Hai fatto un disco bello ma nessuno lo ascolta? Leggi questo e diventa Snoop.

 

Ultimamente mi è capitato di lavorare su alcuni progetti musicali e televisivi. Da anziano appassionato di musica, di hiphop, non potevo che desiderare altro: unire il mio lavoro alla mia passione.

Devo dire che ho fatto – e sto facendo –  molta difficoltà a separare il cuore dalle orecchie e il cervello dal portafoglio. In altre parole muoversi nel mondo della musica è davvero complesso. Le marginalità sono schiacciate, la filiera lunga, l’offerta tanta (troppa forse), il pubblico (nostalgico della gloriosa guerra underground vs mainstream) non paga. Infine, la qualità del prodotto (ecco la parte soggettiva, di cuore e orecchie..) è spesso altalenante.

Per cercare di consigliare al meglio le persone con cui lavoro, ho deciso di chiarirmi le idee appuntandomi i principali modelli di business e di comunicazione della musica.

Come sopravvive la musica oggi?

Musica Televisiva

È forse il modello di business più evidente oggi. È il mix di tv, reality show e contratti della major a scatola chiusa. Il fatto che una major proponga degli accordi ancora prima di conoscere i cantanti (o i vincitori del concorso) a mio avviso – da fan boy con le orecchie – fa riflettere alla qualità del prodotto finale. Di esempi ce ne sono tanti: TheVoice / Sony Music / Suor Cristina oppure XFactor / Universal, etc..

Questi prodotti, sempre a mio avviso, durano una stagione e faticano a creare delle carriere durature. Non ne conosco i dettagli ma a livello di ritorni economici immagino possano coprire i costi e assicurarne i margini per tutto il primo anno di lancio dell’artista.

Se vuoi cimentarti in questo, cerca la prossima selezione degli artisti vicino a casa tua.

Una foto pubblicata da @betone in data:


Questo sono io con Suor Cristina a The Voice Of Italy

Internet & Music Stars

Le internet stars: o meglio le Facebook Star e gli YouTuber, sono tutte quelle persone, che tu – adulto – non conosci. Sono giovani (per lo più) che mettono online un video al giorno e che magicamente ottengono centinaia di migliaia o milioni di views. 


In realtà non c’è nulla di magico. Le internet stars hanno capito molto bene come funziona la comunicazione online: hanno ereditato i contenuti (o meglio l’assenza di essi) tipici della TV e li hanno adattati ai tempi di internet. Nello stesso modo le vecchie agenzie che gestivano tronisti e altre starlette televisive, oggi, gestiscono Youtubers e Facebook star. Le immagini, i volti e i tormentoni creati, subiscono il medesimo processo di un tempo e vengono utilizzati per molto altro: film trash, ospitate in disco, libri, album delle figurine e product placement.


Se questo è il mondo che oggi muove i numeri più grossi (in termini di audience) è facile capire come mai molti cantanti, o molti rapper, collaborano con le internet stars. Quindi? Via a pernacchie, rutti e puzzette: Fred de Palma con Sebastian Gazzarrini , Clementino con il Pancio, etc, etc..  In questi rapporti il beneficio è reciproco: visibilità per il cantante, credibilità per lo youtuber. I modelli di business, ovviamente, possono essere i più svariati. vedi sopra.  

Adoro le Internet Stars, ma vogliamo davvero che i nostri cantanti preferiti diventino dei personaggi di Zelig? peggio di Colorado cafè? Le mie orecchie e il mio cuore dicono di no.   

Schermata 2015-09-02 alle 16.56.59 Io e Favij che guarda Irene

Major o Etichette Indipendenti

Questo è il modello più classico. Che sia una major o un’indipendente, l’artista entra in contatto con un network di professionisti capace di farlo crescere e/o di crearne un’immagine, un’identità, gestirne date e comunicazione.

Questo motore, fatto di professionisti del settore, ha bisogno di benzina per girare, ma oggi di benzina ce ne poca perché pochi sono gli album venduti. Se il progetto artistico non si comunica (non vende) da se, i costi di comunicazione e produzione possono schiacciare il progetto. Di certo i soli social non aiutano nell’impresa, specie se l’artista non è innamorato di Facebook o Periscope.

Al fine di tenere in piedi tutta la filiera (e il proprio tornaconto personale) “il cantante” diventa un imprenditore a 360 gradi. Questo spiega perchè alcuni rapper si mettono a produrre brand di vestiti, diventano presentatori TV, sponsor di prodotti e tanto altro. Si chiama brand extension.

L’esempio di riferimento, in questo caso, non può essere altri che Fedez, infatti durante il periodo d’uscita del suo ultimo album Pop-Hoolista, in serie ha fatto: inno Movimento 5 Stelle, copertina Rolling Stone, Youtube Serie Zedef Chronicles, giudice X-Factor, campagna Sislsey, Iena alle Iene, ha litigato qua e là con un paio di persone,  lancio del nuovo disco, lancio dei singoli e dei video, lancio della propria etichetta discografica. Bingo, un mostro!

Schermata 2015-09-02 alle 17.02.29 Qui  sono sempre io (e qualche amichetto) che facciamo scandalizzare Fedez con la pagina NOAITATUAGGI. Ehi anche noi ne sappiamo di populismo!

Musica autoprodotta in crowdfunding (sellaband, musicraiser, and more)

Questo è il modello che preferisco, ma che in realtà non ha ancora preso piedi in modo considerevole. Siti come SellaBend e Musicraiser permettono agli artisti di aprire una pagina, proporre il proprio progetto, mettere in pre-ordine la propria musica, in altre parole vendere qualcosa che ancora non esiste. Raggiunta una soglia minima di fondi raccolti, il progetto entra in produzione: chi ha finanziato riceverà il prodotto.  

Il rapper EGREEN ha da poco lanciato la sua campagna di crowdfunding. segue la video presentazione.




Vedo questo modello perfetto per tutte le mie glorie preferite del hiphop nostrano, quegli artisti leggendari da 50k fan su Facebook. Bacini di utenza ridicoli se confrontanti a “nuovi giovani”, senza carriera e passato, ma con 1 Milione di fan al seguito.
Ecco per tutte queste leggende, per tutti quei gruppi storici che ancora riempiono le serate ma che faticano a far amicizia con le dinamiche di internet odierne, il mio consiglio è: andate in crowdsourcing. Proponeteci un progetto pazzesco, tipo che so “un nuovo disco del Colle der Fomento olografico a casa tua, in oro massiccio, in un cofanetto a forma di lightsaber“, e io – e immagino molti altri come me – sarò del tutto indifferente al prezzo. Take my money, now. 

1928797_47918447157_3842_n Questo sono sempre io con il mio crew Monkey Combos, quella volta che abbiamo aperto al Colle der Fomento (in questo caso non sono ologrammi).

Il Modello delle Aziende

Il modello aziendale è forse il peggior modello presentabile a un rapper o punk anni 90′.
In questo caso, l’artista mira a farsi pagare dall’azienda l’intero prodotto discografico, album, evento o video che sia.
In realtà questo modello è tanto valido tanto quello del crowdfunding. Credo siano questi due i modelli futuri.


Il funzionamento di questo modello è davvero banale: le aziende oggi hanno l’esigenza di parlare su i social, ma diciamoci la verità, nessuno sa mai cosa raccontare, come fai ogni giorno a interessare milioni di persone parlando di biscotti? the o bibite? Aziende sveglie hanno già capito questa cosa e finanziano interi progetti artistici, creando così la loro più riuscita e memorabile campagna di comunicazione. Dalle Adidas dei Run DMC, alla CocaCola di Vasco, fino ai rapper di Redbull, forse musica e azienda non sono poi così male.


Sta agli artisti capire dove, come e perché unire il proprio lavoro a quello di una multinazionale. Per me i risultati oggi sono davvero fighi e indimenticabili: Redbull gli Originali, Redbull Sound Cash, Estathè Market Sound.

Uffici con i poster belli, epici direi. Correva l'anno 2006. #redbull #glioriginali

Una foto pubblicata da @betone in data:


Questa è la foto di un poster-reliquia negli uffici Redbull aMilano

N.B. Questo modello è differente da quello che segue: qui si parla di farsi finanziare l’intero progetto artistico, non di vendere all’azienda uno spazio di comunicazione sul proprio canale Facebook o Twitter (Segue).

Il Modello che non esiste

Il modello di business per la musica che non esiste più è quello che, purtroppo, hanno in testa in molti.

Il sogno composto da: faccio della buona musica, mi impegno e il futuro mi riconoscerà che sono bravo, semplicemente, NON ESISTE

Chi è veramente bravo, chi sta facendo i numeri e vende i dischi, oggi è costretto a vendere anche librerie dell’Ikea o surgelati via Twitter.

http://spesarap.tumblr.com/post/91758289576/risotto-ai-funghi-4-salti-findus-280gr-da

questo è il mio Tumblr, dedicato a tutti i rapper che fanno la spesa al supermercato.


Pensare di produrre un disco e scegliere di NON: darsi un’immagine, una strategia, un’identità, relazionarsi con i fan su i social o è molto romantico o semplicemente pazzo. 
Chiudersi in una grotta non aiuterà mai a far arrivare la propria musica a nuove orecchie.


Tutto questo questo avviene perché i modelli di business, e i tempi, sono cambiati e semplicemente quello che funzionava prima, oggi non funziona più.
Chi fa buona musica oggi deve essere bravo a comunicarsi e a comunicare. L’intero progetto Machete Prod in questo senso ne è un esempio: musica, video, design, illustrazioni, merchandising, comunicazione e strategia. Tutto a regola d’arte. Dal giorno 1. A mio avviso sono il metro di paragone (almeno per quanto riguarda comunicare la musica..)

Abbiamo messo Brescia sulla mappa.

 

“Abbiamo messo Brescia sulla mappa” -cit. Mario.

È quanto ha urlato la scorsa Domenica Mario FQ dal palco di MusicalZoo. Per chi non conosce gli usi e costumi del rap nazionale, mettere la propria città sulla mappa significa: dichiararne l’esistenza, metterla in mostra rispetto altre città e, in un certo qual modo, esserne rappresentante.

Sono spesso critico verso la mia mezza-lopoli ma devo dire che il mio amico Mario ha ragione. Lui per il rap, molti altri per tanto altro.

Da buoni bresciani geneticamente ci lamentiamo:  il lamento è parte preponderante della nostra quotidianità, Vincenzo Regis, youtuber bresciano, lo spiega bene in questo video.

Penso che sia ora di fare un passo avanti e fare una lista di cose buone da condividere. Dobbiamo renderci conto di quanto stiamo facendo.

Quella che segue è una collezione di gente che sta facendo belle cose e che sta lavorando con: la creatività, la cultura, l’innovazione, la tecnologia, l’arte, la moda o la musica e che lentamente sta trasformando il tessuto economico della provincia. Sono amici che stanno facendo conoscere la città al di fuori della solita rappresentazione di Brescia del TG5 fatta di fonderie, colate di ferro e tondini. È gente che sta facendo conoscere Brescia in Italia e nel mondo.

Ecco, la lista incompleta e confusa, di chi sta mettendo Brescia sulla mappa:

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Musical Zoo è il festival di musica, arte e cultura organizzato d’estate nel castello di Brescia. L’evento è davvero pazzesco e per 4 giorni i ragazzi di Musical Zoo rianimano un castello Medioevale. Facebook. 

‪#‎6PM‬, un progetto di Link Art Center, è la più grande mostra collaborativa mai fatta. Alla stessa ora hanno inaugurato mostre d’arte in 23 Paesi, dall’America alla Cina passando per tutta l’Europa. 1 Milione di view in poche ore.

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I Fratelli Quintale fanno Rap, e sono contento che siano miei amici, sono stati scelti da MTV New Generation come gruppo del mese. Oggi hanno un video in heavy rotation in TV.
5e6 e Fred hanno prodotto e producono buona parte dei video rap (e non) che sono usciti negli ultimi tempi nel Paese: Emis Killa, Edipo, Dargen, Coez oltre a altre produzioni originali e collaborazioni con marchi e aziende.
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È impossibile non mettere in questa lista Talent Garden, Il coworking, nato a Brescia, pensato qualche anno fa da Davide Dattoli, oggi è una delle realtà più rilevanti dell’innovazione Italiana e Europea. Con diverse sedi aperte in Italia e altri paesi.

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Webdebs è la community di sviluppatori, webdesigner e altri professionisti digitali. La community è stata la culla di tanti eventi, talk e collaborazioni. Oggi il gruppo attira persone da tutta Italia ed è il punto di incontro tra amici rimasti qui e altri partiti per altri paesi.

Rehab è la serata dove suonano Looney GoonsLazy Dogs e Pska. Da qualche anno la serata è il punto di riferimento per il clubbing nel nord italia. Artisti italiani e internazionali sono passati dalla loro console.

Conosci altri che stanno mettendo Brescia sulla mappa? La lista è incompleta, aggiungi nei commenti tutti quelli che mancano 🙂

Ecco perché una vacanza in California è meglio di 10 libri di marketing

Durante queste vacanze sono stato in California e mi è sembrato di passeggiare all’interno di un manuale di marketing.  In un paese dove tutto è marketing, tutto è comunicazione, un viaggio diventa un ripasso dei principali capitoli.

Ho preso qualche appunto, cose semplici – scontate forse –  ma che se messe in pratica anche dalle aziende nostrane, farebbero saltare l’economia del bel paese nell’iperspazio.

Detto questo torniamo tra i banchi e impariamo a comunicare dagli americani (o almeno a capire cosa funziona da loro).

 1. Posizionamento, Valori e Auto-affermazione

In America non hanno paura di affermare i propri valori, le proprie origini o le proprie qualità. Tutti i prodotti (o servizi) sono i migliori rispetto a tutti gli altri. In altre parole non hanno paura a vantarsi. Questa scelta è espressa in copywriting molto forti:
  • L’università dice –“Vieni per una laurea, resti qui per il tuo sogno”
  • Il negozio di giocattoli – “Meglio sgridare per 5 minuti i tuoi figli ora, siamo a 5 min da qui.”
  • Il the preso nel piccolo cafè – “The verde, ma con vero succo di limone, tutto è organic!”
  • La vodka di San Francisco dice –“Nata in San Francisco dove il progresso è naturale” oppure “Brinda al progresso di San Francisco”
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  • Il ristorante per il brunch, il bbq, la birreria etc.. – “Il miglior BBQ in San Francisco” oppure “Serviamo la migliore colazione di San Francisco” 
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  • La pizzeria dice – “Una pizza come nessun’altra in città, forse anche di Napoli”
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Cosa ho ripassato in questa lezione di marketing: Comunica i tuoi valori in modo forte.

 2. Branding & identity

Il Branding è tutto, ovunque e comunque. Gli americani sanno bene che un marchio non è solo un logo ma è tutta l’esperienza e il ricordo di un’organizzazione.
Dal ristorante dove mangi al piccolo negozio di cioccolatini, tutto ha un’identità perfetta e tutto cerca di entrare con forza nei tuoi ricordi.
  • Il panificio ha font grossi e packaging di carta e di latta rossi,  mentre sei in coda vedi le persone che fanno il pane e preparano il tuo pranzo.
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  • Il micro-birrificio dalle tovaglie di carta ruvida, i mobili in legno, mattoni in vista e dal vecchio vassoio di metallo sul quale ti serve gli hamburger sul manu ha scritto: “The Perfect Pour. Our beer is served at its optimal drinking temperature via several variable storage and delivery systems. Our custom “on the fly” gas blending system is one of only a handful in the world and allows us precise control over every beer. What does this mean to you? Your beer will be served at the proper temperature to ensure all the flavors you’d miss with a standard system are there for you to enjoy from the first sip.” In altre parole: sanno regolare la pressione delle spine.
  • La compagnia area non ti vende un viaggio low-cost, ti vende libertà. “Questo aereo è dedicato a te, nostro leale cliente. Tu sei la ragione per la quale diamo all’America la libertà di volare”. Manca solo Capitan America che stappa un Jack Daniels con i denti e ti strizza l’occhiolino.
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  • Il salumiere italiano (che in realtà italiano non è) è il mio preferito: vende solo insaccati italiani, di quelli insoliti e difficili da trovare. La gente di San Francisco fa la coda per comprare: nduja, ciccioli o finocchiona. Il packging è di carta, il logo hipster e il naming stupendo per chi vuole spendere un sacco di soldi in una nduja prodotta nelle Silicon Valley. Si chiama Boccalone. (#epic hai vinto il mio premio-comunicazione-vacanza)

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Cosa ho ripassato in questa lezione di marketing: Il branding è il ricordo di tutta l’organizzazione. Fallo bello!

3. Segmentare il mercato e ampliare l’offerta

Quando compri qualcosa c’è sempre una scelta da fare, solitamente limitata a tre strade: servizio base, intermedio e plus.
  • L’albergo a Las Vegas offre il check-in normale con un’ora di coda, aperto solo dalle 15 alle 18, l’early check-in a pagamento prima delle 15. Oppure il misterioso diamond check-in nascosto da due grandi porte di vetro e oro.
  • La bibita del parco dei divertimenti costa 5$ ma con soli 15$ puoi averla nella boraccia del tuo personaggio preferito e con 1$ in più hai il free refill tutto il giorno.
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Cosa ho ripassato in questa lezione di marketing: Riduci (o amplia) l’offerta a 3 possibilità, così ti assicuri che almeno l’intermedia venga considerata. (e poi davvero non vorresti succhiare della coca-cola dalla testa di un Minions??!)

4. Retail

I retail sono laboratori artigiani che mettono in mostra tutta l’artigianalità e la storia dietro a un prodotto.
  • Alla cioccolateria puoi mangiare cioccolato, comprare e  vedere cucinare diversi tipo di dolci.
  • Il museo a cielo aperto di barche al porto ti permette di visitare imbarcazioni dei primi del ‘900, te le racconta attraverso app o chiamandoti al cellulare. In più ti fa vedere il lavoro dei restauratori/falegnami alle prese con l’ultimo restauro.
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  • Da Levis puoi comprare un paio di jeans, e farti sistemare l’orlo, nell’angolo sartoriale all’entrata del negozio. Sistemare un orlo e mettere una toppa colorata su un jeans costa il doppio del jeans stesso.
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Cosa ho ripassato in questa lezione di marketing: Il retail oltre a vendere deve raccontare. 

5.  Messaggi Semplici

La comunicazione è semplice e diretta, niente giri di parole.
  • Il ristorante che ti cucina il granchio dice: -“MANGIA IL GRANCHIO”.
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  • Il negozio di oggetti usati dice: – “L’usato è il nuovo nuovo.”
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Cosa ho ripassato in questa lezione di marketing: Comunica in modo semplice e diretto.

6. Coda coda coda

La cultura della coda è impressionante, sbalorditiva. È ovunque. Difficilmente si prenota o si riserva un tavolo, vai sul posto e fai la coda. La gente non sembra essere arrabbiata e nemmeno sembra sforzarsi di dover tollerare supplizi di ore di attesa. Guide e blog online si spingono oltre e considerando la coda sininimo di qualità e storicità di un servizio.
Dalla coda nascono nuovi servizi: puoi saltare la coda e pagare questa possibilità, acquistare cibo oppure bevande durante l’attesa.
In altre parole la coda è il primo segnale di scarsità del bene/servizio e poco importa se le code a volte sono totalmente inutili e non necessarie.
Qui la coda fuori dall’Apple store, di Domenica non di saldi a negozio chiuso.

Cosa ho ripassato in questa lezione di marketing: “Se c’è coda è perché piace anche a altre persone. vado sul sicuro!”

Big, Fast, Feelings: dalla Cina col Terrone

I principali trend digitali in Cina, raccontati da (quel pugliese di) @pietro_colella 🙂

Il mondo digitale è in continua evoluzione, ma, nonostante i numerosi strumenti che giornalmente abbiamo sotto mano per essere aggiornati, non riusciamo sempre a tenere tutto sott’occhio. In questo articolo sono raccolti alcuni dati e case history che riguardano la Cina e due sono i trend che attualmente ritengo molto interessanti: i social network e gli e-commerce.

Vincos ogni anno pubblica la sua mappa mondiale sullo stato dei social network e in questa gif animata si notano due elementi interessanti. In Cina, Giappone e Korea, Facebook non è mai arrivato, i social più utilizzati sono QQ e Seina Weibo. In Russia, invece, Facebook esiste ma gli utenti preferiscono utilizzare vKontakte, sul quale possono condividere facilmente file protetti da copyright.

Per quanto riguarda gli e-commerce, ATKearney ha realizzato una clusterizzazione dei mercati mondiali online, mettendo in relazione la crescita potenziale e il comportamento del consumatore online (inteso come propensione e familiarità con gli acquisti online).

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Next generation markets: sono mercati ad alto potenziale di crescita, gli utenti hanno un comportamento meno favorevole all’acquisto online e un basso tasso di adozione della tecnologia;
Estabilished and growing: si tratta di mercati in cui il numero di transazioni online è molto consolidato (ma comunque in crescita), internet ha una penetrazione elevata e gli acquisti online sono una routine. I paesi con i tassi di acquisto on-line più bassi come l’Australia, il Canada e gli Stati Uniti hanno prospettive di crescita maggiori rispetto a quelli con tassi più elevati;
DNA Digitale: in questi mercati ci sono ancora molte opportunità per i grandi player, i consumatori acquistano stabilmente online e hanno un tasso di adozione della tecnologia elevato, esistono infrastrutture avanzate e le azioni cross channel sono molto efficaci. I siti web sofisticati, le esperienze online approfondite e un efficace sistema di consegna  sono importanti fattori di crescita. I leader di mercato continueranno a investire in tecnologie di interfaccia e funzionalità di back-end per differenziare le loro offerte.

All’interno di questo grande contesto mondiale, la Cina è sicuramente il paese che sta attirando l’attenzione di molti brand. Secondo me, ci sono 3 keyword che possono identificare questo paese: Big, Fast, Feelings.

Big…

…perchè sono cinquecentotredicimilioni gli utenti cinesi online; per raggiungere questa cifra bisogna sommare la popolazione online di Stati Uniti (316 milioni), Regno Unito (63), Francia (65) e Germania (80). Per avere un confronto numerico più vicino a noi, in Italia gli utenti connessi da PC nel mese di Gennaio 2013 sono stati 27 milioni, ovvero solo il 5% dei cinesi – fonte Audiweb.

Fast…

… perché la Cina cresce a ritmi forsennati! Presentazione

In Cina, nascono e crescono molto rapidamente alcune piattaforme parallele a quelle “occidentali”. Vi segnalo alcuni dati importanti che evidenziano le tendenze in atto:

  • I cinesi trascorrono più di tre ore al giorno online, a differenza dei koreani che utilizzano meno la rete (fonte);
  • Gli e-commerce attualmente hanno un giro da 64 miliardi che nei prossimi 5 anni arriverà a 271;
  • 460 milioni di utenti accedono giornalmente da mobile, tanto da rendere tale tecnologia il primo punto di accesso alla rete;

  • Le Online TV sono in forte crescita, in termini di accessi e di spesa media degli utenti.

Ma partiamo dalle OTV: Sohu (azienda che fornisce servizi online di gaming, web tv e search) ha comprato tutti i diritti di “The voice of china”, che conta 10 milioni di ascoltatori. Tencent ha comprato “The song of China” e i Mondiali di Calcio 2014 in Brasile (fonte: Clickz.com). Quali implicazioni ci sono per i brand? La possibilità di una super targetizzazione dell’advertising, quindi una migliore gestione dell’efficacia dei budget, che sempre più verranno dirottati dai media tradizionali a quelli online.

La questione e-commerce, invece, è molto complessa. Come già detto in precedenza, in Cina gli utenti hanno poca familiarità con gli acquisti online, ma questa tendenza sembra stia scomparendo a favore di un aumento delle transazioni sugli e-commerce. Da una parte c’è una popolazione più anziana che per motivi sociali e culturali non ha accesso a internet e quindi non comprerebbe mai. Dall’altra parte c’è la nuova generazione, i giovani che settimanalmente effettuano acquisti online di ogni tipo, dall’abbigliamento all’oggettistica in generale.

Il brand asiatico più venduto online è L’Oreal Man Expert, che ha una penetrazione negli acquisti complessivi della popolazione del 5%. Ciò significa che i grandi player hanno ancora molta strada da fare per consolidare la propria posizione all’interno del mercato cinese. Per quanto riguarda il comportamento di acquisto dei consumatori, i dati dicono che l’80% dei cinesi si informa online, mentre il 66% scrive recensioni di prodotto. Gli utenti non vedono di buon occhio le azioni cross (offline – online) perchè le dinamiche non funzionano adeguatamente a causa delle scarse infrastrutture (troppe zone rurali, difficoltà negli spostamenti, sperequazione dei redditi). Dunque è meglio creare una netta separazione tra il canale online e quello offline.

Un altro aspetto da evidenziare riguarda il sistema di pagamento: i cinesi preferiscono il pagamento alla consegna. Questo per evitare che gli acquirenti ricevano prodotti scadenti e non in linea con quanto acquistato: pagare alla consegna è un segnale di qualità e di maggiore tranquillità. Con Alipay, un sistema molto simile a Paypal, è possibile comprare e vendere in assoluta sicurezza grazie al meccanismo di verifica della transazione. Al momento del pagamento, il sistema trattiene i soldi, non versandoli subito nel conto del venditore (al contrario di Paypal); una volta consegnato il prodotto, il cliente autorizza Alipay al trasferimento della somma solo dopo aver controllato che la merce sia conforme a quanto ordinato.

Le implicazioni per i brand sono notevoli, in quanto la sicurezza di ricevere prodotti originali fa crescere il numero delle transazioni. Crescono anche la fiducia nel brand e la fidelizzazione del consumatore, mentre la consegna a domicilio aumenta i punti di contatto e la possibilità di migliorare l’esperienza di consumo.

Feelings…

… perché la chiave di comunicazione per comunicare è quella dei sentimenti forti e più profondi dell’essere umano. Negli ultimi periodi, si assiste ad un aumento dell’utilizzo del mobile per creare un rapporto brand-consumatore stretto e confidenziale. Analizziamo alcuni casi di successo.

Burberry alla London Fashion Week 2014 di Londra ha realizzato un’azione diretta a tutti i cinesi presenti all’evento nella capitale inglese.

Scrivendo in privato al profilo ufficiale Burberry su We Chat era possibile ricevere contenuti in diretta dal backstage o dalla prima fila delle passerelle. Per alcuni utenti erano disponibili contenuti VIP esclusivi. Burberry ha creato un flusso di comunicazione 1-1 nel quale valorizzava il singolo utente con contenuti speciali, di alta qualità e a volte unici: immaginate quanto può essere eccitante per un utente ricevere un messaggio di questo tipo da Burberry. I cinesi vedono di buon occhio i brand che cercano di istituire un rapporto personalizzato e sono disposti a pagare un premium price per un prodotto iper custumizzato.

Ho anche piacevolmente scoperto che We Chat mette a disposizione delle sdk.

Harrods è il primo brand europeo che è andato su Seina Weibo: nel 2013 era l’account con più follower. Per intercettare il grande flusso di visitatori cinesi a Londra, è stata lanciata una campagna di Natale molto particolare. All’interno del centro commerciale, sono stati nascosti dei pacchetti regalo con il logo di Seina Weibo. I partecipanti, dopo aver scovato i pacchetti, dovevano scattare un foto e caricarla sul proprio profilo su Weibo. L’azienda ha poi estratto 3 vincitori ai quali ha regalato un orsetto di Harrods, una bottiglia di champagne Laurent-Pierrer e una borsa di pelle serigrafata con le iniziali dei loro nomi. La proclamazione è avvenuta direttamente online. La campagna era diretta a visitatori e residenti cinesi a Londra, ma anche a tutti i traveller-influencer, con l’obiettivo di generare awareness per tutti quelli che si spostano nel Regno Unito.

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British Airways ha oltre 350.000 fan su Seina Weibo e ha deciso di spostare la sua fanbase su We Chat per fare selling e customer service in real time. Il lancio effettivo dell’account su We Chat è stato realizzato inviando una busta ai primi utenti che già seguivano il brand. All’interno di ogni busta c’erano una lettera di auguri del CEO Tracy Dedman e un coupon promozionale di 50$ per l’acquisto di biglietti aerei. Cinque fortunati hanno trovato un biglietto d’oro che ha permesso loro di vincere un volo a/r per Londra. Solo nei primi 10 giorni l’account ha ottenuto oltre 10.000 follower.

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La British Airways ha portato la comunicazione ad un livello più personale e privato, con il quale è più semplice gestire tutte le sfaccettature del customer service, in particolare i punti a svantaggio dell’azienda. Inoltre, la comunicazione diretta con l’utente permette di realizzare azioni e promozioni personalizzate, aumentando così il valore percepito.

Pepsi ha lanciato una grande campagna – “Pepsi Bring Happiness Home” – per aiutare le famiglie in difficoltà che vivono in povertà e abitano nelle più sperdute zone rurali della Cina. Si tratta della prima iniziativa umanitaria di beneficenza sponsorizzata da un’azienda e non da un organizzazione no-profit o governativa. Pepsi ha utilizzato la rete distributiva di Tmall per raccogliere le donazioni e ha comunicato l’azione interamente su internet. È stato realizzato un sito per raccogliere le donazioni e per fare storytelling; sono anche stati girati alcuni miniclip con le più grandi star cinesi che invitavano la popolazione a partecipare all’iniziativa –  qui trovate il canale ufficiale su Youtube.

Pepsi, utilizzando We Chat, ha dato la possibilità ai suoi utenti di invitare amici e parenti a partecipare all’azione. Mandando un messaggio vocale all’account ufficiale, era possibile ricevere un clip con il remix della canzone ufficiale. Tutte le registrazioni sono state poi raccolte e alcune sono state pubblicate nella pagina Pepsi su Weibo. L’azienda ha realizzato un’azione molto strutturata in un Paese molto esteso e che presenta tante differenze in termini di cultura, redditi e stili di vita. La campagna è stata vista di buon occhio, considerando che i cinesi si sentono molto coinvolti quando la chiave di comunicazione sono sentimenti forti e molto profondi come la beneficenza, portare felicità e vivere sereni. In questo caso la componente mobile è stata utilizzata per ampliare la portata virale online.

Date Particolari

Soprattutto tra gli universitari, c’è una ricorrenza molto particolare: il Single Day. Così come da noi esiste San Faustino, il giorno dei single, anche in Cina viene celebrato il giorno degli scapoli nel quale i ragazzi si incontrano per cantare al Karaoke e socializzare. Si festeggia l’11 Novembre, data che contiene ben quattro volte il numero 1 e rappresenta quindi quattro single. Questa festa ha una portata economica di notevole impatto, basti pensare che Alibaba ha fatturato in un giorno 35 miliardi di yuan, pari a circa 6 miliardi di dollari (fonte: Bloomberg.com).

Un caso interessante è quello de “Lo Stile Di Vita“, un brand toscando di cosmesi che ha sfruttato il Single Day per aumentare le vendite dei suoi prodotti. Una premessa è doverosa: i cinesi sono molto attenti alla pulizia, da una ricerca condotta da Kantar World Panel  si evince che l’85% degli intervistati utilizza prodotti per la cura del corpo e questo li fa sentire meglio e più a loro agio tra la gente. Gli intervistati sono convinti che maggiore pulizia e igiene facciano avere più successo con le donne e sul posto di lavoro. I cinesi comprano ogni bimestre 7/8 categorie di prodotti per la cura del corpo. Dunque il mercato in esame presenta molte opportunità di ingresso e di crescita di quote di mercato.

LSDV aveva come obiettivo l’aumento della conoscenza del brand e delle qualità del prodotto, e ha stimolato gli utenti a testare il prodotto con un’offerta “prendi due paghi uno”. Sono state realizzate anche azioni di engagement, come regalare l’acquisto al primo ed all’ultimo cliente e un’estrazione per un buono spesa. Per comunicare la promozione, sono stati utilizzati i classici social (Seina Weibo e We Chat) ma anche Douban e alcuni forum. Sono stati registrati oltre 300 nuovi ordini, nello shop sono arrivati circa 150 nuovi utenti e la pagina LSDV su Taobao si è posizionata al tredicesimo posto su 450.000 shop online attivi.

Alcune osservazioni

In conclusione, pare che la Cina (come del resto tutto l’Oriente) stia vivendo un periodo di forsennata crescita, ma sembra anche che ci sia un utilizzo molto “rudimentale” degli strumenti. Dall’analisi delle connessioni causa/effetto, sembra i cinesi siano meno interessati alle dinamiche di engagement e alla struttura funzionale degli strumenti, quanto piuttosto al significato intrinseco delle azioni, al loro obiettivo più profondo. Tuttavia, i grandi player stanno iniziando a operare in maniera molto efficace, riuscendo a posizionarsi in modo da poter sfruttare ottimamente il trend di forte crescita di questo Paese. L’utilizzo della rete e del mobile appare molto radicato e questo permetterà, sicuramente, la realizzazione di tante azioni innovative e molto strutturate.

 

“Perchè comunicare su web?” e “Viral, Buzz, Guerrilla”

Le slide di Alessandro presentate al workshop di San Marino, seguono (e precedono) le mie riguardo a Facebook e le campagne sui social media.

Molto interessante anche il lavoro portato avanti dai 5 gruppi di studenti del workshop, trovate tutto il lavoro fatto su questo sito http://www.supergiardino.com/ e sul network di blog aperti su posterous :