@matteorenzi, ferma la #diasporaitaliana!

Ciao Matteo,

Ti scrivo per farti una domanda e darti qualche idea. Mi chiamo Fabrizio e ho fatto impresa in Italia, lavoro in un settore fortunato: quello dell’internet e affini.

Qui di lavoro ce n’è e i progetti arrivano. Ciò che mi preoccupa è che sto vivendo un paradosso: per alcune professioni, necessarie alla mia impresa, c’è più domanda di lavoro che offerta. Questo accade perché alcuni di questi lavoratori, molto specializzati, scelgono di andare all’esterno attirati da offerte e modelli di vita a loro parere migliori.

Per esempio mezzo milione di italiani hanno scelto l’Inghilterra, almeno secondo questa infografica e questa discussione di Reddit. I dati dovrebbero venire dal consolato italiano in Inghilterra, gli internauti la chiamano la diaspora italiana.  (nota:  forse le mie fonti non sono tanto autorevoli, non riesco a risalire alla fonte esatta: ho trovato solo un altro articolo di giornale sul tema cercando “diaspora italiana“. Probabilmente il tema interessa poco la stampa?!)

Non so dirti se questo mezzo milione di persone possiede un profilo utile alla mia attività, per esempio coder,  front end developer, ux designer etc.. vedo però che quasi il 75% di questi ha un’istruzione come minimo universitaria.

Il mio problema quindi è: come competere internazionalmente con le offerte di lavoro che arrivano dall’estero? Per quanto possa sforzarmi, dopo aver speso circa il 60% della liquidità di un anno di impresa in: IVA, contributi, ritenute, IRAP, INAIL, TASI, etc.. mi è davvero impossibile proporre contratti simili a quelli di altri paesi europei o extra-europei.

So che ti sta molto a cuore la questione “startup tecnologiche” per questo oltre a bandi, incubatori, servizi di consulenza e spazio di lavoro condivisi, ti propongo alcune idee che ho visto in giro per il mondo e che mi aiuterebbero in modo più concreto:

  • Irlanda e Inghilterra permettono alle aziende e ai lavoratori di scegliere (per un periodo concordato) se versare i contributi pensionistici oppure riceverli, subito, direttamente in busta paga. Mi sono accorto che molti di quelli che se ne vanno preferiscono l’uovo oggi piuttosto che la gallina domani, perché non concederla loro?  (siam sicuri della nostra Gallina domani?)
  • In Malesia le aziende ICT iscritte al programma MSC sono esenti dalle tasse per i primi 5 anni.
  • In Korea del sud gli studenti migliori vengono formati, mandati in occidente per qualche anno, per poi far ritorno nelle aziende del paese. Questo secondo alcuni accordi tra il governo e alcune delle maggiori aziende sudcoreane.
  • In Canada se assumi a tempo indeterminato o rinnovi contratti annuali, vieni rimborsato del 50-70% dello stipendio per le prime 7-24 settimane. 
  • In Australia se assumi in 50enne ricevi dei sussidi

Credo che alcune di queste riforme possano aiutare anche a cambiare il percepito del brand Italia per quanto riguarda la questione lavoro.

In fine, dato che sei stato a Brescia (la mia città) pochi giorni fa, ti invito a leggere con i tuoi occhi qual è la situazione del mercato percepita da quella che hai detto essere “Italia leader se fosse come Brescia”. In questo post, sul social network blu, ho chiesto a un gruppo di 830+ (Bresciani e non) professionisti di settore, cosa consiglierebbero a un 17enne: stare o andarsene dal paese? Ecco le risposte.

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Aspetto tue “ASAP” :)

Ciao, Fabrizio aka @Betone

p.s. per tutti gli altri se conoscete altre belle idee ditemele tra i commenti, le aggiungerò al post!

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Come fare community? L’abbiamo chiesto a 12 persone capaci

Quest’estate io e Alessandro abbiamo tenuto un workshop di un paio di settimane a Catania, all’interno del master universitario di Abadir dal titolo: Relational Design.

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Abbiamo dedicato l’intero workshop a progettare, definire e realizzare delle community online assieme agli studenti. Sullo slideshare di Gummy Industries trovate tutte le lezioni che abbiamo preparato.

Oltre alle lezioni frontali e ai progetti, abbiamo deciso di arricchire ogni giornata del master con un’intervista. Abbiamo invitato a raccontare la propria storia persone molto diverse tra loro ma che in comune hanno il fatto di aver costruito una community di successo.

Questo post vuole ringraziare tutti gli amici, i clienti e i colleghi che ci hanno concesso il loro tempo e si sono resi disponibili a rivelare i propri “segreti”.

Di seguito la lunga lista delle community incontrate: c’è sicuramente qualcosa che interessa anche a te!

1. Francesca De Gottardo – SvegliaMuseo

Francesca De Gottardo ha lavorato in Gummy Industries, dove tra un progetto e l’altro ha creato SvegliaMuseo, oggi la community più importante in Italia riguardante: cultura, comunicazione e social media.

2. Sebastian Zimmerhackl

Sebastian è un artista che lavora con le community su Facebook, tra le altre cose. Negli ultimi mesi ha aperto più di 100 gruppi tematici su Facebook, facendo crescere delle community segrete. Raggiunta una certa soglia di interazione, le apre a tutti.

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3. Giuseppe Angelo Fiori – Il coinquilino di merda

Giuseppe ha creato la pagina Facebook “Il coinquilino di merda“, una delle pagine più consistenti degli ultimi anni.

4. Piero Rivizzigno – Glossom

Piero ha creato un intero social network per creativi, da zero. È l’unica persona che conosco che sia riuscito in un’impresa del genere. E Glossom è vivo e attivo, a quasi dieci anni dalla sua nascita.

5. Tommaso Pozza – Il milanese imbruttito

Beh, “Il milanese imbruttito” lo conoscete tutti. L’intervento di Tommaso, uno dei tre creatori della pagina Facebook, è stato veramente interessante: ci ha parlato di come trasformare una community su Facebook in un un progetto editoriale che si espande su più piattaforme (incluso un blog).

6. Alessandro Cinelli – WebdeBs

WebDeBs è la community di programmatori, designer e appassionati di web che abbiamo contribuito a creare e che ci ha accompagnato negli ultimi cinque anni. Alessandro Cirpo Cinelli è la forza trainante della community, la persona che ha contribuito a fondare e a mantenere vivo il gruppo.

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7. Giulio Vita – La Guarimba film festival internazionale

Giulio Vita è la forza della natura che sta dietro a tutto il progetto La Guarimba Film Festival. In soli 2 anni Giulio è stato in grado di proporre due edizioni del film festival internazionale, creare una community di appassionati al cinema e al suo progetto, inoltre ha portato persone da tutto il mondo in Calabria. In questo talk ci racconta come ha fatto a ispirare le persone.

8. Manuel Natale – #Noaitatuaggi

Manuel Natale è l’ideatore della cattivissima e tanto amata/odiata pagina Facebook #noaitatuaggi. Nell’intervista ci racconta il perchè, il come e le reazioni migliori raccolte nei mesi di attività.

9. Antonio Moro – Lega Nerd

Antonio ‘Itomi’ Moro di Lega Nerd è Antonio ‘Itomi’ Moro di Lega Nerd; probabilmente se hai internet sai già che cos’è Lega Nerd. Un ringraziamento speciale a Antonio che ci ha regalato un intervento approfondito, ricco di spunti grazie ai quali ci ha dato un’idea chiara e dettagliata riguardante la creazione della prima community di Nerd Italiani.

10. Bruna Bottone – The voice of Italy (Rai)

Bruna Bottone ha seguito la comunicazione digital di The Voice of italy, uno dei programmi di maggior successo del palisensto Rai. In questa intervista Bruna ci racconta come i meme hanno divertito tutti gli spettatori/follwer del format.

11. Marco Palermo – Roba da Donne

Marco Palermo è un amico, qualche anno fa, con altri soci ha deciso di creare la pagina Facebook Roba Da donne. Oggi una delle community più grandi su Facebook/Italia. Roba da donne conta +1,5 Milioni di fan e una miriade di progetti collaterali: blog, merchandising, eventi..

12. Stefano Veronesi – Ducati

Stefano Veronesi ci ha raccontato di un progetto Ducati legato alla comunicazione digital dei retail del marchio.

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Pane Web e Salame 5: fare soldi con internet.

Siamo a un mese esatto da “Pane web e salame 5:  fare soldi con internet- Utilizzare i social network per vendere di più in negozio“.

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Eventbrite - Pane, Web e Salame 5: Fare soldi con internet

Per questa quinta edizione abbiamo scelto un titolo forte, volutamente provocatorio, perché quest’anno vogliamo parlare di retail: dei nostri cari vecchi negozi fisici. Oggi, nella nostra città ne stanno chiudendo a decine, nella vostra? 

Internet sta cambiando il modo di fare business: alcuni e-commerce hanno crescite di fatturato a doppia o tripla cifra. In questo scenario è ancora possibile sviluppare un business commerciale su punto vendita fisico? Oppure è meglio cambiare strada? Un tema molto importante per noi, che completa perfettamente le osservazioni dell’articolo di Riccardo Staglianò apparso quest’estate su la Repubblica dal titolo: Il web sta uccidendo la classe media?

Fare soldi con internet, per noi e per PWES5, significa: capire, discutere e farci raccontare da retail, aziende e organizzazioni come si può utilizzare internet per riportare la gente in negozio.

Come ogni anno abbiamo ricercato casi veri e persone che realmente possono snocciolare risultati, soluzioni e numeri. Nessuna formula magica, solo lavoro e nuove idee. Il migliore professore, a nostro avviso, non è mai il Guru ma l’esperienza di chi ci è passato.

Il titolo fa arrabbiare i veterani dell’internet? Poco ci interessa, l’economia e i mercati globali parlano chiaro: chi riesce a fare numeri va avanti, chi non li fa chiude. #bastacazzate.

PWES quest’anno è all’interno di un contenitore più ampio il festival supernova una due giorni di incontri su innovazione, creatività e digital a Brescia.

PWES anche quest’anno è talk, cibo e networking – il tutto, come sempre, gratis.  

p.s. A breve pubblicheremo la lista completa dei talk e dei casi che sentirete durante la giornate del 3 Ottobre.

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