Impresa Sociale e Social Media: Potenzialità e Best Practice

Venerdì 14 Settembre abbiamo partecipato al decimo Workshop sull’Impresa Sociale. Fabrizio è stato discussant durante la sessione organizzata da Fai un salto. L’incontro, che si è tenuto a Riva Del Garda (qui i tweet), ha visto la presenza di tanti progetti innovativi che perseguono finalità sociali con l’aiuto delle nuove tecnologie.

Quella che segue è una lista di esempi di imprese sociali che innovano.

Ecologyc 2.0

Emidio Panna, Cooperativa sociale La Ringhiera, Albino – Bergamo

Ecologyc 2.0 è un sistema che grazie a transponder, foto georeferenziate e google maps aiuta i Comuni e i cittadini a monitorare in realtime lo stato dell’ambiente. Ogni cittadino può segnalare situazioni di degrado urbano attraverso un’applicazione, chiedendo l’immediato intervento di un operatore.

Octopus

Lucio Piretti, SIxS – Soluzioni informatiche per il sociale, Crema

SIxS è un’azienda che offre servizi unicamente alle imprese sociali. Il progetto Octopus utilizza i token OTP (la stessa tecnologia utilizzata dalle banche per far accedere i correntisti ai propri conti online) per la rilevazione e certificazione delle presenze domiciliari.

In questo modo l’operatore che offre un servizio all’utente può sempre certificare gli orari di inizio e fine del proprio intervento.  Un’informazione certificata di questo tipo aiuta la trasparenza dell’impresa a vantaggio sia dell’operatore che dell’utente.

I social media di Vedogiovane

Giovanni Campagnoli, Cooperativa sociale Vedogiovane, Arona – Novara

Giovanni Campagnoli in poche semplici slide, collegato via Skype, ha spiegato l’intero progetto sui social media della cooperativa Vedogiovane. Giovanni, aiutato da alcuni strumenti di listening, monitora circa 120 parole differenti (keyword). Il risultato di questa attività aiuta la cooperativa a essere sempre aggiornata sui temi rilevanti per l’attività sociale. Un estratto, commentato, di questi contenuti viene riproposto sul blog dell’impresa.

Grazie a questa strategia di listening, monitoring e contenuti, Vedogiovane è diventata un punto di riferimento in rete per l’aiuto ai giovani. Questo ha generato diversi contatti da parte di enti e istituti interessati ai servizi offerti.

L’intero progetto ha un calcolo del ROI preciso e disarmante per la sua semplicità:

ROI = (valore dei contatti generati dal blog su 5 anni) – (costo degli strumenti di monitoring + costo del lavoro sui social media)

Vedogiovane prevedere di aumentare il fatturato del 20% in 5 anni.

Ex-Lab

ExLab, realizza corsi di formazione on-line grazie all’utilizzo di wiki, di moodle e di videoconferenze. L’idea di fondo è quella di elaborare strumenti più efficaci di informazione, coinvolgimento e apprendimento al fine di creare nuove pratiche professionali per migliorare la comunicazione interna e l’efficacia documentale.

Trovalavoro.piemonte.it

http://trovalavoro.piemonte.it/ non è uno dei soliti siti che migliorano l’incontro tra la domanda e l’offerta di lavoro. Il portale è focalizzato esclusivamente all’area piemontese e velocizza il mercato del lavoro on-line grazie alle nuove tecnologie come chat e videochat. Inoltre, si avvale di una rete di uffici che fungono da punti di contatto per le aziende e per chi cerca lavoro. Per questi ultimi vengono forniti servizi per migliorare l’efficacia della ricerca. Le proposte delle aziende vengono esaminate molto attentamente, mediante colloqui e incontri, per garantire la credibilità del datore di lavoro.

 

MapAbility

Map Ability (http://www.mapability.org/) è una associazione che ha l’obiettivo di raccogliere e rendere fruibili tutte le informazioni sull’accessibilità delle città. Ad esempio, è possibile stabilire un percorso cittadino che non presenti barriere architettoniche, consultando il sito. Nel portale gli utenti collaborano all’aggiornamento in tempo reale delle mappe. Grazie ai device mobili è possibilie fotografare e segnalare la presenza di barriere architettoniche oppure di percorsi preferenziali per persone con mobilità ridotta. Grazie al crowdfounding Map Ability riesce a fornire un servizio eccellente e con pochi sforzi da parte di ogni collaboratore.

In realtà, in rete esistono numerosi altri esempi di imprese sociali che comunicano in modo interessante:

Come4, il porno etico e sociale

Come4.org (http://it.ulule.com/come4/ e http://come4.org/) è un progetto che sta raccogliendo fondi per realizzare un portale di contenuti espliciti (o potremmo dire propio pornografici) generati dagli utenti. La pornografia genera un flusso economico di 100 miliardi di dollari l’anno. I creatori del portale hanno pensato che riuscire a indirizzare anche l’1% di tale cifra a cause sociali migliorerebbe la situazione dei più bisognosi.

Chiunque può inviare video o foto alla piattaforma. Chi intende invece fruire di questi contenuti dovrà versare un contributo in denaro che sarà devoluto alla causa sociale.

[im]possible living

[im]possibile living (http://www.impossibleliving.com/) grazie alla condivisione di fotografie di palazzi abbandonati, si ripropone di rimetterli in sesto. La mappatura e la profilazione degli edifici rappresenta un enorme patrimonio architettonico che necessita, però, di una riqualificazione.

La riqualificazione pensata da [im]possible living è un processo che si articola in 4 passi: creare un database degli edifici abbandonati, fornire conoscenza e strumenti per aiutare gli utenti a iniziare i progetti di recupero, mettere in contatto utenti e professionisti, trovare denaro per realizzare effettivamente questi progetti.

La rete, in questo caso, rappresenta un canale preferenziale per ottenere delle risorse materiali che poi verranno utilizzate per il raggiungimento di un obiettivo sociale.

The big lunch

The Big Lunch è il portale di una cooperativa sociale inglese, che organizza pranzi per il maggior numero possibile di partecipanti, soprattutto tra i più bisognosi. Lo scopo è quello di creare un momento di condivisione e di socializzazione con il prossimo. Sul sito http://www.thebiglunch.com è possibile ottenere tutte le informazioni e le news necessarie, vedere le gallerie dei Big Lunch precedenti nonchè i case study.

Il sito ha un punto di forza dal valore inestimabile: clickando su Join-In si possono ricevere informazioni su come organizzare i pranzi autonomamente, accedere alle FAQ e scaricare le risorse necessarie per realizzare questi eventi.

ShinyNote

ShinyNote (http://www.shinynote.com/) è il primo sito di microfunding italiano esclusivamente dedicato al sociale: si tratta di un social network nato con la finalità di condividere situazioni di disagio, allo scopo di aiutare le persone con una raccolta fondi. Si passa da casi meno gravi, per esempio le donazioni per salvare animali o per acquistare un nuovo autobus, ai casi più complicati come la ricostruzione di alcuni edifici nei luoghi terremotati dell’Emilia.

Shinynote è un network social più che un social network.Grazie al crowdfounding è possibile raccogliere un numero elevati di donazioni di piccola entità e la struttura del network premette condividere le storie sui social network più conosciuti in modo da aumentare la portata virale della causa.

The People Supermarket

The People Supermarket (http://www.thepeoplessupermarket.org/) è un portale che nasce con l’obiettivo di creare un network di acquisto, di quelli che in Italia sono chiamati Gruppi Di Acquisto o GAS. La cooperativa sociale ha come obiettivi: l’acquisto collettivo di beni di consumo (come pasta e merende), l’acquisto di servizi come corrente elettrica e gas e la condivisione di momenti di lavoro collettivo (in modo da ridurre costi di produzione e distribuzione).

Il portale e le pagine social (Facebook e Twitter) hanno l’obiettivo di agevolare il reclutamento per la cooperativa. Grazie alla rete The People Supermarket riesce a reclutare nuovi soci per il network di acquisto ma anche candidature lavorative per la gestione dei supermarket.

Il punto della situazione sulle imprese sociali online

Sono sempre più diffuse le imprese sociali che stanno aggiungendo un layer “social” alle attività (spesso limitate) che svolgono online. L’attività sui social network gli permetterebbe di interfacciarsi con un pubblico sempre più ampio. Questo gli permetterebbe di rinforzare il brand avviando, quindi, il circolo virtuoso del fundraising, inteso come incremento costante del capitale materiale e immateriale.

I vecchi modelli di business offline dimostrano sempre più spesso i loro limiti: i consumatori sono sempre più informati e utilizzano la rete per raccogliere informazioni e condividere le proprie esperienze; questo non vale solo per il mondo del business ma anche per le imprese e cooperative sociali. Essere restii ad aprirsi a questi nuovi canali significa creare un’ombra davanti all’Impresa Sociale. Le imprese e le cooperative sociali potrebbero trarre molti spunti dal mondo aziendale: esistono molte soluzioni, implementate in ambito business, che possono essere applicate facilmente al sociale, o che potrebbero essere una fonte di ispirazione.

Per le cooperative sociali è arrivato il momento di comprendere le potenzialità della comunicazione online: tra social e sociale la differenza è solo una “e”.

edit: Questo post è stato scritto in collaborazione con @pietro_colella

Gestire il cliente, il caso @Facebook

 Edit: 11/05/2012

Facebook ha risolto la situazione e abbiamo recuperato pienamente la nostra operatività. Qualche dettaglio in più lo trovate qui

Cari amici quella che segue è una case history che non vorrei raccontarvi. A mio avviso supera tutti i casi, conquistando il podio della peggiore assistenza al cliente e distanziando qualsiasi customer care, bislacco CRM o buffa strategia SocialCRM.

Ci tengo a dire che scriviamo questo post non solo per descrivere un’assurda realtà ma anche per ricevere dalla rete, da voi: un pò di supporto, consigli, critiche e punti di vista anche perchè probabilmente i vostri share a questo post cambieranno la situazione. O forse no.

Gli attori di questa storia siamo noi (io e alessandro) e Facebook.

Prequel.

Da qualche anno ci occupiamo di social media (..magari vi è sfuggito 🙂 ) e come ogni agency mettiamo in molti progetti un boost più o meno importante di advertising, diviso per lo più in Facebook Ads, Google AdWords e display. Credo sia scontato dire quanto le campagne di FB siano rilevanti per noi, per i nostri progetti e per i nostri clienti.

Veniamo al punto: ci siamo trovati di colpo con tutti gli account di Facebook ADS chiusi senza preavviso. Nonostante avessimo campagne avviate da mesi, budget stanziati dai clienti e obiettivi da raggiungere.

Totalmente chiusi e senza alcuna possibilità di recuperare dati, campagne e alcun tipo di informazione riguardante il nostro account aziendale di Facebook ADS.

Per noi è una situazione gravissima. Gran parte del lavoro della nostra azienda si basa sul Facebook Advertising. Non poter accedere ai nostri account paralizza completamente la nostra attività.

Panico, ragioniamo, panico, ragioniamo. Il link verde “Accedi” ci guida verso un form di richiesta di informazioni: un paio di campi da compilare e un form aperto dove spiegare il problema. Passano poche ore e la risposta che ci riceviamo è questa:

  • Armi da Fuoco? Munizioni? Pistole!??! Considerando che l’ultima “pistola” che ho postato su Facebook viene da un RSS di Pinterest, mi chiedo se probabilmente Vince SenzaCognome delle Risk Operations s’è sbagliato.
  • Inoltre Vince dice che ci ha avvisato varie volte prima di bannarci, dopo controlli alle nostre caselle mail: ricevute, spam, bulk, vi assicuro che nessuna notifica ci è mai stata inviata. (al contrario tutti i messaggi di campagne pubblicitarie approvate e statistiche su pagine sono arrivati regolarmente.)

Ecco la case history inizia proprio da qui. Da quell’antipaticissimo “This decision is Final”.

La via Americana.

La via americana prevede di seguire le regole, sempre, così tutto funziona.

Per cui :

1. Rispondiamo alla mail di Vince ma non otteniamo alcuna risposta a breve. Vince ce l’ha appena detto “This decision is Final”.

2. Cerchiamo informazioni all’interno del Centro assistenza di Facebook ma ovviamente il nostro caso non è standard, l’intero centro assistenza è inutile, per noi.

3. Seguiamo le indicazioni del Centro Assisenza e ci rivogliamo al creativo forum della comunità di Facebook ma non troviamo soluzione. Laggiù gli utenti hanno problemi differenti dal nostro come ad esempio:

ai sig.di fb:perchè nn riuscite a togliere questo facebook rosa che ormai è diffuso nel web????

o come

COME FACCIO A TOGLIERE FACEBOOK ROSA

4. Probabilmente non è il web il posto giusto per risolvere un problema B2B, cerchiamo contatti, numeri di telefono ufficiali. Non troviamo assolutamente nulla. Tornando nel centro assistenza e clikkando su ogni pagina, l’unico spiraglio che  troviamo è a questo link: una nuova form di richiesta informazioni.

Spieghiamo il caso, spieghiamo che veniamo in pace, che non abbiamo armi, che abbiamo visto almeno due volte Kony2012 e che tanto meno abbiamo mai creato campagne di questo tipo. L’unica cosa che otteniamo è una mail automatica di risposta e poi… il Nulla. Inizio a sentirmi sempre più ATREIU.

5.  Le pagine del centro assistenza ci consigliano di seguire questa pagina, ma nemmeno questa ci permette di parlare con Facebook.

6. Il nostro avvocato ci aiuta a scrivere una lettera, ma il problema è trovare un referente a cui mandarla. Tutti gli indirizzi email che si trovano online (info@facebook.com, warning@facebook.com, login@facebook.com, disabled@facebook.com, privacy@facebook.com, support@facebook.com, appeals@facebook.com) attivano una risposta automatica.

Sul sito non ci sono indirizzi di posta fisica. È una scatola chiusa: l’azienda meno social al mondo.

La via Italiana.

1. Troviamo un articolo in cui si dice che, nel 2009, Facebook apre una sede italiana, appositamente per seguire gli inserzionisti. Ottimo! Di sicuro c’è qualcuno che ci darà una risposta.

All’italiana, cerchiamo di capire se qualche amico ha un amico che lavora da quelle parti. C’è un social network apposta per questo, si chiama Linkedin.

Infatti in un paio di passaggi riusciamo ad avere due nominativi e un paio di email, una di un conoscente diretto e l’altra di un contatto lavorativo. Scriviamo alle due mail e descriviamo la situazione con dovizia di particolari.

Una delle due email non riceverà mai risposta. L’altro contatto ci chiede di scrivergli alla sua mail @fb.com, e chiarire ulteriormente la situazione. Anche qui, nessuna risposta.

2. Troviamo l’account Twitter del Country Manager di Facebook Italia, lo menzioniamo in un tweet pubblico di lamentela. (scopriamo di non essere da soli, e che anche altre persone hanno problemi come noi).

Riceviamo risposta in privato dal CM, entro poche ore. Il CM è gentilissimo e, nel giro di poche mail, sostanzialmente ammette che i nostri account sono stati chiusi per errore.

3. Nel frattempo, continuiamo a ricevere email automatiche dal fantomatico Vince Senzacognome, che dicono: “La nostra decisione è finale. Non scriveteci più”.

4. Non possiamo nemmeno aprire un altro account, con un altro nome. La nostra carta di credito aziendale l’account di PayPal di Alessandro sono stati blacklistati.

5. Quando tutto ormai sembra essersi messo al peggio, riceviamo una nuova mail dal CM. Grazie al suo aiuto, in un paio di giorni (una settimana da quando ci siamo trovati bannati), almeno 1 dei nostri 3 account torna ad essere utilizzabile!

Per riattivare i restanti due account il CM ci consiglia di scrivere a un nuovo indirizzo @fb.com dal quale però, ad oggi, non abbiamo più avuto risposta.

Osservazioni random.

  • Assurdo che la via italiana abbia dato risultati e la via americana no. Fa riflettere.
  • Assurdo che Facebook sia il “padre” di tutte le buzzword contemporanee: engagement, social crm, social business e tante altre, ma al suo interno sembra essere le poste italiane anni 80.
  • Assurdo che un’azienda chiuda i rapporti con un cliente senza la benchè minima possibilità di dialogo. Questa è la cosa più inconcepibile di tutte, ancor più a fronte di anni di collaborazione e migliaia di euro di rapporto.
  • Assurdo che per risolvere un problema con Facebook l’unica via ci è stata offerta da Twitter e Linkedin.
  • Assurdo che all’interno di  Facebook abbiamo trovato solo una persona – estremamente gentile – disposta ad ascoltare e approfondire
  • Assurdo per un azionista: le mie azioni, sono di un azienda che come primo fine ha creare valore?
  • Assurdo il tono delle risposte di Vince è il “This decision is final” opposto alla tagline “Connettiti con gli amici più rapidamente, ovunque tu sia”
  • Assurdo che 2 account su 3 siano ancora disattivati.

Vieni al social business forum!

Questa è stata la nostra storia.

La vogliamo condividere perchè oggi la maggior parte delle giovani agency, delle startup e di molti altri nuovi business nasce e si appoggia proprio a Facebook.

Rifletti: come potrebbe essere il tuo business se domani mattina Facebook ti togliesse l’amicizia?

Vi invitiamo a condividere il post, commentare o a parlarne di persona: domani siamo al social business forum e teniamo un talk dal titolo “Facebook is (almost) dead?” alle 17:00 a Milano!

 

Social Business Forum, ci sono anch’io!

Mancano pochissimi giorni al Social Business Forum 2011, non dimenticate di appuntarvelo sul calendario: 8 Giugno a Milano. Non dimenticatevelo anche perchè, rullo di tamburi…,  il pomeriggio terrò uno piccolo talk anche io!

L’idea è quella di presentare qualche slide sul tono di voce – il tipo di discussione – che i brand tengono con i loro fan/follower sui social media. Il titolo ufficiale è “Social CRM: la voce dell’azienda e la voce dell’utente”, appena pronte, le slide saranno online su slideshare.

Se vi siete persi il post precendente, qui sotto, vi copio/incollo l’agenda dall’open conference. Qui invece l’agenda completa della giornata.

Social Business Forum 2011, ci siamo!!

Il Social Business Forum è la naturale evoluzione dell’Enterprise 2.0 Forum (che oggi sarebbe al suo quarto anno: 2008, 2009, 2010).

Chi segue questo blog sa bene quanto per me siano importanti i contenuti trattati all’interno dei forum che frequento: dati, numeri e casi aziendali prima di tutto! Da questo punto di vista il forum organizzato da openknowledge è decisamente l’incontro, in Italia, più stimolante di sempre.

Una giornata in cui si alternano: casi italiani, internazionali, analisi e talk di evangelist del settore, in altre parole, dal forum mi son sempre portato via tante idee e tanti ottimi contatti!

Quest’anno l’agenda ripropone la medesima formula dell’anno scorso: 3 track a pagamento, una open conference ed un expo pavillion. Di seguito i casi e le voci che più mi incuriosiscono e che di di certo non perderò:

  • BancoPosta Case (Paolo Baldriga)
  • Scottish Water Case (George Ponton)
  • BASF Case (Cordelia Krooss)
  • Simone Tornabene – Chief Marketing Manager presso Viralbeat
  • Andrea Contino – Social Media & Community Specialist presso Moleskine
  • Andrea Incalza – Blogger presso CustomerKing

Una nota di merito speciale all’open conference (gratuita) che l’anno scorso ha permesso di dibattere in maniera informale e decostruita su diversi casi aziendali (spesso di piccole e medie aziende e associazioni) meno conosciuti, raccontati dai diversi relatori che si sono presentati alla giornata!

A questo link la pagina di registrazione; ci vediamo l’8 Giugno a Milano!

Seminario sul Social Business all’interno del corso “ICT e nuove forme di organizzazione”

Oggi alle 14.30 presso la facoltà di Economia, Università degli studi di Brescia, terrò un piccolo seminario dal titolo “Social Business – un nuovo modo di fare impresa” all’interno del corso “ICT e nuove forme di organizzazione”. Qui o nell’immagine qualche informazione in più.

Qualla che segue è la presentazione hostata su slideshare. L’intento dello speech è di spiegare cos’è il social business (o cosa sarà…) partendo dal racconto dei suoi elementi costitutivi: enterprise 2.0 e social media.

Questi argomeni sono in continua evoluzione e fotografarne il dettaglio da presentare ad una classe universitaria non è facile: il rischio è quello di essere incompleti, per questo motivo in vista della presentazione ho preparato questa mappa mentale. Manca qualcosa?

Enterprise 2.0

Enterprise 2 - Virtualeco.org

Social Media

Social Media - Virtualeco.org

Social Business

Social Business - Virtualeco.org