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	<title>Virtualeco</title>
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	<description>Dall&#039;Enterprise 2.0 ai Social Media</description>
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		<title>Un modello di #branding per il retail. Perdere o tenere il controllo?</title>
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		<pubDate>Tue, 02 Apr 2013 18:14:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>alessandro</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il ruolo del retail sta cambiando profondamente. Con la crescita a doppia cifra dell&#8217;ecommerce (vedi i dati Comscore) i clienti si abituano sempre di più a guardare i prodotti in store e acquistarli online. Alcuni retailer (nomi come Zara, Bershka e &#8230; <a href="http://www.virtualeco.org/2013/04/un-modello-di-branding-per-il-retail-perdere-o-tenere-il-controllo/">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Il ruolo del retail sta cambiando profondamente. Con la crescita a doppia cifra dell&#8217;ecommerce (vedi i dati <a href="http://www.comscore.com/Insights/Press_Releases/2012/11/comScore_Forecasts_17_Percent_Growth_for_2012_U.S._Holiday_E-Commerce_Spending">Comscore</a>) i clienti si abituano sempre di più a guardare i prodotti in store e acquistarli online.</p>
<p>Alcuni retailer (nomi come Zara, Bershka e Nespresso) iniziano a vendere online e consentire alle persone di ritirare il prodotto nel punto vendita fisico (lo store, quindi, come pick-up point).</p>
<p><img alt="Schermata_28_03_13_09_28-4" src="http://www.virtualeco.org/wp-content/uploads/2013/03/Schermata_28_03_13_09_28-4.jpg" width="631" height="465" /></p>
<p>Altri, come Warby Parker (un produttore di occhiali fashion, low cost, che vende solo online) utilizzano gli store come luogo per provare il prodotto, in vista di un acquisto che avverrà online. Il punto vendita, quindi, come luogo per un&#8217;esperienza di prodotto, ma che non porta a una vendita immediata.</p>
<p>Entrambe queste soluzioni sconvolgono profondamente le logiche economiche del retail, che finora è stato il canale di vendita per eccellenza.</p>
<p><img alt="Schermata_28_03_13_09_31" src="http://www.virtualeco.org/wp-content/uploads/2013/03/Schermata_28_03_13_09_31.jpg" width="629" height="471" /></p>
<p>In dieci anni, possiamo pensare che il ruolo (economico) del punto vendita sarà completamente stravolto, sia in termini di contribuzione al fatturato dell&#8217;azienda nel suo complesso, che in termini di funzione.</p>
<p>Come contribuisce il punto vendita alla costruzione dell&#8217;immagine del brand?</p>
<p>Il 2012, nel bene e nel male, è stato l&#8217;anno di Facebook e degli investimenti online.<br />
La spesa in advertising online tende a crescere (<a href="http://www.marketingcharts.com/wp/television/global-online-ad-spend-forecast-to-exceed-print-in-2015-25105/">supererà il cartaceo nel 2015</a>) e ormai tutti i grandi brand hanno costruito una base di utenti ampia su Facebook (<a href="http://allfacebook.com/facebook-pages-fortune500_b86182">il 60% delle aziende Fortune 500 investe in Facebook</a> e si notano già i primi segnali di <a href="http://blogs.wsj.com/drivers-seat/2012/05/15/general-motors-to-stop-advertising-on-facebook/">maturità</a> del mezzo).<br />
Il funzionamento di Facebook è anche cambiato profondamente nel corso dell&#8217;ultimo anno: quello che, per le aziende, era un ottimo luogo dove fare conversazione sta diventando sempre di più simile a uno strumento di advertising tradizionale, con logiche e ritorni paragonabili ad altre forme di investimento online (su questo punto, <a href="http://adage.com/article/digital/brand-engagement-rate-1-facebook/238317/">Adage</a> ha scritto cose interessanti).</p>
<p>Nel caso dei grandi brand, con pagine da milioni di fan,<strong> Facebook funziona molto bene per parlare ma poco bene per conversare</strong>. (questo perchè <a href="https://social.ogilvy.com/facebook-algorithmic-change-to-decrease-reach-on-brand-page-posts/">l&#8217;edgerank</a> penalizza i contenuti che non sono sponsorizzati, e l&#8217;interfaccia di Facebook nasconde le conversazioni con gli utenti)<br />
Invece, <strong>il piccolo negoziante di provincia riesce a usare Facebook</strong> per instaurare un rapporto diretto con i propri clienti: fa vendita, fa customer care e magari qualche contest. Spesso una pagina Facebook da poche centinaia di fan funziona meglio rispetto a una pagina enorme (in termini di reach e di engagement).</p>
<p>Questa attività contribuisce sicuramente alla costruzione del marchio: per il cliente, il brand si identifica spesso con lo store locale.</p>
<p>Nel retail e nel franchising ogni aspetto dello store è regolato e normato. Il franchisor decide, una volta per tutti, di che colore sono gli scaffali, che cioccolatini saranno nella ciotola, cosa ti dirà il commesso (&#8220;Vuole anche un gratta e vinci?&#8221;) ma, incredibilmente, non decide come sarà la pagina Facebook del negozio di Matera o del concessionario di Voghera.</p>
<p>Il problema è questo: gli sforzi profusi a livello globale, per costruire brand page da milioni di fan, vengono distrutti a valle, quando il singolo retailer apre una pagina Facebook o un account Twitter autonomamente, senza seguire le linee guida. La percezione del brand diventa così frammentata e disomogenea: ogni touch point fa un po&#8217; come gli pare.</p>
<p><img class="alignnone size-large wp-image-1974" alt="Schermata 2013-03-29 alle 18.00.06" src="http://www.virtualeco.org/wp-content/uploads/2013/03/Schermata-2013-03-29-alle-18.00.06-1024x705.png" width="640" height="440" /></p>
<p>La maggior parte dei brand pensano principalmente alla comunicazione a livello centralizzato, ma ignorano quello che fa la periferia. Basta un assessment di pochi minuti sulla maggior parte dei brand nazionali per accorgersene: il singolo retailer apre pagine locali, talvolta profili personali, luoghi. Storpia il nome. Stretcha il logo. Però, il più delle volte, riesce a costruire una comunicazione calda e one to one e a ottenere un reach immaginabile per una pagina da milioni di fan.</p>
<p>Le differenze di scopi e di risultati, tra le pagine globali del brand e quelle locali, è evidente ed è riassunta in questo schema.</p>
<p><img class="alignnone size-large wp-image-1976" alt="Schermata_29_03_13_18_07" src="http://www.virtualeco.org/wp-content/uploads/2013/03/Schermata_29_03_13_18_07-1024x762.jpg" width="640" height="476" /></p>
<p>Alcune aziende si sono accorte del problema e hanno iniziato a testare delle soluzioni. Un esempio tra i grandi brand è McDonald&#8217;s, che è riuscito a coordinare l&#8217;immagine di tutti i singoli store: copertine di facebook e immagine profilo sono esattamente identiche e corrispondenti alle linee guida. Tra le grandi catene e i franchising, in realtà sono pochi quelli che stanno applicando questa logica.</p>
<p><img class="alignnone size-large wp-image-1975" alt="Schermata_29_03_13_18_04-2" src="http://www.virtualeco.org/wp-content/uploads/2013/03/Schermata_29_03_13_18_04-2-1024x696.jpg" width="640" height="435" /></p>
<p>Esiste la possibilità di coordinare gli sforzi a livello centrale e periferico, in modo da ottenere una comunicazione che sia coerente e non rinunci ai vantaggi di uno o dell&#8217;altro modello: la forza del branding centralizzato e la personalizzazione della comunicazione (spesso personale e locale) dei retailer.</p>
<p><a href="http://www.virtualeco.org/wp-content/uploads/2013/04/Schermata-2013-04-02-alle-20.10.45.png"><img src="http://www.virtualeco.org/wp-content/uploads/2013/04/Schermata-2013-04-02-alle-20.10.45.png" alt="Schermata 2013-04-02 alle 20.10.45" width="633" height="470" class="alignnone size-full wp-image-1984" /></a></p>
<p>La speranza è che le aziende prendano coscienza di questo gap e trovino un modo per colmarlo, integrando le attività svolte a livello centrale e quelle svolte a livello periferico.</p>
<p><img class="alignnone size-large wp-image-1979" alt="Schermata_29_03_13_18_28" src="http://www.virtualeco.org/wp-content/uploads/2013/03/Schermata_29_03_13_18_28-1024x715.jpg" width="640" height="446" /></p>
<p>Ecco tutte le slide che abbiamo presentato alla Social Analytics Conference.<br />
<iframe style="border: 1px solid #CCC; border-width: 1px 1px 0; margin-bottom: 5px;" src="http://www.slideshare.net/slideshow/embed_code/17712420" height="356" width="427" allowfullscreen="" frameborder="0" marginwidth="0" marginheight="0" scrolling="no"></iframe></p>
<div style="margin-bottom: 5px;"><strong> <a title="The rise of integrated social brands" href="http://www.slideshare.net/gummyindustries/the-rise-of-integrated-social-brands" target="_blank">The rise of integrated social brands</a> </strong> from <strong><a href="http://www.slideshare.net/gummyindustries" target="_blank">Gummy Industries</a></strong></div>
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		<title>Pane, Web e Cotoletta &#8211; Internet ti ha salvato la vita? Racconta la tua storia a PWES!</title>
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		<pubDate>Tue, 05 Mar 2013 13:58:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Bianca</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Social Network]]></category>
		<category><![CDATA[Workshop]]></category>
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		<description><![CDATA[&#160; Pronti per la quarta edizione di Pane, Web e Salame! Quest’anno ci siamo resi conto che, in un contesto economico particolarmente sofferto, ci sono delle aziende che riescono a contrastare il trend, ad affermare il proprio brand e addirittura &#8230; <a href="http://www.virtualeco.org/2013/03/pane-web-cotoletta-pwes4/">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.virtualeco.org/wp-content/uploads/2013/03/cartolina_eventp_panewebecotoletta_19marzo_milano.jpg"><img class="size-full wp-image-1956 alignleft" alt="cartolina_eventp_panewebecotoletta_19marzo_milano" src="http://www.virtualeco.org/wp-content/uploads/2013/03/cartolina_eventp_panewebecotoletta_19marzo_milano.jpg" width="600" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Pronti per la quarta edizione di <a title="Pane, Web e Salame - #PWES4" href="http://panewebesalame.com" target="_blank">Pane, Web e Salame</a>!</p>
<p>Quest’anno ci siamo resi conto che, in un contesto economico particolarmente sofferto, ci sono delle aziende che riescono a contrastare il trend, ad affermare il proprio brand e addirittura ad affacciarsi sui mercati internazionali. L’obiettivo di PWES4 è raccogliere i casi migliori e dare voce a queste esperienze positive che, spesso, partono proprio da internet.</p>
<p><strong>Internet ti ha salvato la vita? Raccontaci la tua storia!</strong><br />
La prima fase è selezionare gli speaker da tutta Italia con tre eventi: <strong>Milano, Firenze e Roma</strong> per parlare con più persone possibili, raccogliere biglietti da visita e assaggiare i salumi locali.</p>
<p>Vi aspettiamo per il primo aperitivo a Milano</p>
<p><strong>Pane, Web e Cotoletta:<br />
PWES cerca speaker a Milano</strong></p>
<p>19 marzo<br />
c/o TAG Talent Garden Milano<br />
Via Merano, 18 &#8211; Milano<br />
ore 19.00</p>
<p><b>Iscriviti qui </b><a href="http://panewebecotoletta.eventbrite.com/">http://panewebecotoletta.eventbrite.com/</a><b> </b><b> </b></p>
<p>Seguite PWES su <a href="https://www.facebook.com/PaneWebeSalame">Facebook</a> e <a href="http://www.twitter.com/pane_web_salame">Twitter</a> per rimanere aggiornato sulla date dei prossimi eventi!</p>
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		</item>
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		<title>Strumenti per la conquista dell&#8217;universo &#8211; il blog post</title>
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		<pubDate>Thu, 07 Feb 2013 14:22:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fabrizio</dc:creator>
				<category><![CDATA[Advertising]]></category>
		<category><![CDATA[Marketing]]></category>
		<category><![CDATA[Social Network]]></category>
		<category><![CDATA[Workshop]]></category>

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		<description><![CDATA[Venerdì ho proposto al brainpirlo di Webdebs un talk dal titolo &#8220;Strumenti per la conquista dell&#8217;universo &#8211; perchè i dev sono i capi del mondo?&#8221; le slide prese da sole dicono davvero poco, così ho pensato di raccogliere in questo post &#8230; <a href="http://www.virtualeco.org/2013/02/strumenti-per-la-conquista-delluniverso-il-blog-post/">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Venerdì ho proposto al <a title="webdebs" href="http://www.webdebs.org/2013/perche-i-dev-sono-i-capi-del-mondo-ma-non-lo-sanno-semplici-strumenti-per-la-conquista-delluniverso/">brainpirlo di Webdebs</a> un talk dal titolo <strong>&#8220;Strumenti per la conquista dell&#8217;universo &#8211; perchè i dev sono i capi del mondo?&#8221;</strong> le slide prese da sole dicono davvero poco, così ho pensato di raccogliere in questo post buona parte del <em>non scritto.</em></p>
<h1>L&#8217;idea alla base della presentazione</h1>
<p><a title="webdebs" href="http://www.webdebs.org/chi-siamo/">Webdebs</a> è una community (ora associazione) di cui sono fiero di far parte: 440+ persone &#8211; tutte legate al coding, IT, webdesign, socialmedia &#8211; condividono, online e offline, le loro impressioni su un mercato che, diciamocelo, anche in Italia esiste (ripeterselo non fa mai male).</p>
<p>Questa presentazione è diretta a loro, nel dettaglio a <strong>tutti i dev</strong>, che spesso pensano al concreto del loro progetto perdendosi per strada quella che solitamente chiamano <strong>&#8220;fuffa&#8221;</strong> e io chiamo &#8220;il mio lavoro&#8221; <img src='http://www.virtualeco.org/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':)' class='wp-smiley' /> </p>
<h1>Le slide</h1>
<p>Ho cercato di raccogliere in una settantina di slide le basi del marketing e della comunicazione, aggiornate al presente, e di ridurre tutto a 5+1 strumenti utili ai dev (e non solo) per <strong>la conquista dell&#8217;universo</strong>.</p>
<p><iframe src="http://www.slideshare.net/slideshow/embed_code/16308916" width="512" height="421" frameborder="0" marginwidth="0" marginheight="0" scrolling="no" style="border:1px solid #CCC;border-width:1px 1px 0;margin-bottom:5px" allowfullscreen webkitallowfullscreen mozallowfullscreen> </iframe>
<div style="margin-bottom:5px"> <strong> <a href="http://www.slideshare.net/gummyindustries/strumenti-per-la-conquista-delluniverso" title="Strumenti per la conquista dell&#39;universo" target="_blank">Strumenti per la conquista dell&#39;universo</a> </strong> from <strong><a href="http://www.slideshare.net/gummyindustries" target="_blank">Gummy Industries</a></strong> </div>
<h1>Alcuni dev &#8211; dalla 1 alla 18</h1>
<p>Nelle prime slide ho provato a riassumere la storia di alcuni dev, sottolineando le loro qualità di uomini d&#8217;affari prima che quelle di coder. Queste persone hanno in comune diversi elementi:</p>
<ol>
<li>Sono (o sono stati) tutti dei coder</li>
<li>Hanno portato a termine progetti con un forte impatto economico e/o sul mondo</li>
<li>Hanno sviluppato prodotti/servizi/progetti senza dimenticarsi mai i bisogni dell&#8217;utente finale (da scaricare musica, al trovare la ragazza in università..)</li>
<li>Sono bravi a comunicare a folle intere e/o mantenere profittevoli relazioni di business</li>
<li>Si vestono sempre nello stesso modo (si anche <a title="kim dotcom" href="https://www.google.it/search?um=1&amp;hl=it&amp;safe=off&amp;tbo=d&amp;biw=1506&amp;bih=735&amp;tbm=isch&amp;sa=1&amp;q=kim+dotcom&amp;btnG=">Kim Dotcom</a>)</li>
</ol>
<p>A mio avviso,  questi dev condividono le stesse qualità di partenza di tutti gli altri coder:</p>
<ol>
<li>Possono costruire quello che gli pare</li>
<li>Utilizzano linguaggi (di programmazione) universali</li>
<li>Hanno pochi o zero costi iniziali</li>
</ol>
<p>Non esistono molte altre professioni con queste possibilità.</p>
<h1>Branding &#8211; dalla 19 alla 31</h1>
<p><strong></strong>Come primo strumento per conquistare l&#8217;universo ho scelto il più complesso: <strong>il branding. </strong></p>
<p>Nelle slide introduco il concetto di brand e branding partendo dalle classiche definizioni imparate a scuola, sottolineando quando concetti quali: mission, vision, valori e strategia siano vuoti se non legati ad un &#8220;perchè&#8221; - <em>perchè ti alzi al mattino? perchè fai quel prodotto, startup, servizio?</em></p>
<p>Provo a spiegare la profondità del branding e l&#8217;<strong>importanza di dare una forza inspirativa ai nostri progetti</strong> proponendo il talk di <a title="ted" href="http://www.ted.com/talks/lang/it/simon_sinek_how_great_leaders_inspire_action.html">Simon Sinek presentato al TED</a> e accennando all&#8217;archetypal branding. Spiegare gli archetipi non è semplice: mi aiuto con film, telefilm e invito a approfondire l&#8217;argomento con il libro di <a title="create" href="http://c-r-e-a-t-e.it/">Mirko Pallera</a> e <a href="http://www.amazon.it/Hero-Outlaw-Building-Extraordinary-Archetypes/dp/0071364153">The Hero and the Outlaw: Building Extraordinary Brands Through the Power of Archetypes</a> di Margaret Mark e Carol S. Pearson.</p>
<h1>Naming &#8211; dalla 32 alla 38</h1>
<p>Trovato il proprio motivo ispiratore e di ispirazione, passo al naming: scegliere il nome giusto è alla base per essere ricordati. Per esempio è molto difficile ricordare <a title="simpson" href="http://simpsons.wikia.com/wiki/Compu-Global-Hyper-Mega-Net">CompuGlobalHyperMegaNet</a> mentre è molto più semplice ricordare <a href="http://techland.time.com/2008/07/16/defending_chunkylover53/">ciccionamente53</a>.</p>
<p>L&#8217;esempio di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Takete_e_Maluma">Takete e Maluma</a> mi ha aiutato a far capire anche quanto il suono del nome sia importante, basta pensare al gioco fonetico e al doppio senso di <a href="https://www.google.it/search?hl=it&amp;safe=off&amp;q=air+action&amp;bav=on.2,or.r_gc.r_pw.r_cp.r_qf.&amp;bvm=bv.41867550,d.bGE&amp;biw=1506&amp;bih=735&amp;um=1&amp;ie=UTF-8&amp;tbm=isch&amp;source=og&amp;sa=N&amp;tab=wi&amp;ei=7-oPUcOoMemE4ASZwYGoBw">Air Action</a>.</p>
<p>La slide 38 contiene i miei consigli per scegliere un buon nome.</p>
<h1>Identity &#8211; dalla 39 alla 46</h1>
<p>Avere un&#8217;identità distintiva è il primo passo per comunicare e farsi riconoscere. Non possiamo sceglie di avere o non avere un&#8217;identità, come per i socialmedia, se non fai una scelta qualcuno la farà per te (o parlerà di te). Il fotografo Hans Eijkelboom colleziona fotografie di persone ritratte in giro per il mondo e le raccoglie a seconda di un&#8217;identità comune, tutto questo nel suo <a href="https://www.google.it/search?q=Hans+Eijkelboom&amp;hl=it&amp;safe=off&amp;tbo=u&amp;tbm=isch&amp;source=univ&amp;sa=X&amp;ei=W-0PUfrAK8SD4ATBpoDgCQ&amp;ved=0CDoQsAQ&amp;biw=1506&amp;bih=735">progetto fotografico</a>.</p>
<p>La differenza tra avere un&#8217;identità distintiva e non averla è evidente con il raffronto tra <a title="mailchimp" href="http://mailchimp.com/">Mailchimp</a> e i suoi competitor.</p>
<p>La slide 46 contiene i miei consigli per costruire e mantenere una buona identità.</p>
<h1>Voice &#8211; dalla 47 alla 53</h1>
<p>Sapere a chi rivolgersi e come rivolgersi è fondamentale per essere credibili in ciò che si dice. <a href="https://twitter.com/youporn">Youporn</a> su Twitter conosce bene i suoi follower: non tutti infatti hanno le chiavi di lettura per capirne i tweet.</p>
<p>Le slide che seguono contengono una serie di esempi per evidenziare l&#8217;importanza del tono di voce e dei riferimenti culturali necessari a stimolare interesse nell&#8217;interlocutore.</p>
<p>La slide 52 contiene i miei consigli per definire la giusta voce.</p>
<h1>Comunicare &#8211; dalla 54 alla 64</h1>
<p>Comunicare è solo l&#8217;ultima parte del mio intervento: è bene concentrarsi su questa fase solo dopo aver definito gli altri elementi della strategia.</p>
<p>Comunicare con i social media oggi è sempre più complesso: bisogna scegliere il mix giusto di canali e chiedersi sempre che tipo di ritorno stiamo cercando se di brand, sales, lead o altro ancora. <strong>Definire</strong> il tipo di <strong>contenuto</strong> ci aiuta a coinvolgere nel modo corretto le persone, senza <strong>mai</strong> diventare schiavi di algoritmi che premiano la visibilità di contenuti di basso livello, ben lontani dalla strategia di brand.</p>
<p><a href="http://www.facebook.com/goatmilkstuff?fref=ts">Storytelling</a>, <a href="http://www.maxkava.com/2010/10/la-luna-nel-pozzo/">creare movimenti</a> e/o mixare contenuti differenti dal nostro prodotto possono essere delle buone idee per creare coinvolgimento nel modo giusto (un esempio: Jack Daniels con <a href="http://www.epicmealtime.com/">Epic Meal Time</a>).</p>
<h1>Business Model &#8211; dalla 65 alla 68</h1>
<p>Ho pensato di riassumere in poche slide i più classici business model legati al digital/web/app per sottolinearne l&#8217;importanza. Credo che un progetto per poter crescere debba avere già dall&#8217;inizio un&#8217;idea di come potrà fare soldi in futuro (almeno nel nostro paese).</p>
<p>Nella slide 68 ho tenuto a evidenziare il fatto che <strong>round &amp; exit non sono modelli di business.</strong></p>
<h1>Riassumendo &#8211; dalla 69 alla 72</h1>
<p>Nelle ultime slide riassumo tutti i punti più rilevanti dell&#8217;intervento e invito qualsiasi dev a costruire un<a title="gundam" href="https://www.google.it/search?q=gundam+odaiba&amp;aq=f&amp;um=1&amp;ie=UTF-8&amp;hl=it&amp;tbm=isch&amp;source=og&amp;sa=N&amp;tab=wi&amp;ei=FPYPUYSTAcrWswagmYCYBw&amp;biw=1506&amp;bih=735&amp;sei=FfYPUefrM6qB4gTKj4Bo"> Gundam 1:1</a> grazie ai nuovi poteri acquisiti! Ci vediamo nello spazio!</p>
<p><a href="http://www.virtualeco.org/2013/02/strumenti-per-la-conquista-delluniverso-il-blog-post/schermata-2013-02-04-alle-18-53-09/" rel="attachment wp-att-1921"><img class="alignnone size-full wp-image-1921" title="Schermata 2013-02-04 alle 18.53.09" src="http://www.virtualeco.org/wp-content/uploads/2013/02/Schermata-2013-02-04-alle-18.53.09.png" alt="" width="603" height="289" /></a></p>
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		<title>Top Mobile Campaign di @Pietro_colella</title>
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		<pubDate>Wed, 28 Nov 2012 08:02:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Pietro</dc:creator>
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		<description><![CDATA[I device mobili godono di un&#8217;altissima diffusione in tutto il mondo dove esistono circa 5 milioni di telefoni cellulari, pari al 72% della popolazione mondiale. In Italia il successo del mobile web è stato determinato dalla crescente diffusione di smartphone, &#8230; <a href="http://www.virtualeco.org/2012/11/top-mobile-campaign-di-pietro_colella/">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>I device mobili godono di un&#8217;altissima diffusione in tutto il mondo dove esistono circa 5 milioni di telefoni cellulari, pari al 72% della popolazione mondiale. In Italia il successo del mobile web è stato determinato dalla crescente diffusione di smartphone, delle tariffe flat e dallo sviluppo delle reti di terza generazione. Oggi si assiste a una specializzazione delle attività di marketing che puntano a migliorare l&#8217;efficienza delle varie azioni lungo le fasi che compongono il processo di acquisto del consumatore. La definizione di una strategia multicanale è fondamentale e si basa su 3 elementi chiave: la strutturazione dei divesi canali e infrastrutture, la definizione dei contenuti e l&#8217;identificazione dei diversi contesti di partecipazione.</p>
<p>Quelle che seguono sono una serie di campagne che hanno ottenuto grande successo proprio perchè chi le ha realizzate è riuscito a creare il giusto connubio tra questi elementi.</p>
<h1>App \ Game</h1>
<p>La campagna multimediale di <strong>Refin Ceramiche</strong> è stata premiata per ben 2 volte (Best Innovation e Best Engagement, potete trovare <a href="http://www.refin.it/blog/news/premi/italian-mobile-advertising-award/" target="_blank">qui</a> maggiori info) agli Italian Mobile Advertising Award (<a href="http://www.mobileadventure.it/italian_mobile_advertising_award.php" target="_blank">qui</a> il sito ufficiale). L’applicazione, disponibile per iOS e Android, permette di trasformare le immagini combinando le 4 famiglie di colori e le diverse dimensioni del prodotto ceramico. Le foto realizzate possono essere condivise sui vari social network e potevano partecipare ad un concorso che permetteva ai vincitori di esporre le proprie immagini al Fuorisalone di Milano dal 17-22 aprile.</p>
<p><iframe src="http://www.youtube.com/embed/UTuXYfmbKDU?rel=0" frameborder="0" width="560" height="315"></iframe></p>
<p>L’applicazione, che si rivolge sopratutto ad un pubblico attento alle tematiche dell&#8217;arredamento, dà spazio alla fantasia mediante la ricerca delle combinazioni migliori tra colori e le dimensioni del mattoncino.</p>
<p><strong>Intel</strong> ha deciso di investire in maniera massiccia sul mercato australiano. Il target principale sono i soggetti di età compresa tra i 18 e 39 anni con una buona attitudine verso l&#8217;informatica. L’80% di questi soggetti utilizza lo smartphone e lo fa anche al lavoro per chattare e condividere informazioni. L’azienda, quindi, ha realizzato un portale mobile (in HTML5, quindi multipiattaforma) che contiene 4 minigiochi: musica, gaming, video, design allo scopo di aumentare l’engagement in relazione agli interessi dei diversi soggetti.</p>
<p><iframe src="http://player.vimeo.com/video/46986312?title=1&amp;byline=1&amp;portrait=1" frameborder="0" width="407" height="229"></iframe></p>
<p><iframe src="http://player.vimeo.com/video/46986313" frameborder="0" width="407" height="229"></iframe></p>
<p>L&#8217; obiettivo finale è quello di far sperimentare al consumatore una entusiasmante esperienza visiva grazie a Intel e ai suoi microchip di seconda generazione. I minigiochi si compongono di una serie di livelli sempre più difficili e l&#8217;utente può condividere sui socialnetwork i suoi score.</p>
<p>Un caso sicuramente interessante è quello di <strong>Heineken</strong>. Recenti ricerche (Pini, Noci in Mobile Marketing) dimostrano che sempre più persone utilizzano i device mobili contemporaneamente con altri mezzi di comunicazione, ad esempio la televisione o la radio. È proprio questo il fulcro dell’applicazione <strong>Star Player </strong></p>
<p><iframe src="http://www.youtube.com/embed/XP5yySEZub8?rel=0" frameborder="0" width="560" height="315"></iframe></p>
<p>Il funzionamento è intuitivo: l’utente, registrandosi, può fare delle scommesse live semplicemente cliccando. Si può scommettere sull’evento gol nei 30 secondi successivi al click, sull’esito del calcio d’angolo o del calcio di punizione, sulla direzione nella quale verrà battuto il calcio di rigore. Tutto ciò avviene “one-click”. Nei momenti di minore foga agonistica durante la partita, vengono proposti dei quiz che permettono di guadagnare altri punti. Il giocatore può sfidare tutti nella classifica globale oppure può creare una lega personalizzata tra amici. Ritengo questa iniziativa veramente geniale: viene sfruttata completamente la multicanalità, incrodiando online e offline. La birra durante la partita è un must per tutti gli appassionati, l’applicazione aumenta l’engagement creando una sfida all’interno della sfida principale, cioè la partita. Tutto il resto vien da sè!</p>
<h1>QR Code</h1>
<p>Negli ultimi periodi si assiste ad una crescita nell’impiego dei QR Code all’interno delle campagne di comunicazione. Se pensavate che il boccale di <a href="http://www.studio7am.it/2012/07/marketing-vai-qr-code/" target="_blank">Guinness Nera</a> fosse l’idea dell’anno. Lo <strong>Shadow QR Code</strong> creato in Korea per Emart non è da meno. Durante l’ora pranzo, precisamente nella fascia oraria dalle 12:00 alle 13:00 i supermercati sono semi deserti. Un modo per portare le vendite a livelli normali è quello di dare al consumatore un’esperienza unica durante le ore di pranzo.</p>
<p><iframe src="http://www.youtube.com/embed/EvIJfUySmY0?rel=0" frameborder="0" width="560" height="315"></iframe></p>
<p>È stato creato un un QR Code a grandezza d’uomo che è utilizzabile esclusivamente nell’ora di pranzo. Chi riesce a fotografarlo viene automaticamente proiettato nel “Sunny Store” dove sono disponibili una serie di sconti e un buono di 12dollari utilizzabile esclusivamente durante quell’orario. La semplicità dell’idea sta nel fatto di non portare i clienti nel negozio, ma di stimolarli all’acquisto con una esperienza nuova e forse unica.</p>
<h1>Realtà Aumentata</h1>
<p>Spesso si assiste all’utilizzo congiungo di QR Code e Realtà Aumentata. C’è un’applicazione che ha vinto 4 leoni d’oro al Cannes International Festival Of Creativity, un Bronze Titanium e un Integration Lion. L’applicazione realizzata per iOS sfrutta la realtà aumentata ed è stata creata per <a href="http://theinspirationroom.com/daily/2012/australian-defence-mobile-medic/" target="_blank">reclutare degli studenti di medicina</a> degni di avere una borsa di studio alla Defence Force University nel ruolo di Medical Officer. Gli utenti devono prima scaricare dell’applicazione “Mobile Medic”. Su 3 poster ci sono 3 pazienti da analizzare; inquadrandone uno con il loro device possono esaminarlo con diverse tecniche (TAC, raggi X, angiografia, stetoscopia, ECG e ultrasuoni) al fine di fornire una diagnosi complessiva, a <a href="http://www.defencejobs.gov.au/education/universitysponsorship/mobile-medic/" target="_blank">questo indirizzo</a> è possibile provare l’esperienza online.</p>
<p><a href="http://www.virtualeco.org/2012/11/top-mobile-campaign-di-pietro_colella/mobile-medic-ipad-poster/" rel="attachment wp-att-1829"><img class="alignnone size-full wp-image-1829" title="mobile-medic-ipad-poster" src="http://www.virtualeco.org/wp-content/uploads/2012/10/mobile-medic-ipad-poster.jpg" alt="" width="515" height="290" /></a></p>
<p>Dopo aver effettuato la diagnosi gli studenti possono comunicarla all’applicazione inserendo i propri nominativi. I migliori vengono poi scelti per partecipare alle selezioni per la borsa di studio. Engagement ed esperienza di gioco sono il punto di forza di questa applicazione</p>
<p>Un altro caso è quello della <strong>Coca-Cola</strong> in Brasile. L’azienda è riuscita a realizzare un’applicazione che mostra una notevole coerenza con le necessità dei consumatori e le caratteristiche del brand. La campagna si rivolge ai giovani brasiliani, provenienti dalla classe media emergente, grandi utilizzatori di telefonini ma che non possono permettersi un piano dati soddisfacente: oltre l’80% del target utilizza infatti un telefono prepagato. L’utente, previo download dell’applicazione, inquadra il distributore di felicità. Dopo aver premuto la leva con un telefono cellulare, esso si connette tramite Wi-Fi al browser Coca-Cola, e fa il pieno di traffico dati. 20 megabyte sono “20 litri di felicità” che possono essere utilizzati per i Social Network, per la radio e per le previsioni del tempo. Naturalmente, si può tornare per ulteriori ricariche.</p>
<p><iframe src="http://www.youtube.com/embed/M4jPl-nL-YM?rel=0" frameborder="0" width="560" height="315"></iframe></p>
<p>L’iniziativa è stata testata in una spiaggia di Copa Cabana e poi realizzata sull’ “<a href="http://www.youtube.com/watch?v=hVap-ZxSDeE" target="_blank">Happiness Truck</a>” dove era anche possibile vincere dei gadget marchiati Coca-Cola. Questa campagna è geniale in un mercato in via di sviluppo come quello brasiliano e colpisce molto come inserendo un nuovo “elemento tecnologico” i creatori siano stati in grado di mantenere una certa coerenza.</p>
<p>Poco tempo fa è stata lanciata l’<a href="//www.dailymail.co.uk/femail/article-2211689/Wonderbra-decoder--racy-app-allows-undress-billboard-model-reveal-underwear.html" target="_blank">iniziativa della Wonderbra</a> che mescola l’utilizzo di QR Code e la Realtà Aumentata. Per tutto ottobre e novembre nelle varie città inglesi sarà facile vedere cartelli pubblicitari <a href="http://i.dailymail.co.uk/i/pix/2012/10/02/article-2211689-154E9301000005DC-182_306x423.jpg" target="_blank">come questi</a>.</p>
<p><a href="http://www.virtualeco.org/2012/11/top-mobile-campaign-di-pietro_colella/tumblr_mb9zivkgxm1rp9lbfo1_1280/" rel="attachment wp-att-1830"><img class="alignnone  wp-image-1830" title="tumblr_mb9zivkgxm1rp9lbfo1_1280" src="http://www.virtualeco.org/wp-content/uploads/2012/10/tumblr_mb9zivkgxm1rp9lbfo1_1280.jpg" alt="" width="542" height="341" /></a></p>
<p>Quello che colpisce immediatamente è che una pubblicità di intimo presenti una donna, la modella ventunenne Adriana Cernanova, completamente vestita. Il QR Code in basso contiene il link per scaricare l’applicazione disponibile su Android e iOs dal nome Wonderbra. Inquadrando l’immagine è possibile vedere, grazie alla realtà aumentata, cosa c’è sotto. È stata aumentata anche la portata virale dell’azione di comunicazione permettendo sia di condividere sui social network la propria esperienza, sia di utilizzare l’applicazione anche con un video direttamente sul computer, il link <a href="http://www.dailymail.co.uk/femail/article-2211689/Wonderbra-decoder--racy-app-allows-undress-billboard-model-reveal-underwear.html" target="_blank">qui</a> . In questo caso pare che la realtà aumentata funziona con l’audio del video. La presenza di un mini catalogo all’interno dell’applicazione non è uno strumento di call-to-action ma semplicemente è in coerenza con lo scopo dell’applicazione cioè quello di mostrare ai consumatori i prodotti wonderbra in un modo diverso dal solito, senza recarsi in negozio, cosa che spesso imbarazza gli uomini.</p>
<h1>Geolocalizzazione</h1>
<p>La catena di ristoranti <strong>Buffalo Wild Winds </strong>ha combinato la geolocalizzazione con la gamification. Taggandosi nei propri punti vendita, i consumatori potevano partecipare, grazie ai loro devices, a mini giochi che avevano come premio menù, bevande ed un viaggio. Le proposte che venivano fatte ai consumatori erano legate al mondo dello sport, in quanto la catena è riferita a quel target. L’obiettivo era quello di generare media buzz e di migliorare il ristorante rendendolo in posto dove è anche possibile divertirsi con gli amici e, perché no, vincere dei simpatici premi. I consumatori venivano invogliati a giocare grazie alla cartellonistica, ai flyer sui tavoli e a mini spot nel circuito televisivo del locale. I player guadagnavano punti vincendo le varie sfide, sharando i propri risultati, le proprie immagini e sbloccando badge. I punti ottenuti davano diritto a dei reward concreti: 3 punti per un buono sconto di 5 dollari, 20 punti per una coca cola gratis e 30 punti per elette di pollo gratuite. I risultati ottenuti sono stati strepitosi, <a href="http://www.gameifications.com/gamification/scvngr-tra-gamification-e-geolocalizzazione/." target="_blank">qui</a> potete trovare un riassunto.</p>
<p><strong>GranataPet Snack</strong> è un’azienda che produce cibi per cani che ha deciso di realizzare una <a href="http://mashable.com/2011/03/29/german-billboard-dog-food-foursquare/#disqus_thread" target="_blank">campagna</a> che integra geolocalizzazione e affissioni. I consumatori sono più attenti alle esigenze del proprio cane quando si trovano insieme ad esso, quindi il momento migliore è la passeggiata giornaliera. I potenziali consumatori quando passano avanti all’installazione di GranataPer vengono attratti dallo slogan “Check in! Snack out!”. Se fanno il check-in su Forsquare il dispenser inferiore eroga i nuovi croccantini per il cane che può liberamente mangiarli.</p>
<p><iframe src="http://www.youtube.com/embed/t8dmjoqOOQo?rel=0" frameborder="0" width="560" height="315"></iframe></p>
<h1>Prossimità</h1>
<p>L&#8217;utilizzo delle tecnologie per realizzare campagne di prossimità è, al giorno d&#8217;oggi, ancora troppo limitato. Generalmente per realizzare queste campagne si utilizzano antenne Bluetooth oppure RFID. I primi risultano attualmente sconvenienti per una serie di motivi. I costi sono elevati se rapportati alla copertura che hanno i ripetitori, in media una decina di metri, anche se si può arrivare a 100 ma con costri elevatissimi. E&#8217; possibilie, sfruttando le onde radio, scambiare file multimediali però è necessario che chi riceve accetti la connessione e rimanga nei pressi dell&#8217;antenna finchè non è stato ultimato il trasferimento. E&#8217; quindi complesso generare formati audio\video\immagini che siano compatibili con tutti i telefonini (ce ne saranno decine di migliaia in circolazione. Ancora, i dispositivi Apple comunicano solo tra di loro e non con altre fonti bluetooth, quindi scegliere tale tecnologia significa tagliare fuori una buona fetta di consumatori. Per ultimo, questo canale di comunicazione viene spesso utilizzato per azioni call-to-action, piuttosto che per fare branding. Questo non vuol dire che non lo si possa fare però case study dimostrano che inviare uno sconto promozionale via bluetooth ad un utente per invitarlo ad entrare nel negozio risulta più efficace che inviare altri tipi di messaggi. Per ciò che concerne la tecnologia RFID si possono citare alcuni esempi a livello internazionale. Ad esempio Facebook alla F8 Conference ha distribuito delle tessere speciali dotate di RFID. Dopo aver collegato il proprio profilo alla tessera, l&#8217;utente, poteva fare check-in o mettere Mi Piace semplicemente strisciando la tessera sui vari punti di interesse e condividere le proprie attività, sotto potete vedere come diventa semplice tracciare il percorso che hanno svolto i singoli soggetti.</p>
<p><a href="http://www.virtualeco.org/2012/11/top-mobile-campaign-di-pietro_colella/32576_396361051389_6143288_n/" rel="attachment wp-att-1831"><img class="alignnone size-full wp-image-1831" title="32576_396361051389_6143288_n" src="http://www.virtualeco.org/wp-content/uploads/2012/10/32576_396361051389_6143288_n.jpg" alt="" width="720" height="526" /></a></p>
<p>Al MotorShow di Bologna, Opel ha realizzato una <a href="http://www.opel.it/chi-siamo/opelmotorshow/ilike.html" target="_blank">campagna</a> utilizzando i RFID. L&#8217;utente doveva prima ritirare la tessera RFID dal padiglione Opel in modo da linkare il proprio profilo. Successivamente aveva la possibilità di esprimere il proprio like sulle vetture, postare contenuti e foto, aggiornare il proprio status.</p>
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		<title>Twitter is the new Youporn by @michelebertoli</title>
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		<pubDate>Mon, 26 Nov 2012 18:34:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fabrizio</dc:creator>
				<category><![CDATA[Casi Studio]]></category>
		<category><![CDATA[Social Network]]></category>
		<category><![CDATA[Trends & Reviews]]></category>
		<category><![CDATA[sex]]></category>
		<category><![CDATA[socialnetwork]]></category>
		<category><![CDATA[vm18]]></category>

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		<description><![CDATA[Ho chiesto al mio amico @michelebertoli di raccontarmi un pò cosa succede in twitter fuori dai classici TT e dalle noiose hashtag. Il post che segue inquadra molto bene un trend in veloce ascesa. Finalmente il primo post di Virtualeco &#8230; <a href="http://www.virtualeco.org/2012/11/twitter-is-the-new-youporn-by-michelebertoli/">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p>Ho chiesto al mio amico <a href="https://twitter.com/michelebertoli">@michelebertoli</a> di raccontarmi un pò cosa succede in twitter fuori dai classici TT e dalle noiose hashtag. Il post che segue inquadra molto bene un trend in veloce ascesa. <strong>Finalmente il primo post di Virtualeco VM18, non scherzo.</strong></p></blockquote>
<p>Che Twitter sia uno strumento in grado di tirare fuori il meglio del peggio delle persone lo sappiamo tutti. Proprio pochi giorni fa ce l’ha ricordato la giornalista del Sole24ore con il suo #poernano.<br />
Quello che forse <strong>molti ignorano è che tra i cinguettii</strong> si insinua uno scenario tanto popolato quanto inaspettato: <strong>il mondo del sesso.</strong></p>
<p>Un vecchio meme recitava <strong>“Internet is for porn”</strong> ma difficilmente mi sarei aspettato un’invasione di questo tipo sul social network di Jack Dorsey.</p>
<p>Le prime a farci sognare con foto amatoriali postate su Twitter sono state le star americane. Dalla Hilton a Rihanna, tutte hanno pensato bene di deliziarci con foto più o meno hot. Scatti amatoriali, spesso self-shot, filtrati con applicazioni come Instagram.<br />
Poco efficace, ad esempio, il tentativo di Miley Cyrus (10 milioni di followers) di spostare l’attenzione sui leggings multicolore:</p>
<blockquote class="twitter-tweet" lang="it"><p>it was just one of those CUHHH-RAZY pant days <a href="http://t.co/oQLyahzo" title="http://twitter.com/MileyCyrus/status/235870215232159746/photo/1">twitter.com/MileyCyrus/sta…</a></p>
<p>&mdash; Miley Ray Cyrus (@MileyCyrus) <a href="https://twitter.com/MileyCyrus/status/235870215232159746" data-datetime="2012-08-15T22:46:57+00:00">Agosto 15, 2012</a></p></blockquote>
<p><script src="//platform.twitter.com/widgets.js" charset="utf-8"></script></p>
<p>O ancora una Gaga (31 milioni di followers) in lingerie che ci saluta da Melbourne: </p>
<blockquote class="twitter-tweet" lang="it"><p>Hey Melbourne we&#8217;re here! We can hear you downstairs! Is that church bell ringing for us? The devil of pop is here. <a href="http://t.co/4lUQRF2D" title="http://twitter.com/ladygaga/status/217534047839191040/photo/1">twitter.com/ladygaga/statu…</a></p>
<p>&mdash; Lady Gaga (@ladygaga) <a href="https://twitter.com/ladygaga/status/217534047839191040" data-datetime="2012-06-26T08:25:33+00:00">Giugno 26, 2012</a></p></blockquote>
<p><script src="//platform.twitter.com/widgets.js" charset="utf-8"></script></p>
<p>Successivamente le starlette nostrane, per non farsi mancare nulla, hanno seguito a ruota le colleghe d’oltreoceano.<br />
Una fra tutte, la nostra amata Canalis che ci ricorda i tempi andati del liceo pubblicando una fotografia in cui posa da professoressa sexy con scollatura mozzafiato: </p>
<blockquote class="twitter-tweet" lang="it"><p>spero abbiate studiato perche domani vi interrogo tutti/e !!!!! <a href="http://t.co/C5w1dEUz" title="http://instagr.am/p/SFOY-kE08Y/">instagr.am/p/SFOY-kE08Y/</a></p>
<p>&mdash; ElisabettaCanalis (@JustElisabetta) <a href="https://twitter.com/JustElisabetta/status/269337729815429121" data-datetime="2012-11-16T07:14:53+00:00">Novembre 16, 2012</a></p></blockquote>
<p><script src="//platform.twitter.com/widgets.js" charset="utf-8"></script></p>
<p>Il feticismo dei piedi la fa da padrone nello scenario tricolore e le leader indiscusse del genere sono senza dubbio Justine Mattera: </p>
<blockquote class="twitter-tweet" data-in-reply-to="258226589601517568" lang="it"><p>@<a href="https://twitter.com/roberto0082012">roberto0082012</a> <a href="http://t.co/ibBjhuJY" title="http://twitter.com/justine_mattera/status/258227548587180033/photo/1">twitter.com/justine_matter…</a></p>
<p>&mdash; Justine Mattera (@justine_mattera) <a href="https://twitter.com/justine_mattera/status/258227548587180033" data-datetime="2012-10-16T15:27:00+00:00">Ottobre 16, 2012</a></p></blockquote>
<p><script src="//platform.twitter.com/widgets.js" charset="utf-8"></script></p>
<blockquote class="twitter-tweet" data-in-reply-to="258226589601517568" lang="it"><p>@<a href="https://twitter.com/roberto0082012">roberto0082012</a> <a href="http://t.co/Rn7scBf3" title="http://twitter.com/justine_mattera/status/258227704099397633/photo/1">twitter.com/justine_matter…</a></p>
<p>&mdash; Justine Mattera (@justine_mattera) <a href="https://twitter.com/justine_mattera/status/258227704099397633" data-datetime="2012-10-16T15:27:37+00:00">Ottobre 16, 2012</a></p></blockquote>
<p><script src="//platform.twitter.com/widgets.js" charset="utf-8"></script></p>
<p>e Roberta Beta (ex Grande Fratello, ndr) </p>
<blockquote class="twitter-tweet" lang="it"><p>Le calze velate ancora non le metto ma arriveranno &#8230; Prometto! <a href="http://t.co/wWYTD049" title="http://twitter.com/Robibeta/status/266448081090920448/photo/1">twitter.com/Robibeta/statu…</a></p>
<p>&mdash; Roberta Beta (@Robibeta) <a href="https://twitter.com/Robibeta/status/266448081090920448" data-datetime="2012-11-08T07:52:28+00:00">Novembre 8, 2012</a></p></blockquote>
<p><script src="//platform.twitter.com/widgets.js" charset="utf-8"></script></p>
<p>L’aspetto interessante è sicuramente relativo ai numeri: le twitter-girls italiane, infatti, hanno decisamente meno followers ma twittano molto di più, dimostrando di puntare alla quantità piuttosto che alla qualità.</p>
<p>Fin qui, tuttavia, nulla di estremo.<br />
E’ spingendosi un pò più in là nella rete che si approda su profili decisamente più spinti. Ragazze che postano le proprie foto come mamma le ha fatte in cambio di un retweet e ragazzi che offrono i propri servigi con tanto di prova fotografica della loro virilità.</p>
<p>Qualche esempio? La nostrana Dorothy che twitta dei propri momenti di piacere con tanto di hashtag in watermark sull’immagine (non si sa mai che qualche utente malintenzionato possa utilizzarla senza il suo consenso): </p>
<p>[<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/NSFW" title="NSFW">NSFW</a>]h*tps://twitter.com/DorothyElms/status/268020968830664704</p>
<p>Oppure Ashley, 20 anni e <strong>10k followers</strong>, nella bio ama specificare la propria tendenza bisessuale e, per la serie “ti piace vincere facile”, twitta così:<br />
</br> [<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/NSFW" title="NSFW">NSFW</a>]h*tps://twitter.com/Ashley1992_20/status/269413322594590722<br />
</br><br />
Le risposte si sprecano ed alcune non lasciano spazio ad interpretazioni:<br />
</br> [<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/NSFW" title="NSFW">NSFW</a>]h*tps://twitter.com/Hot_Cum/status/268029454218043392</p>
<p>Non potevano inoltre mancare gli scambisti. Coppie di tutto il mondo che utilizzano il profilo per proporre prestazioni per tutti gusti ed organizzare incontri.<br />
Senza, ovviamente, dimenticarsi di condividere con il mondo intero attimi di intimità:<br />
</br> [<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/NSFW" title="NSFW">NSFW</a>]h*tps://twitter.com/hotcouple0821/status/268088862025322496</p>
<p>Non vi resta quindi che rimanere sintonizzati sugli hashtag dedicati che ci regalano centinaia di immagini per ogni giorno della settimana: <strong>#milfmonday, #tittytuesday, #wetwednesday, #thongthursday e #freakyfriday.</strong></p>
<p><strong>I tweet per ognuno di questi hashtag supera le 1.800 unità alla settimana</strong> e stupisce il fatto che vengano <strong>principalmente inviati da device mobili</strong> quali iPhone e Android.<br />
Tra le lingue principali sicuramente l’inglese seguito dall’olandese e dal ceco.</p>
<p>Cosa ne pensate? Twitter è il nuovo Youporn?</p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Le 5 W Dei Social Network: Quello Che Dovete Assolutamente Sapere</title>
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		<pubDate>Thu, 18 Oct 2012 12:46:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Pietro</dc:creator>
				<category><![CDATA[Casi Studio]]></category>
		<category><![CDATA[Marketing]]></category>
		<category><![CDATA[Social Network]]></category>
		<category><![CDATA[Trends & Reviews]]></category>
		<category><![CDATA[howto]]></category>
		<category><![CDATA[socialmedia]]></category>
		<category><![CDATA[socialnetwork]]></category>

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		<description><![CDATA[Abbiamo chiesto a Pietro Colella di stilare una lista delle liste. Il post che segue è la collezione dei più classici consigli al buon utilizzo dei social media. Le 5 W dei Social Network Sulla rete è possibile trovare tantissimi articoli &#8230; <a href="http://www.virtualeco.org/2012/10/le5w/">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p id="Articolo-Le5WdeiSocialNetwork" style="text-align: right;"><em>Abbiamo chiesto a <a title="Pietro colella" href="https://twitter.com/pietro_colella">Pietro Colella</a> di stilare una lista delle liste. </em><em>Il post che segue è la collezione dei più classici consigli al buon utilizzo dei social media.</em></p>
<h1>Le 5 W dei Social Network</h1>
<p>Sulla rete è possibile trovare tantissimi articoli che segnalano <em>“i 10 consigli per gestire le pagine Facebook”</em> oppure <em>“le 5 cose che dovete assolutamente sapere per creare una pagina Facebook”</em>. Ho deciso di mescolare tutti i consigli trovati rivisitando la mitica<strong> regola delle 5W. </strong></p>
<h2 id="Articolo-#Why,PerchéApparireSuiSocialNetwork"><strong>#Why, Perché Apparire Sui Social Network</strong></h2>
<p>Questa è la prima domanda da porsi! L’obiettivo principale di qualsiasi azienda che voglia apparire sui social netowrk è <strong>instaurare una relazione</strong>.</p>
<ul>
<li>1 <strong>Avere tanti fan ma non avere una relazione, significa avere zero fan</strong></li>
<li>2 Puntate alla relazione, a coinvolgere le persone</li>
<li>3 Producete contenuti che siano interessanti, che incuriosiscano o divertano</li>
<li>4 Rappresentare una risorsa per i vostri fan</li>
</ul>
<h2 id="Articolo-#Where,DoveIscriversi?"><strong>#Where, Dove Iscriversi?</strong></h2>
<p>Esistono tanti social network ed ognuno ha le sue peculiarità. Sono tante le aziende che diffondono le proprie informazioni su decine di reti, aprendo tante pagine sul proprio brand e sui prodotti. Pochissime riescono, però, a tenerle costantemente tutte aggiornate.</p>
<ul>
<li>5 Selezionate accuratamente i portali ai quali iscrivervi e quelli poco interessanti</li>
</ul>
<p>In relazione alle statistiche ufficiali e ai trend di iscrizione ho deciso di analizzare questi 3 social network ai quali ritengo imprescindibile l’iscrizione:</p>
<p><span style="text-decoration: underline;">Facebook: </span></p>
<ul>
<li>Il più generalista nel quale si veicolano i messaggi in maniera molto informale;</li>
<li>Idoneo per creare molto engagement e proporre azioni call-to-action;</li>
<li>Si possono tenere aggiornati i fan per ogni iniziativa.</li>
</ul>
<p><span style="text-decoration: underline;">Twitter:</span></p>
<ul>
<li>E’ frequentato da molte celebrità e persone influenti;</li>
<li>Il social network rapido, utilizzato per brevi slogan pubblicitari;</li>
<li>Permette di creare un rapido microblogging e di fornire assistenza (ad esempio <a href="http://www.diegofrancesco.it/2012/01/23/le-compagnie-telefoniche-sui-social-network/" target="_blank">Tim e Vodafone</a>);</li>
<li>Maggiori possibilità di listening in quanto le conversazioni sono pubbliche.</li>
</ul>
<p><span style="text-decoration: underline;">Linkedin</span>:</p>
<ul>
<li>Sicuramente più serio e professionale;</li>
<li>Presenza di molti manager e business man;</li>
<li>Permette di conoscere più facilmente persone del settore e di confontarsi con loro.</li>
</ul>
<p>Ho creato una mappa molto intuitiva che raggruppa i più famosi social network in relazione alle varie fasi del processo di acquisto del consumatore (cfr. Ladvige R.J. &amp; Steiner G. A. ,1961 consultabile <a href="http://uts.cc.utexas.edu/~tecas/syllabi2/adv382jfall2002/readings/lavidg.pdf" target="_blank">qui</a>) e agli utenti che tipicamente frequentano il portale.</p>
<p><a href="http://www.virtualeco.org/2012/09/1784/posizionamento/" rel="attachment wp-att-1808"><img class="alignnone size-full wp-image-1808" src="http://www.virtualeco.org/wp-content/uploads/2012/09/Posizionamento.jpg" alt="" width="960" height="720" /></a></p>
<ul>
<li>6 Non condividete gli stessi contenuti su tutti i social network, ognuno di questi strumenti ha un modo diverso di comunicare e ognuno di essi deve sottendere al raggiungimento di un certo obiettivo.</li>
</ul>
<h2 id="Articolo-#When,QuandoPubblicare?"><strong>#When, Quando Pubblicare?</strong></h2>
<p><strong>Scegliere l’orario è fondamentale</strong> per evitare momenti della giornata o della settimana in cui il mezzo è congestionato</p>
<ul>
<li>7 Il più alto livello di interazione è tra le 22:00 e le 12:00 (ET)</li>
<li>8 Case Study mostrano che dalle 21:00 alle 23:00 è possibile generare su Twitter delle situazioni di micro blogging molto coinvolgenti (<a href="http://spinsucks.com/social-media/social-media-campaigns-dont-match-when-consumers-are-online/" target="_blank">qui</a> una piccola ricerca)</li>
<li>9 I contenuti pubblicati al mattino presto (4:00 – 8:00) hanno un numero elevato di interazioni ma, il picco si raggiunge la sera dalle 18:00 alle 20:00</li>
<li>10 Nel week-end c’è il picco di interazioni su Facebook, il venerdì è il giorno peggiore. Al contrario, il numero di retweet è più elevato il venerdì</li>
</ul>
<p><strong>#How, Come Programmo I Contenuti?</strong><br />
La programmazione dei post è un’attività molto importante dalla quale dipende fortemente il successo della strategia. Ovviamente è impensabile svegliarsi tutte le mattine alle 5 per pubblicare i post su Facebook quindi, sono stati creati a tal proposito una serie di strumenti.</p>
<ul>
<li>11 Utilizzate la programmazione dei post di Facebook (è molto semplice, potete trovare una miniguida <a href="http://mashable.com/2012/05/31/facebook-scheduling-missteps/#666835-Activity-Log-IZ-IN-UR-TOOLBAR-HIDING-MOAR-FEECHURS" target="_blank">qui</a>)</li>
<li>12 Utilizzate applicazioni per schedulare le vostre attività su tutti i social network, ce ne sono di buoni che sono freeware (alcuni esempi <a href="http://www.ilovefreesoftware.com/27/featured/schedule-facebook-status-updates.html" target="_blank">qui</a>)</li>
</ul>
<h2 id="Articolo-#What,CheCosaPosto?"><strong>#What, Che Cosa Posto?</strong></h2>
<ul>
<li>13 Imparate a conoscere il vostro target: se una pagina è piccola spesso il target online uguale a quello offline, se invece è molto grande sarà necessario classificare alcune notizie</li>
<li>4 Utilizzare le impostazioni di Facebook per suddividere i post in relazione alla posizione geografica e alla lingua</li>
<li>15 Gli utenti<strong> </strong>visualizzano (clickano per informarsi) più facilmente, in ordine, foto, testi e video (<a href="http://danzarrella.com/infographic-how-to-get-more-likes-comments-and-shares-on-facebook.html" target="_blank">qui</a> trovate una intuitivo infografia di Danzarella)</li>
<li>16 Gli utenti rispondono più facilmente, in ordine, ai testi, foto e video</li>
<li>17 Gli utenti condividono più facilmente, in ordine, foto e video</li>
</ul>
<p>In relazione ai trend che è possibile seguire sui social network si denotano alcune best practices:</p>
<ul>
<li>18 Generate story-telling per create attorno ai prodotti un senso di magia e di coinvolgimento (alcuni approfondimenti <a href="http://www.4marketing.biz/2012/05/cose-lo-storytelling-sette-punti-per-comprenderlo/" target="_blank">qui</a>)</li>
<li>19 Create “engagement” coinvolgendo direttamente i fan con delle domande o mini giochi</li>
<li>20 Evitate di farlo spesso!!!! L’obiettivo è la relazione (vedi #Why)</li>
<li>21 Generate pochissimi concorsi l’anno, seri e non di breve periodo, la parola d&#8217;ordine è fidelizzazione e passaparola (ad esempio <a href="https://www.facebook.com/borotalcoofficialpage" rel="nofollow">https://www.facebook.com/borotalcoofficialpage</a> ha problemi nella gestione di un concorso, Nivea For Man <a href="https://www.facebook.com/NIVEAFORMENItalia" rel="nofollow">https://www.facebook.com/NIVEAFORMENItalia</a> sta realizzando un concorso che sta ottenendo un enorme successo)</li>
<li>22 Coinvolgete la comunità nella co-creazione di alcuni prodotti</li>
<li>23 Prevedete dei privilegi per i fan, anteprime di prodotti o particolari sconti. Anche in questo caso, parola d&#8217;ordine e passaparola!</li>
</ul>
<p>Scusate se sono prolisso, ma vorrei analizzare anche questo aspetto che non è trascurabile. La semplice iscrizione sui social media è già un segnale del modus operandi dell’azienda<strong>.</strong></p>
<ul>
<li>24 Affidatevi a professionisti (<span style="line-height: 24px;">fidelizzazione </span>programmatori o social strategist) per definire e realizzare lo stile della pagina</li>
<li>25 Decidete da subito la modalità di partecipazione alla vita della pagina in particolare il livello di interventismo nelle conversazioni.</li>
<li>26 Taggate sempre il soggetto al quale state rispondendo</li>
<li>27 Ottimizzate le condivisioni per i mobile devices, sono sempre di più i soggetti che in Italia accedono ai social network da mobile.</li>
</ul>
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		<item>
		<title>Product design e social media: cosa si può fare?</title>
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		<pubDate>Mon, 15 Oct 2012 11:06:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>alessandro</dc:creator>
				<category><![CDATA[Casi Studio]]></category>
		<category><![CDATA[Social Network]]></category>
		<category><![CDATA[design]]></category>
		<category><![CDATA[furniture design]]></category>
		<category><![CDATA[mac lissone]]></category>
		<category><![CDATA[product design]]></category>
		<category><![CDATA[salone del mobile]]></category>
		<category><![CDATA[social media]]></category>

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		<description><![CDATA[Le aziende di design italiane, sul web, non comunicano come ci si aspetterebbe: l&#8217;impressione complessiva è che il settore sia restio a utilizzare internet per parlare con i propri clienti (a differenza, per esempio, del settore fashion &#8211; cha ha &#8230; <a href="http://www.virtualeco.org/2012/10/product-design-e-social-media-cosa-si-puo-fare/">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Le aziende di design italiane, sul web, non comunicano come ci si aspetterebbe: l&#8217;impressione complessiva è che il settore sia restio a utilizzare internet per parlare con i propri clienti (a differenza, per esempio, del settore fashion &#8211; cha ha abbracciato in pieno le dinamiche social).</p>
<p>Eppure basta guardare appena oltre confine e gli esempi d&#8217;eccellenza non mancano: <a href="www.hermanmiller.it">Herman Miller</a>, azienda di design nordamericana, supera abbondantemente i 180.000 follower su <a href="https://twitter.com/HermanMiller">Twitter</a>. È sintomo di una gestione efficiente e interessante dello strumento: per dimensionare il dato, basti pensare che GAP (abbigliamento) ne ha 165.000 e Domino Pizza 149.000.</p>
<p>Cosa condivide Herman Miller su Twitter? La strategia di contenuti è diversificata, molto interessante ed evidenzia un lavoro importante di ricerca e di curatela, oltre che di produzione di contenuti di alto livello (come l&#8217;intervista che segue, al designer statunitense Gianfranco Zaccai che, naturalmente, lavora per Herman Miller).</p>
<p><iframe width="640" height="360" src="http://www.youtube.com/embed/21x9QBNHx-0?feature=oembed" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></p>
<p>Tra gli italiani, <a href="www.kartell.it">Kartell</a> è sicuramente tra le aziende più spigliate: quest&#8217;anno ha deciso di puntare su <a href="http://followgram.me/kartell_official">Instagram</a> (il social network basato sulle immagini, ora di proprietà di Facebook) con una serie di attività mirate.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="followgram.me/kartell_official"><img class="alignnone size-full wp-image-1837" title="Kartell su Instagram" src="http://www.virtualeco.org/wp-content/uploads/2012/10/k.png" alt="" width="791" height="520" /></a></p>
<p>Mi sembra invece assurdo che uno dei grandi nomi del design italiano, Flos, non abbia una community su Facebook. O meglio, cel&#8217;abbia (probabilmente aperta direttamente dagli utenti), ma la lasci completamente a se stessa. Avevo rilevato la stessa situazione un paio d&#8217;anni fa, e mi stupisce che non sia cambiato nulla. Una pagina Facebook come <a href="https://www.facebook.com/pages/FLOS/28814117879">questa</a>, con più di 7.000 utenti che &#8211; spontaneamente &#8211; hanno premuto &#8220;Like&#8221; per avvicinarsi all&#8217;azienda, sono il sintomo di una community viva, efficace, interessante: non coltivarla è un&#8217;opportunità sprecata.</p>
<p>(nota: esiste una <a href="https://www.facebook.com/pages/FLOS/267939979968150">pagina ufficiale di Flos</a>, ma fa probabilmente riferimento al distributore americano &#8211; ha un&#8217;impostazione commerciale e i prezzi in dollari &#8211; e comunque raggiunge poche centinaia di fan).</p>
<p>Tra i trend in atto, il più importante è la frammentazione delle piattaforme: siamo passati da uno scenario in cui Twitter e Facebook saturavano l&#8217;attenzione dei nostri utenti, a un mondo in cui le community si sono moltiplicate e frammentate, in base ai contenuti (Vimeo, Instagram, Soundcloud), in base alle modalità di interazione (domande e risposte, review di prodotto) e in base alle necessità degli utenti. In particolare, i sistemi di social bookmarking sono sicuramente la più importante novità di quest&#8217;anno.</p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-1838" title="Knoll su Pinterest" src="http://www.virtualeco.org/wp-content/uploads/2012/10/k2.png" alt="" width="1247" height="757" /></p>
<p>Pinterest è il social network più discusso e che ha visto la crescita più importante: aziende come <a href="http://pinterest.com/knolldesign/">Knoll</a> lo utilizzano per condividere immagini di prodotto, ma anche immagini storiche, campagne di advertising e più in generale per valorizzare il proprio archivio e la propria storia.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://pinterest.com/knolldesign/"><img title="Gummybox &gt; Social Media for Product Design &gt; k2.png" src="https://gummyind.atlassian.net/wiki/download/attachments/12451855/k2.png?version=1&amp;modificationDate=1350297024990" alt="" data-image-src="/wiki/download/attachments/12451855/k2.png?version=1&amp;modificationDate=1350297024990" data-linked-resource-id="12976132" data-linked-resource-type="attachment" data-linked-resource-default-alias="k2.png" data-base-url="https://gummyind.atlassian.net/wiki" data-linked-resource-container-id="12451855" /></a></p>
<p>Esistono anche piattaforme di social bookmarking dedicate alla vendita o alla condivisione di prodotti, come Fancy e Svpply: costituiscono degli importanti moltiplicatori di traffico web, e costruiscono community di persone affini per gusto. Solo per fare un esempio, l&#8217;<a href="http://www.punktgroup.com/en/27/homepage.aspx">ES01 Extension Socket di Punkt</a>. (disclosure: è nostro cliente) è stato inserito nella collezione di 1063 potenziali persone che lo comprerebbero, su Fancy.</p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-1839" title="es" src="http://www.virtualeco.org/wp-content/uploads/2012/10/es.png" alt="" width="1029" height="731" /></p>
<p>I social media come canale di vendita diventano uno strumento sempre più interessante, per fare da volano alle vendite online. Gli ecommerce infatti, secondo un <a href="http://www.slideshare.net/joshyang">ricercatore</a> di Harvard Business School, stanno seguendo questi tre importanti trend:</p>
<ul>
<li>gli utenti con un reddito più alto fanno shopping online sempre più di frequente</li>
<li>si stanno diffondendo sempre più ecommerce per prodotti ad alto margine</li>
<li>gli ecommerce sperimentano modelli di business nuovi e più complessi</li>
</ul>
<div><span style="font-size: medium;"><span style="line-height: 24px;">Ci staremmo, quindi, spostando verso il quadrante in alto a destra di questo diagramma.</span></span></div>
<div><img class="alignnone size-full wp-image-1847" title="ecommerce" src="http://www.virtualeco.org/wp-content/uploads/2012/10/ecommerce.png" alt="" width="1205" height="765" /></div>
<p>&nbsp;</p>
<h3>I social media oltre la comunicazione</h3>
<p>La parte di marketing e PR è solo una porzione di quello che si può fare con i social media. Nel caso del design, ci sono alcune tendenze in atto che ci sembra molto interessante discutere.</p>
<p>Alcune aziende si stanno muovendo nella direzione della Social Enterprise, socializzando sempre di più il proprio processo produttivo. Certo, non tutti i business sono come <a href="http://www.threadless.com/">Threadless</a> (che vende esclusivamente prodotti disegnati e votati dalla community di utenti), ma le esperienze anche nel settore del design stanno crescendo.</p>
<p>Uno dei casi più importanti è certamente Fiat, che ha sviluppato un&#8217;autovettura completamente crowdsourced: si chiama <a href="http://www.fiatmio.cc/en/">Fiat Mio</a>, e wired ne parla <a href="http://www.wired.co.uk/news/archive/2010-08/18/fiat-mio">qui</a>.</p>
<p>Oltre al crowdsourcing di prodotto, si stanno diffondendo le piattaforme di crowdfunding: Antonio Scarponi, un designer italiano che lavora a Zurigo, è riuscito a finanziare totalmente il suo progetto <a href="http://www.indiegogo.com/ELIOOO">Eliooo</a> con i contributi degli utenti, raccolti su <a href="http://www.indiegogo.com/ELIOOO">Indiegogo</a>. Esistono addirittura piattaforme, come <a href="http://www.quirky.com/">Quirky</a>, in cui l&#8217;intero sviluppo di prodotto è demandato alla community.</p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-1840" title="antonio scarponi eliooo" src="http://www.virtualeco.org/wp-content/uploads/2012/10/Schermata-151012-1248.png" alt="" width="1022" height="745" /></p>
<p><strong>Volete discutere l&#8217;argomento con noi?</strong></p>
<p><strong>Il 25 ottobre, a Lissone (MI), ho presentato alcune riflessioni sul settore del product design, durante l&#8217;evento programmato da Xenesys sull<a href="http://xenesysdesignmaclissone-eorg.eventbrite.com/">’IT per il business nell’industria del design e altre aziende marketing intensive</a></strong></p>
<p>Ecco le slide che ho portato al <a href="http://www.comune.lissone.mb.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/4">MAC di Lissone</a>! (che, molto appropriatamente, non ha nemmeno un sito internet proprio &#8211; o almeno io non l&#8217;ho trovato).</p>
<p><iframe src="http://www.slideshare.net/slideshow/embed_code/14919997" width="427" height="356" frameborder="0" marginwidth="0" marginheight="0" scrolling="no" style="border:1px solid #CCC;border-width:1px 1px 0;margin-bottom:5px" allowfullscreen> </iframe>
<div style="margin-bottom:5px"> <strong> <a href="http://www.slideshare.net/gummyindustries/social-media-for-product-and-furniture-design" title="Social media for product and furniture design" target="_blank">Social media for product and furniture design</a> </strong> from <strong><a href="http://www.slideshare.net/gummyindustries" target="_blank">gummyindustries</a></strong> </div>
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		</item>
		<item>
		<title>Impresa Sociale e Social Media: Potenzialità e Best Practice</title>
		<link>http://www.virtualeco.org/2012/09/impresa-sociale-e-social-media-potenzialita-e-best-practice/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=impresa-sociale-e-social-media-potenzialita-e-best-practice</link>
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		<pubDate>Fri, 28 Sep 2012 11:14:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fabrizio</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Social Network]]></category>
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		<category><![CDATA[workshop]]></category>

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		<description><![CDATA[Venerdì 14 Settembre abbiamo partecipato al decimo Workshop sull&#8217;Impresa Sociale. Fabrizio è stato discussant durante la sessione organizzata da Fai un salto. L&#8217;incontro, che si è tenuto a Riva Del Garda (qui i tweet), ha visto la presenza di tanti progetti innovativi che perseguono finalità &#8230; <a href="http://www.virtualeco.org/2012/09/impresa-sociale-e-social-media-potenzialita-e-best-practice/">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Venerdì 14 Settembre <a title="gummy industries" href="http://gummyindustries.com/">abbiamo</a> partecipato al <a href="http://www.irisnetwork.it/category/workshop/">decimo Workshop sull&#8217;Impresa Sociale</a>. Fabrizio è stato discussant durante la sessione organizzata da<a title="Fai un salto" href="http://faiunsalto.wordpress.com/"> Fai un salto</a>. L&#8217;incontro, che si è tenuto a Riva Del Garda (<a title="wos12" href="http://storify.com/betone/wis12-i-tweet-di-venerdi-14-settembre-2012">qui i tweet</a>), ha visto la presenza di tanti progetti innovativi che perseguono finalità sociali con l&#8217;aiuto delle nuove tecnologie.</p>
<p>Quella che segue è una lista di esempi di imprese sociali che innovano.</p>
<h1>Ecologyc 2.0</h1>
<p><em>Emidio Panna, Cooperativa sociale La Ringhiera, Albino – Bergamo</em></p>
<p>Ecologyc 2.0 è un sistema che grazie a transponder, foto georeferenziate e google maps aiuta i Comuni e i cittadini a monitorare in realtime lo stato dell&#8217;ambiente. Ogni cittadino può segnalare situazioni di degrado urbano attraverso un&#8217;applicazione, chiedendo l&#8217;immediato intervento di un operatore.</p>
<h1>Octopus</h1>
<p><em>Lucio Piretti, SIxS – Soluzioni informatiche per il sociale, Crema</em></p>
<p><a href="http://www.virtualeco.org/2012/09/impresa-sociale-e-social-media-potenzialita-e-best-practice/octopus-rilevazione-e-certificazione-presenze-domiciliari/" rel="attachment wp-att-1694"><img class="alignnone size-full wp-image-1694" title="OCTOPUS - Rilevazione e certificazione presenze domiciliari" src="http://www.virtualeco.org/wp-content/uploads/2012/09/OCTOPUS-Rilevazione-e-certificazione-presenze-domiciliari.jpg" alt="" width="769" height="431" /></a></p>
<p>SIxS è un&#8217;azienda che offre servizi unicamente alle imprese sociali. Il progetto Octopus utilizza i token OTP (la stessa tecnologia utilizzata dalle banche per far accedere i correntisti ai propri conti online) per la rilevazione e certificazione delle presenze domiciliari.</p>
<p>In questo modo l&#8217;operatore che offre un servizio all&#8217;utente può sempre certificare gli orari di inizio e fine del proprio intervento.  Un&#8217;informazione certificata di questo tipo aiuta la trasparenza dell&#8217;impresa a vantaggio sia dell&#8217;operatore che dell&#8217;utente.</p>
<h1>I social media di Vedogiovane</h1>
<p><em>Giovanni Campagnoli, Cooperativa sociale Vedogiovane, Arona – Novara</em></p>
<p><a href="http://www.virtualeco.org/2012/09/impresa-sociale-e-social-media-potenzialita-e-best-practice/vedogiovane/" rel="attachment wp-att-1697"><img class="alignnone size-medium wp-image-1697" title="Vedogiovane" src="http://www.virtualeco.org/wp-content/uploads/2012/09/Vedogiovane-300x182.jpg" alt="" width="300" height="182" /></a></p>
<p>Giovanni Campagnoli in poche semplici slide, collegato via Skype, ha spiegato l&#8217;intero progetto sui social media della cooperativa Vedogiovane. Giovanni, aiutato da alcuni strumenti di listening, monitora circa 120 parole differenti (keyword). Il risultato di questa attività aiuta la cooperativa a essere sempre aggiornata sui temi rilevanti per l&#8217;attività sociale. Un estratto, commentato, di questi contenuti viene riproposto sul <a href="http://www.vedogiovane.it/">blog dell&#8217;impresa</a>.</p>
<p>Grazie a questa strategia di listening, monitoring e contenuti, Vedogiovane è diventata un punto di riferimento in rete per l&#8217;aiuto ai giovani. Questo ha generato diversi contatti da parte di enti e istituti interessati ai servizi offerti.</p>
<p>L&#8217;intero progetto ha un calcolo del ROI preciso e disarmante per la sua semplicità:</p>
<blockquote><p>ROI = (valore dei contatti generati dal blog su 5 anni) &#8211; (costo degli strumenti di monitoring + costo del lavoro sui social media)</p></blockquote>
<p>Vedogiovane prevedere di aumentare il fatturato del 20% in 5 anni.</p>
<h1 id="Articolo-SocialMediaecooperativesociali-Ex-Lab">Ex-Lab</h1>
<p><a href="http://www.exlab.it/" rel="nofollow">ExLab</a>, realizza corsi di formazione on-line grazie all&#8217;utilizzo di wiki, di moodle e di videoconferenze. L&#8217;idea di fondo è quella di elaborare strumenti più efficaci di informazione, coinvolgimento e apprendimento al fine di creare nuove pratiche professionali per migliorare la comunicazione interna e l&#8217;efficacia documentale.</p>
<p><img title="image2012-9-20 10-51-46" src="http://www.virtualeco.org/wp-content/uploads/2012/09/image2012-9-20-10-51-46.png" alt="" width="967" height="371" /></p>
<h1 id="Articolo-SocialMediaecooperativesociali-Trovalavoro.piemonte.it">Trovalavoro.piemonte.it</h1>
<p><a href="http://trovalavoro.piemonte.it/" rel="nofollow">http://trovalavoro.piemonte.it/</a> non è uno dei soliti siti che migliorano l&#8217;incontro tra la domanda e l&#8217;offerta di lavoro. Il portale è focalizzato esclusivamente all&#8217;area piemontese e velocizza il mercato del lavoro on-line grazie alle nuove tecnologie come chat e videochat. Inoltre, si avvale di una rete di uffici che fungono da punti di contatto per le aziende e per chi cerca lavoro. Per questi ultimi vengono forniti servizi per migliorare l&#8217;efficacia della ricerca. Le proposte delle aziende vengono esaminate molto attentamente, mediante colloqui e incontri, per garantire la credibilità del datore di lavoro.</p>
<p><img title="image2012-9-20 10-58-47" src="http://www.virtualeco.org/wp-content/uploads/2012/09/image2012-9-20-10-58-47.png" alt="" width="829" height="606" /></p>
<p>&nbsp;</p>
<h1 id="Articolo-SocialMediaecooperativesociali-MapAbility">MapAbility</h1>
<p>Map Ability (<a href="http://www.mapability.org/" rel="nofollow">http://www.mapability.org/</a>) è una associazione che ha l&#8217;obiettivo di raccogliere e rendere fruibili tutte le informazioni sull&#8217;accessibilità delle città. Ad esempio, è possibile stabilire un percorso cittadino che non presenti barriere architettoniche, consultando il sito. Nel portale gli utenti collaborano all&#8217;aggiornamento in tempo reale delle mappe. Grazie ai device mobili è possibilie fotografare e segnalare la presenza di barriere architettoniche oppure di percorsi preferenziali per persone con mobilità ridotta. Grazie al crowdfounding Map Ability riesce a fornire un servizio eccellente e con pochi sforzi da parte di ogni collaboratore.</p>
<p><img title="image2012-9-20 11-4-29-1" src="http://www.virtualeco.org/wp-content/uploads/2012/09/image2012-9-20-11-4-29-1.png" alt="" width="968" height="398" /></p>
<div></div>
<p>In realtà, <strong>in rete esistono numerosi altri esempi di imprese</strong> sociali che comunicano in modo interessante:</p>
<h1 id="Articolo-SocialMediaecooperativesociali-Come4,ilpornoeticoesociale">Come4, il porno etico e sociale</h1>
<p>Come4.org (<a href="http://it.ulule.com/come4/" rel="nofollow">http://it.ulule.com/come4/</a> e <a href="http://come4.org/">http://come4.org/</a>) è un progetto che sta raccogliendo fondi per realizzare un portale di contenuti espliciti (o potremmo dire propio pornografici) generati dagli utenti. La pornografia genera un flusso economico di 100 miliardi di dollari l&#8217;anno. I creatori del portale hanno pensato che riuscire a indirizzare anche l&#8217;1% di tale cifra a cause sociali migliorerebbe la situazione dei più bisognosi.</p>
<p><a href="http://www.virtualeco.org/2012/09/impresa-sociale-e-social-media-potenzialita-e-best-practice/come4-org-il-porno-con-il-cuore-ulule/" rel="attachment wp-att-1706"><img class="alignnone size-full wp-image-1706" title="Come4.org - Il porno con il cuore - Ulule" src="http://www.virtualeco.org/wp-content/uploads/2012/09/Come4.org-Il-porno-con-il-cuore-Ulule.jpg" alt="" width="650" height="536" /></a></p>
<p>Chiunque può inviare video o foto alla piattaforma. Chi intende invece fruire di questi contenuti dovrà versare un contributo in denaro che sarà devoluto alla causa sociale.</p>
<div>
<h1 id="Articolo-SocialMediaecooperativesociali-(im)possibleliving">[im]possible living</h1>
<p>[im]possibile living (<a href="http://www.impossibleliving.com/" rel="nofollow">http://www.impossibleliving.com/</a>) grazie alla condivisione di fotografie di palazzi abbandonati, si ripropone di rimetterli in sesto. La mappatura e la profilazione degli edifici rappresenta un enorme patrimonio architettonico che necessita, però, di una riqualificazione.</p>
<p><a href="http://www.virtualeco.org/2012/09/impresa-sociale-e-social-media-potenzialita-e-best-practice/impossible-living-rethink-the-abandoned-world/" rel="attachment wp-att-1705"><img class="alignnone size-full wp-image-1705" title="Impossible living | rethink the abandoned world" src="http://www.virtualeco.org/wp-content/uploads/2012/09/Impossible-living-rethink-the-abandoned-world.jpg" alt="" width="649" height="436" /></a></p>
<p>La riqualificazione pensata da [im]possible living è un processo che si articola in 4 passi: creare un database degli edifici abbandonati, fornire conoscenza e strumenti per aiutare gli utenti a iniziare i progetti di recupero, mettere in contatto utenti e professionisti, trovare denaro per realizzare effettivamente questi progetti.</p>
<p>La rete, in questo caso, rappresenta un canale preferenziale per ottenere delle risorse materiali che poi verranno utilizzate per il raggiungimento di un obiettivo sociale.</p>
</div>
<h1>The big lunch</h1>
<p>The Big Lunch è il portale di una cooperativa sociale inglese, che organizza pranzi per il maggior numero possibile di partecipanti, soprattutto tra i più bisognosi. Lo scopo è quello di creare un momento di condivisione e di socializzazione con il prossimo. Sul sito <a href="http://www.thebiglunch.com/" rel="nofollow">http://www.thebiglunch.com</a> è possibile ottenere tutte le informazioni e le news necessarie, vedere le gallerie dei Big Lunch precedenti nonchè i case study.</p>
<p><a href="http://www.virtualeco.org/2012/09/impresa-sociale-e-social-media-potenzialita-e-best-practice/the-big-lunch-a-one-day-get-together-for-neighbours/" rel="attachment wp-att-1707"><img class="alignnone size-full wp-image-1707" title="The Big Lunch, a one-day get-together for neighbours" src="http://www.virtualeco.org/wp-content/uploads/2012/09/The-Big-Lunch-a-one-day-get-together-for-neighbours.jpg" alt="" width="631" height="470" /></a></p>
<p>Il sito ha un punto di forza dal valore inestimabile: clickando su Join-In si possono ricevere informazioni su come organizzare i pranzi autonomamente, accedere alle FAQ e scaricare le risorse necessarie per realizzare questi eventi.</p>
<h1 id="Articolo-SocialMediaecooperativesociali-Shynote">ShinyNote</h1>
<p>ShinyNote (<a href="http://www.shinynote.com/" rel="nofollow">http://www.shinynote.com/</a>) è il primo sito di microfunding italiano esclusivamente dedicato al sociale: si tratta di un social network nato con la finalità di condividere situazioni di disagio, allo scopo di aiutare le persone con una raccolta fondi. Si passa da casi meno gravi, per esempio le donazioni per salvare animali o per acquistare un nuovo autobus, ai casi più complicati come la ricostruzione di alcuni edifici nei luoghi terremotati dell’Emilia.</p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-1791" title="shynote" src="http://www.virtualeco.org/wp-content/uploads/2012/09/shynote.jpeg" alt="" width="805" height="554" /></p>
<p>Shinynote è un network social più che un social network.Grazie al crowdfounding è possibile raccogliere un numero elevati di donazioni di piccola entità e la struttura del network premette condividere le storie sui social network più conosciuti in modo da aumentare la portata virale della causa.</p>
<h1 id="Articolo-SocialMediaecooperativesociali-ThePeopleSupermarket">The People Supermarket</h1>
<p>The People Supermarket (<a href="http://www.thepeoplessupermarket.org/" rel="nofollow">http://www.thepeoplessupermarket.org/</a>) è un portale che nasce con l&#8217;obiettivo di creare un network di acquisto, di quelli che in Italia sono chiamati Gruppi Di Acquisto o GAS. La cooperativa sociale ha come obiettivi: l&#8217;acquisto collettivo di beni di consumo (come pasta e merende), l&#8217;acquisto di servizi come corrente elettrica e gas e la condivisione di momenti di lavoro collettivo (in modo da ridurre costi di produzione e distribuzione).</p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-1792" title="thepeolpe" src="http://www.virtualeco.org/wp-content/uploads/2012/09/thepeolpe.jpeg" alt="" width="963" height="433" /></p>
<p>Il portale e le pagine social (Facebook e Twitter) hanno l&#8217;obiettivo di agevolare il reclutamento per la cooperativa. Grazie alla rete The People Supermarket riesce a reclutare nuovi soci per il network di acquisto ma anche candidature lavorative per la gestione dei supermarket.</p>
<h1>Il punto della situazione sulle imprese sociali online</h1>
<p>Sono sempre più diffuse le imprese sociali che stanno aggiungendo un layer &#8220;social&#8221; alle attività (spesso limitate) che svolgono online. L&#8217;attività sui social network gli permetterebbe di interfacciarsi con un pubblico sempre più ampio. Questo gli permetterebbe di rinforzare il brand avviando, quindi, il circolo virtuoso del fundraising, inteso come incremento costante del capitale materiale e immateriale.</p>
<p>I vecchi modelli di business offline dimostrano sempre più spesso i loro limiti: i consumatori sono sempre più informati e utilizzano la rete per raccogliere informazioni e condividere le proprie esperienze; questo non vale solo per il mondo del business ma anche per le imprese e cooperative sociali. <strong>Essere restii ad aprirsi a questi nuovi canali significa creare un’ombra davanti all&#8217;Impresa Sociale.</strong> Le imprese e le cooperative sociali potrebbero trarre molti spunti dal mondo aziendale: esistono molte soluzioni, implementate in ambito business, che possono essere applicate facilmente al sociale, o che potrebbero essere una fonte di ispirazione.</p>
<p>Per le cooperative sociali è arrivato il momento di comprendere le potenzialità della comunicazione online: tra social e sociale la differenza è solo una &#8220;e&#8221;.</p>
<p>edit: Questo post è stato scritto in collaborazione con <a title="Twitter" href="https://twitter.com/pietro_colella">@pietro_colella</a></p>
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		<title>PICNIC Festival 2012: Let&#8217;s Play Togather</title>
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		<pubDate>Mon, 24 Sep 2012 16:23:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Bianca</dc:creator>
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		<description><![CDATA[The shift from top down to bottom up: review di due giorni al PICNIC Festival 2012 #PICNIC12 <a href="http://www.virtualeco.org/2012/09/picnic-festival-2012-lets-play-togather-report/">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Il <em><a title="PICNIC Festival" href="http://www.picnicnetwork.org/" target="_blank">PICNIC Festival</a></em> si presenta come uno dei principali punti di riferimento europei per l&#8217;innovazione e la creatività.</p>
<p>Ho deciso di partecipare alla sesta edizione con l&#8217;idea di accoglierla in pieno come un&#8217;opportunità di assorbire le molteplici attività e esperienze per cui è diventato famoso a livello internazionale. Attraverso una due giorni fitta di eventi, attività e possibilità di interazione vengono affrontati i trend del settore tecnologico con un&#8217;ottica sempre rivolta alla possibilità di affrontare non solo il lato business dell&#8217;innovazione ma soprattutto<strong> apporto per il sociale </strong>e<strong> sostenibilità ambientale</strong>.</p>
<h2>The New Ownership</h2>
<p>Il tema di quest&#8217;anno? <em><strong>The New Ownership: the shift from top down from bottom up</strong>.</em> Partendo dalla posizione dei consumatori fino alle analisi più ad ampio spettro sulla rilevanza e la consapevolezza degli utenti su Internet la tendenza è ormai emersa: <strong>le potenzialità della rete e della collaborazione online e offline permettono di cambiare la direzione di decisioni</strong>, influendo su autorevolezza e innovazione sociale e culturale.</p>
<p><a href="http://www.virtualeco.org/2012/09/picnic-festival-2012-lets-play-togather-report/538727_345106308913884_1432095212_n/" rel="attachment wp-att-1717"><img class="alignnone size-medium wp-image-1717" title="PICNIC Festival 2012_01" src="http://www.virtualeco.org/wp-content/uploads/2012/09/538727_345106308913884_1432095212_n-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a> <a href="http://www.virtualeco.org/2012/09/picnic-festival-2012-lets-play-togather-report/532106_345268398897675_2093085366_n/" rel="attachment wp-att-1716"><img class="alignnone size-medium wp-image-1716" title="PICNIC Festival 2012_02" src="http://www.virtualeco.org/wp-content/uploads/2012/09/532106_345268398897675_2093085366_n-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a></p>
<p>Se dal punto di vista business e economico è molto più chiaro comprendere come questo cambiamento possa portare un&#8217;azienda a interagire con il consumatore &#8211; come nei casi di co-creazione del prodotto &#8211; ci sono aspetti che hanno ancora una necessità di definizione in settori come democrazia diretta, pubblica amministrazione, educazione.<br />
Il ruolo della tecnologia è emerso soprattutto nella presenza, e nella tendenza in continuo aumento, alla creazione di piattaforme che favoriscono la collaborazione e l&#8217;organizzazione interna degli utenti stessi.</p>
<h2>Social Capital of Collaborative Platforms</h2>
<p>Uno dei primi incontri su questo tema con diversi esempi interessanti in questo campo partendo da <a title="Airbnb" href="https://www.airbnb.it/" target="_blank">Airbnb</a> il noto marketplace di alloggi. <a title="Christopher Lukezic" href="https://de.twitter.com/Lukezic" target="_blank">Christopher Lukezic</a> fra i primi a portare al centro dell&#8217;attenzione l&#8217;esperienza del singolo utente all&#8217;interno della community con la storia di Moher.</p>
<p><iframe src="http://www.youtube.com/embed/ZQPM15a2SUw" frameborder="0" width="560" height="315"></iframe></p>
<p>L&#8217;intera <a title="Airbnb YouTube Channel" href="http://www.youtube.com/playlist?list=PL3843B55A0B76A7B9" target="_blank">presenza di Airbnb su Youtube</a> dimostra le scelte e il guadagno soprattutto umano che deriva dalla scelta di ospitare qualcuno a casa propria. Una piattaforma collaborativa diventa rilevante per i membri che ne fanno parte, la maggior parte di queste realtà è effettivamente inserita in un mercato, di servizi e di opportunità di business.</p>
<p>Il forte cambiamento in questa tendenza avviene perché le persone capiscono le potenzialità della collaborazione spinte dalla volontà di collaborare anche offline, da un lato, e quando chi crea i progetti e le piattaforme dona energia come carica principale, energia che viene condivisa e percepita. <strong><a title="The Awesome Foundation" href="http://www.awesomefoundation.org/" target="_blank">The Awesome Foundation</a></strong> e<strong> <a title="Ioby" href="http://ioby.org/" target="_blank">Ioby</a></strong> sono solo due dei molti progetti creati per<strong> valorizzare il capitale sociale di una community</strong>, grazie a iniziative di crowdfunding nel primo caso o con un&#8217;attenzione unicamente locale nel secondo.</p>
<h2>&#8220;If you can&#8217;t open it, you don&#8217;t own it.&#8221;</h2>
<p>Questo fra i concetti più interessanti emersi in merito all&#8217;invadenza della tecnologia, device, di una cosiddetta &#8220;anoressia elettronica&#8221; che porta alla dipendenza da device sempre più piccoli, presentata da <strong>Bas Van Abel</strong>. La sua citazione proviene da <a title="Makezine" href="http://makezine.com/" target="_blank">Makezine</a> con l&#8217;intento di sottolineare il problema della relazione fra proprietà, consapevolezza e partecipazione. Il nuovo trend dei <strong>makers</strong> porta a vedere le relazioni di causa-effetto in un modo più semplice e con l&#8217;idea ben presente che &#8220;<strong>ownership is interaction</strong>&#8220;.</p>
<p>Lo spostamento della produzione dei contenuti non è sempre collegato ad una proprietà degli stessi &#8220;<strong>the old bottom is the new top</strong>&#8220;.  <strong><a title="Doc Searls" href="https://twitter.com/dsearls" target="_blank">Doc Searls</a></strong> &#8211; autore del libro <strong>The Intention Economy</strong> &#8211; ha messo in rilievo come le grandi aziende stiano organizzando la produzione dei beni di consumo sulla base delle necessità del singolo consumatore, in questo senso una nuova versione di un possibile Cluetrain Manifesto dovrebbe tenere conto della posizione del consumatore e del suo valore.</p>
<p>Emerge quindi un problema di dimensioni sempre più vaste: la gestione e il controllo dei data dei singoli individui presenti nella rete. Tutte le informazioni che vengono raccolte online in modo più o meno consapevole attraverso il passaggio dei contenuti che condividiamo durante una qualsiasi delle nostre attività quotidiane diventa <strong>un patrimonio digitale collettivo</strong> al quale in pochi hanno ancora pensato: sia in termini di valore effettivo, sia in termini di gestione della proprietà.</p>
<p><strong>I personal data tenderanno in questo senso ad essere una nuova forma di valuta</strong>, una dei grandi punti messi in risalto da <strong>Marleen Stikker</strong> di <a title="Waag Society" href="http://waag.org/nl" target="_blank">Waag Society</a>, e allo stesso tempo si tratta di avere un rapporto sempre più sretto con quello che solitamente chiamiamo &#8216;numeri&#8217;, capire come la maggior parte delle attività che facciamo trasformano in dati perfino le nostre le scelte (su questo è utile approfondire il concetto di <a title="quantified self" href="http://quantifiedself.com/" target="_blank">quantified self</a>).</p>
<p>&#8220;<em><strong>People don&#8217;t compete for money but for attention.</strong></em>&#8221; Il riferimento a Cory Doctorow portato da <strong>Tim O&#8217;Reilly</strong> durante la sua presentazione dal titolo <strong>The Clothesline Paradox</strong> è uno dei punti di svolta per iniziare a dare effettivamente un peso al valore che viene creato grazie alla creatività umana, alla collaborazione, alle competenze del singolo. Partendo dai più recenti innovatori in ambito tecnologico, fino ai produttori di contenuti online, tutto ruota intorno al valore che viene creato e rimesso in gioco.</p>
<p>L&#8217;utilità collettiva di ciò che facciamo è un valore dal quale possiamo trarre tutti vantaggio.</p>
<p><iframe style="border: 1px solid #CCC; border-width: 1px 1px 0; margin-bottom: 5px;" src="http://www.slideshare.net/slideshow/embed_code/13685423?rel=0" frameborder="0" marginwidth="0" marginheight="0" scrolling="no" width="427" height="356"></iframe></p>
<div style="margin-bottom: 5px;"><strong> <a title="The Clothesline Paradox and the Sharing Economy (pdf with notes)" href="http://www.slideshare.net/timoreilly/the-clothesline-paradox-and-the-sharing-economy-pdf-with-notes-13685423" target="_blank">The Clothesline Paradox and the Sharing Economy (pdf with notes)</a> </strong> from <strong><a href="http://www.slideshare.net/timoreilly" target="_blank">Tim O&#8217;Reilly</a></strong></div>
<h2></h2>
<h2>Disruption is an opportunity</h2>
<p>Dalle piattaforme collaborative fino alle startup la vera innovazione che sta emergendo riguarda un cambiamento nell&#8217;asset e nell&#8217;approccio al concetto di imprenditorialità. Anche se questo termine viene usato in modo sbagliato nella maggior parte dei casi i capovolgimenti nella piramide della produzione dei contenuti permettono di avere una nuova visione. La possibilità di condividere esperienze e modelli online e offline &#8211; come all&#8217;interno delle piattaforme <a style="font-weight: bold;" title="Dialogues House" href="www.dialogueshouse.nl/" target="_blank">Dialogues House</a>, <strong><a title="Challenge Post" href="http://challengepost.com/" target="_blank">ChallengePost</a> </strong>o<strong> <a title="Community Plan IT" href="http://communityplanit.org/en-us/" target="_blank">CommunityPlanIT</a>  - </strong>diventa la chiave per migliorare i singoli progetti e poter essere più produttivi, per concretizzare le idee.</p>
<p>La necessità di celebrare la capacità imprenditoriale, secondo <strong>Rupert Turnbull</strong> di <a title="Wired UK" href="http://www.wired.co.uk/" target="_blank">Wired UK</a>, va premiato quando è legato alla curiosità innata delle persone e permette di vedere &#8211; anche &#8211; nuovi modelli (concreti) di business.</p>
<p><a href="http://www.virtualeco.org/2012/09/picnic-festival-2012-lets-play-togather-report/ultimaker_3d/" rel="attachment wp-att-1735"><img title="ultimaker_3d" src="http://www.virtualeco.org/wp-content/uploads/2012/09/ultimaker_3d-300x224.jpg" alt="" width="300" height="224" /></a> <a href="http://www.virtualeco.org/2012/09/picnic-festival-2012-lets-play-togather-report/533756_345268012231047_60084324_n/" rel="attachment wp-att-1734"><img title="533756_345268012231047_60084324_n" src="http://www.virtualeco.org/wp-content/uploads/2012/09/533756_345268012231047_60084324_n-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a></p>
<p>Il PICNIC Festival è un&#8217;esperienza memorabile perché oltre la presentazione di temi importanti e di casi concreti diretti ci si trova immersi all&#8217;interno di un evento organizzato nei minimi dettagli intorno al partecipante, a cosa sia disposto a portare come singolo e all&#8217;interazione. Fra le iniziative che sono state create a livello organizzativo sicuramente notevole <strong><a title="OFF Festival" href="http://www.picnicnetwork.org/storify-day0" target="_blank">OFF Festival</a></strong>, una giornata di incontri informali il giorno prima della conference vera propria (fra i progetti presentati anche <strong>FabLab Amsterdam</strong> con la community dei possessori di <strong>Ultimaker 3D</strong>) ma importanti anche la presenza di piccole aree espositive per progetti come <a title="Brikki The Lion" href="http://brikki.com/" target="_blank">Brikki The Lion</a> o la <strong>Cardboarders Large Marble Run</strong> (costruita proprio durante i due giorni di festival con materiale di recupero) e idee geniali come <strong><a title="#badgewords" href="http://instagram.com/p/PrmKleJtuY/" target="_blank">#badgewords</a></strong>: la possibilità di creare parole unendo le lettere che trovavi sui badge dell&#8217;evento.</p>
<p><iframe src="http://player.vimeo.com/video/49717430?title=0&amp;byline=0&amp;portrait=0&amp;color=ee02fa" frameborder="0" width="500" height="281"></iframe></p>
<p><a href="http://vimeo.com/49717430">Cardboarders Large Marble Run: PICNIC @Eye Filmmuseum, Amsterdam</a> from <a href="http://vimeo.com/mathijs">mathijs stegink</a> on <a href="http://vimeo.com">Vimeo</a>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>E per tutto quello che &#8211; sicuramente &#8211; non sono riuscita a inserire in questo post, ecco i link ai due report principali dell&#8217;evento fatti con Storify:</p>
<p><a title="PICNIC Festival Report Day 1" href="http://www.picnicnetwork.org/festival-report-day-1-an-afternoon-at-the-eye" target="_blank">PICNIC Festival Report Day 1<br />
</a><a title="PICNIC Festival Report Day 2" href="http://www.picnicnetwork.org/festival-report-day-2-crystals-and-cockroaches" target="_blank">PICNIC Festival Report Day 2</a></p>
<p>(scritto da Bianca Ferrari <a title="Bianca Ferrari @bia_hvid" href="http://www.twitter.com/bia_hvid" target="_blank">@bia_hvid</a>)</p>
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		<title>Siamo tornati amici di Facebook</title>
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		<pubDate>Mon, 11 Jun 2012 12:57:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fabrizio</dc:creator>
				<category><![CDATA[Social Network]]></category>
		<category><![CDATA[Trends & Reviews]]></category>
		<category><![CDATA[Advertising]]></category>
		<category><![CDATA[caso]]></category>
		<category><![CDATA[facebook]]></category>
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		<description><![CDATA[Come forse ricordate, circa tre settimane fa Facebook ci ha chiuso, senza preavviso e (quasi) senza possibilità di appello, tre account che utilizzavamo per l&#8217;advertising, creandoci diversi problemi. Questo post, di servizio, per ringraziare tutti quelli che hanno sostenuto, commentato &#8230; <a href="http://www.virtualeco.org/2012/06/siamo-tornati-amici-di-facebook/">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Come forse ricordate, circa tre settimane fa Facebook ci ha chiuso, senza preavviso e (quasi) senza possibilità di appello, tre account che utilizzavamo per l&#8217;advertising, creandoci diversi problemi.</p>
<p>Questo post, di servizio, per ringraziare tutti quelli che hanno sostenuto, commentato e condiviso <a href="http://www.virtualeco.org/2012/06/gestire-il-cliente-il-caso-facebook/">il post precedente</a>. <strong>Il nostro &#8220;caso&#8221; si è concluso bene, anzi molto bene.</strong></p>
<p>Dopo quanto avete letto siamo riusciti a metterci in contatto con Facebook, nel team italiano abbiamo incontrato persone estremamente gentili che ci hanno aiutato a risolvere la situazione.</p>
<p>Superata la difficoltà iniziale, oggettiva, nel contattare il gigante blu  tutto è andato per il verso giusto.</p>
<p>Grazie Facebook!</p>
<p>Alcune note a margine della questione</p>
<ul>
<li>Facebook, alla fine, ha risolto il nostro problema</li>
<li>Due su tre dei nostri account personali sono ancora bloccati, però ora abbiamo delle possibilità di advertising in più</li>
<li>Contattare Facebook non è facile, ma non è nemmeno impossibile</li>
</ul>
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