.1 nel mondo, con molti global brand diretti a diversi mercati, da kerastase a garnier a body shop a vichy (inclusi alcuni brand diretti alle farmacie).

Qual’è il ruolo del digitale per L’Oreal? Faliclitare la transizione al digitale tramite (1) media, (2) sales & retail e (3) modelli di innovazione.

L’attenzione verso i cosmetici online cresce in modo esponenziale (L’Oreal la misura con volumi di ricerca su google trends).

La coda lunga: tutte le nicchie sono in crescita, grazie anche all’ubiquità del web. E la scelta di prodotti cosmetici richiede l’assistenza di un esperto.

In base al tipo di brand, all’assistenza richiesta, L’Oreal è in grado di posizionare i brand su una matrice mainstream (loreal)/longtail(bodyshop) e authoritative(kerastase)/conversational(garnier).

L’Oreal sta sviluppando un’app per iphone che aiuta nella scelta dei prodotti a scaffale: la passi sul barcode, e ti dà dei suggerimenti.

Loreal: 2.0 è ascoltare, è uno stato mentale, è accettare il fatto che i clienti hanno cose da dire e le loro idee vanno ascoltate e rispettate.

5. Stefan Kruijer – AirBus – “Dealing with high expectations and serioius resistance of implementing social media programmes in Airbus”

– Gli impiegati si aspettano strumenti avanzati da una azienda moderna, e se non ci sono inizano a crearsi wiki, blog, etc.

– Strumenti esterni hanno dei rischi, che vanno limitati

Da un lato le aspettative per l’implementazione di questi strumenti sono altissime: “i wiki risolveranno tutti i nostri problemi”. Dall’altro, il timore di una perdita di controllo da parte di settori come le PR.

Resistenze interne ai Social Media (o anche barriere all’adozione):

– percepiti come timewasting,

– timore di perdere il controllo,

– timore per la sicurezza,

– per l’information overload

– per il fatto che aiutino a bypassare gli attuali processi

– difficoltà nel comprendere i benefici.

Le soluzioni di Airbus: assicurarsi che tutti siano onboard, dal management alle HR all’IT, security, legal… tutti.

Airbus implementa linee chiare di governance e utilizzo per i wiki.

Poi: inizia da argomenti futili: foto upload e forum per le famiglie su una extranet. L’esperienza gli dimostra che il sistema si auto-regola e che i dipendenti utilizzano volentieri il forum.

Oggi Airbus usa 153 Wiki space, 11030 pagine, pochi spazi hanno più di 250 pagine, la maggior parte tra le 30 e le 100 ed è Confuence Based.

Quasi tutte le pagine sono state create da 2 impiegati (97%). I wiki sono utilizzati in modo distorto come CMS. alcuni wiki sono già stati chiusi per inattività dopo 6 mesi.

La distribuzione anagrafica in Airbus è simile a quella media in Germania, quindi ci possiamo aspettare comportamenti comparabili.

Gli insegnamenti del caso Airbus:

– i wiki vanno preparati bene
– con supporto da parte del Knowledge Management
– formare un “wiki expert network”
– condividere le best practise
– comunicare e promuovere di più

6. Kodak – Kees Mulder (Vice director)

Kodak: fino a 10 anni fa vendevano 15 miliardi di dollari di pellicole all’anno. wow! Ora ne vendono 300 milioni.

il 70% del loro mercato è ora business to business.

Kodak social media page

In più, hanno aperto tre blog aziendali (1000words, pluggedin e growyourbiz), 6 account twitter locali, canale youtube, twitter, e molto altro.

4 E

Engage (hanno anche un Chief Listener che presta attenzioe a tutte le conversazioni su Kodak)

Educate

Excite

Evangelize

Sta tutto nel creare l’eccitazione iniziale. È un cerchio:

1. creazione dei contenuti, aggiornati su base regolare

2. distribuzione, attraverso molti canali, dallo schermo in Times Square su cui distribuiscono i social media,

3. misurazione

4. engagement e ascolto (hanno letto un tweet di un tizio che stava chiamando una radio locale per lamentarsi dei prodotti kodak, e loro sono riusciti a leggere il tweet e chiamare la stessa radio)

“ROI return on investment or return on ignoring?” Infatti, ignorare cosa si dice in rete può essere molto costoso.

Kodak ha misurato nel tempo l’andamento dello “share of voice” sui twitter: fatti 100 i tweet che contengono “kodak”, quanti sono dell’azienda? sono passati al 19% al 56% in pochi mesi. La macchina fotografica per cui hanno fatto la cmapagna (playsport) ha venduto benissimo in tutti i paesei e ha ucciso il prodotto della concorrenza.

– Guarda dove sono i tuoi clienti, e vai lì
– Apri profili su tutto
– Usa un’applicazione per ascoltare
– Entra nella conversazione
– Start small con un budget piccolo
– Aggiungi valore
– Non dimenticarti di stabilire delle social media policy

“build relations, not campaigns”

L’indagine MilanIn

In questi giorni ho avuto la possibilità di lavorare ad un progetto molto interessante: un’indagine riguadante MilanIn curata dalla Dott.ssa Ivana Pais .
Un lavoro molto interessante che mette in mostra l’utilizzo di alcuni business social network in Italia, descrivendone in modo dettagliato gli iscritti, il loro lavoro e ricercando punti d’incontro, di forza e debolezza tra nomi quali LinkedIn e MilanIn. Di seguito la presentazione.

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