Product design e social media: cosa si può fare?

Le aziende di design italiane, sul web, non comunicano come ci si aspetterebbe: l’impressione complessiva è che il settore sia restio a utilizzare internet per parlare con i propri clienti (a differenza, per esempio, del settore fashion – cha ha abbracciato in pieno le dinamiche social).

Eppure basta guardare appena oltre confine e gli esempi d’eccellenza non mancano: Herman Miller, azienda di design nordamericana, supera abbondantemente i 180.000 follower su Twitter. È sintomo di una gestione efficiente e interessante dello strumento: per dimensionare il dato, basti pensare che GAP (abbigliamento) ne ha 165.000 e Domino Pizza 149.000.

Cosa condivide Herman Miller su Twitter? La strategia di contenuti è diversificata, molto interessante ed evidenzia un lavoro importante di ricerca e di curatela, oltre che di produzione di contenuti di alto livello (come l’intervista che segue, al designer statunitense Gianfranco Zaccai che, naturalmente, lavora per Herman Miller).

Tra gli italiani, Kartell è sicuramente tra le aziende più spigliate: quest’anno ha deciso di puntare su Instagram (il social network basato sulle immagini, ora di proprietà di Facebook) con una serie di attività mirate.

 

Mi sembra invece assurdo che uno dei grandi nomi del design italiano, Flos, non abbia una community su Facebook. O meglio, cel’abbia (probabilmente aperta direttamente dagli utenti), ma la lasci completamente a se stessa. Avevo rilevato la stessa situazione un paio d’anni fa, e mi stupisce che non sia cambiato nulla. Una pagina Facebook come questa, con più di 7.000 utenti che – spontaneamente – hanno premuto “Like” per avvicinarsi all’azienda, sono il sintomo di una community viva, efficace, interessante: non coltivarla è un’opportunità sprecata.

(nota: esiste una pagina ufficiale di Flos, ma fa probabilmente riferimento al distributore americano – ha un’impostazione commerciale e i prezzi in dollari – e comunque raggiunge poche centinaia di fan).

Tra i trend in atto, il più importante è la frammentazione delle piattaforme: siamo passati da uno scenario in cui Twitter e Facebook saturavano l’attenzione dei nostri utenti, a un mondo in cui le community si sono moltiplicate e frammentate, in base ai contenuti (Vimeo, Instagram, Soundcloud), in base alle modalità di interazione (domande e risposte, review di prodotto) e in base alle necessità degli utenti. In particolare, i sistemi di social bookmarking sono sicuramente la più importante novità di quest’anno.

Pinterest è il social network più discusso e che ha visto la crescita più importante: aziende come Knoll lo utilizzano per condividere immagini di prodotto, ma anche immagini storiche, campagne di advertising e più in generale per valorizzare il proprio archivio e la propria storia.

 

Esistono anche piattaforme di social bookmarking dedicate alla vendita o alla condivisione di prodotti, come Fancy e Svpply: costituiscono degli importanti moltiplicatori di traffico web, e costruiscono community di persone affini per gusto. Solo per fare un esempio, l’ES01 Extension Socket di Punkt. (disclosure: è nostro cliente) è stato inserito nella collezione di 1063 potenziali persone che lo comprerebbero, su Fancy.

I social media come canale di vendita diventano uno strumento sempre più interessante, per fare da volano alle vendite online. Gli ecommerce infatti, secondo un ricercatore di Harvard Business School, stanno seguendo questi tre importanti trend:

  • gli utenti con un reddito più alto fanno shopping online sempre più di frequente
  • si stanno diffondendo sempre più ecommerce per prodotti ad alto margine
  • gli ecommerce sperimentano modelli di business nuovi e più complessi
Ci staremmo, quindi, spostando verso il quadrante in alto a destra di questo diagramma.

 

I social media oltre la comunicazione

La parte di marketing e PR è solo una porzione di quello che si può fare con i social media. Nel caso del design, ci sono alcune tendenze in atto che ci sembra molto interessante discutere.

Alcune aziende si stanno muovendo nella direzione della Social Enterprise, socializzando sempre di più il proprio processo produttivo. Certo, non tutti i business sono come Threadless (che vende esclusivamente prodotti disegnati e votati dalla community di utenti), ma le esperienze anche nel settore del design stanno crescendo.

Uno dei casi più importanti è certamente Fiat, che ha sviluppato un’autovettura completamente crowdsourced: si chiama Fiat Mio, e wired ne parla qui.

Oltre al crowdsourcing di prodotto, si stanno diffondendo le piattaforme di crowdfunding: Antonio Scarponi, un designer italiano che lavora a Zurigo, è riuscito a finanziare totalmente il suo progetto Eliooo con i contributi degli utenti, raccolti su Indiegogo. Esistono addirittura piattaforme, come Quirky, in cui l’intero sviluppo di prodotto è demandato alla community.

Volete discutere l’argomento con noi?

Il 25 ottobre, a Lissone (MI), ho presentato alcune riflessioni sul settore del product design, durante l’evento programmato da Xenesys sull’IT per il business nell’industria del design e altre aziende marketing intensive

Ecco le slide che ho portato al MAC di Lissone! (che, molto appropriatamente, non ha nemmeno un sito internet proprio – o almeno io non l’ho trovato).

Design Royale: il social learning con Facebook è possibile

Il progetto Design Royale (una startup, a modo suo) nasce per dare una possibilità agli studenti di design di tutto il mondo, di frequentare un corso con dei designer italiani.

Soddisfa un bisogno concreto: se sei un giovane studente di Bangkok, magari non hai i 3.000 euro che ti servono per venire in Italia e studiare a Milano. E se vuoi farlo, internet può essere l’unica soluzione.

Sicuramente il web costituisce il supporto per la didattica in moltissimi casi e il Social Learning è ormai una realtà affermata e condivisa. Per coniugare la domanda e l’offerta di insegnamento, internazionale, usare il web è la prima cosa che ti viene in mente (soprattutto se sei me, che lavoro con internet tutto il giorno, ma anche se sei Stefano Mirti, ex direttore di NABA, un vulcano di idee vorace di novità).

[ho lavorato come supporto, soprattutto per la parte di social media, durante tutta l’evoluzione del progetto]

Il progetto Design Royale, però, si è posto (si pone) un obiettivo diverso e inedito: usare il web per insegnare il design e per trasmettere una conoscenza pratica e concreta, attraverso dei workshop completamente online.

Naturalmente esistono siti in cui si può imparare a fare delle “cose”: Instructables per esempio, il posto migliore dove cercare istruzioni pratiche online, per esempio “Come colorare la tua jeep in modo che sembri un veicolo d’assalto“. E altrettanto naturalmente esistono dei luoghi per apprendere conoscenze teoriche, online (innumerevoli, la Parallel School of Design è una).

Tuttavia, c’erano delle variabili che nessuno, imho, era ancora riuscito a produrre in ambiente online. O almeno, non tutte insieme – nè nel mondo del design.

  • il rapporto insegnante-studente
  • le interazioni d’aula (pubbliche, tra il docente e gli studenti, ma soprattutto tra gli studenti), ivi inclusi commenti, complimenti e critiche
  • la circolazione di idee, riferimenti visivi, materiali
  • l’assegnazione (online) e lo svolgimento di task (concreti e offline)

Quindi, (la prima edizione di) Design Royale è il tentativo di condurre quattro workshop, sul design, con studenti internazionali, completamente online.

In vista del salone del mobile 2011, i quattro docenti (Elio Caccavale, Hagit Pincovici, Luca Poncellini e Antonio Scarponi) hanno prodotto quattro brief.

Hanno chiesto agli studenti di fare cose, per me, assolutamente incredibili: realizzare una sumo suit, una bento-box originale, una struttura abitativa sospesa e un sistema aquaponico (in cui fosse possibile coltivare un pasto completo al giorno, pesce e insalata).

 

Di solito, sono totalmente indifferente alle scelte software: me ne infischio. Però, quando Stefano mi ha proposto di usare Facebook per condurre i workshop, mi sono opposto fermamente. Ho anche provato a parlarne sul gruppo FB Social Learning, ma l’idea è stata accolta in modo tiepido, o addirittura contrastata.

Questo esperimento ha dimostrato che è assolutamente possibile organizzare dei workshop di design, basati interamente sui gruppi chiusi di Facebook, e che – anzi – la piattaforma si rivela molto funzionale.

Ecco alcuni vantaggi:

  • Facebook è gratis
  • Tutti gli studenti conoscono Facebook e hanno confidenza con lo strumento
  • Non solo: passano su Facebook la maggior parte del tempo
  • È possibile condividere contenuti (video, foto, testi)
  • È possibile interagire molto facilmente con gli altri studenti e con i docenti
  • Il “Mi Piace” è un sistema di votazione semplice e immediato
  • La chat di gruppo è un sistema istantaneo per parlare con persone su fusi orari diversi

I vantaggi hanno superato ampiamente i downside della piattaforma, che comunque ci sono. Eccoli:

  • Alcuni docenti NON hanno confidenza con Facebook (ma, probabilmente, non ne avrebbero avuta neanche con altri sistemi)
  • Non è possibile ordinare i contenuti, nè taggarli (i gruppi di Facebook non sono fatti per questo)
  • Non è possibile avere aree veramente chiuse, nè a pagamento (e questo può essere un male, se si vogliono privilegiare dei gruppi ridotti di studenti)

I workshop, della durata di una settimana, hanno funzionato decisamente bene. Docenti e studenti hanno interagito in modo efficace e i risultati prodotti sono stati di ottima qualità.

Ecco alcuni screenshot. Alcuni studenti di Antonio Scarponi presentano gli elaborati finali

Luca Poncellini commenta il prototipo di uno studente.

Tutti gli elaborati prodotti nel corso dei workshop sono finiti in un grande evento, durante la Design Week 2011 a Milano.

In questo video Stefano Mirti (a 5’20”) spiega come è stato utilizzato Facebook per realizzare Design Royale.

www.youtube.com/watch?v=oXyRaXRQsUw


Tutti i gruppi Facebook (ora aperti al pubblico) nei quali si sono tenuti i workshop sono ancora online.

Il progetto con più “Mi piace”, una bento box originale disegnata da Pariphat Sinma, è stato presentato sulla pagina Facebook pubblica di Design Royale e realizzato.

Design Royale è stato un gigantesco esperimento di collaborazione online: tra i risultati più interessanti, la prova del fatto che gli strumenti (come i gruppi chiusi su Facebook) possono essere utilizzati ben oltre la loro funzione originaria.

DR continua, per ora, su un blog , oltre che sul sito, sulla pagina FB e su Twitter. Ma non sono esclusi futuri sviluppi di quello che è, sicuramente, un modello di apprendimento funzionale.